Non possiamo porre condizioni alla misericordia di Dio

21 novembre 2016 di fabio pizzul

Si è concluso il Giubileo straordinario della Misericordia.
Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa di San Pietro e ha posto così fine all’anno dedicato alla misericordia come cifra fondamentale del Vangelo e, dunque, dell’esistenza cristiana.
“Misericordia et misera” è il titolo della lettera apostolica in cui il papa ha voluto condensare le riflessioni di fine Giubileo e stabilire alcune azioni concrete.
A livello mediatico farà molto rumore il fatto che Francesco ha concesso a tutti i sacerdoti la possibilità di perdonare, nel sacramento della Riconciliazione, il peccato di aborto, estendendo una facoltà data per il Giubileo.
Ci sono però molti altri spunti di riflessione e azione pastorale, dall’istituzione della Giornata mondiale dei poveri al riconoscimento della validità dei sacramenti amministrati dai componenti della Fraternità di San Pio X (i lefebriani), dalla conferma dei Missionari della Misericordia alla necessità di rimettere al centro della vita della comunità cristiana la Parola (istituendo una domenica interamente dedicata ad essa).

Vi propongo alcune citazioni della Lettera Apostolica per una prima, sommaria, riflessione personale e vi rimando alla lettura integrale del testo (peraltro non così lungo) che trovate al link che riproduco in fondo a questo post.

“In questo modo la aiuta a guardare al futuro con speranza e ad essere pronta a rimettere in moto la sua vita; d’ora in avanti, se lo vorrà, potrà “camminare nella carità” (cfr Ef 5,2). Una volta che si è rivestiti della misericordia, anche se permane la condizione di debolezza per il peccato, essa è sovrastata dall’amore che permette di guardare oltre e vivere diversamente”.
“Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato. Non possiamo, pertanto, correre il rischio di opporci alla piena libertà dell’amore con cui Dio entra nella vita di ogni persona”.

“In una cultura spesso dominata dalla tecnica, sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza e solitudine in cui cadono le persone, e anche tanti giovani. Il futuro infatti sembra essere ostaggio dell’incertezza che non consente di avere stabilità. È così che sorgono spesso sentimenti di malinconia, tristezza e noia, che lentamente possono portare alla disperazione. C’è bisogno di testimoni di speranza e di gioia vera, per scacciare le chimere che promettono una facile felicità con paradisi artificiali. Il vuoto profondo di tanti può essere riempito dalla speranza che portiamo nel cuore e dalla gioia che ne deriva. C’è tanto bisogno di riconoscere la gioia che si rivela nel cuore toccato dalla misericordia. Facciamo tesoro, pertanto, delle parole dell’Apostolo: «Siate sempre lieti nel Signore» (Fil 4,4; cfr 1 Ts 5,16)”.

“Non avere il lavoro e non ricevere il giusto salario; non poter avere una casa o una terra dove abitare; essere discriminati per la fede, la razza, lo stato sociale…: queste e molte altre sono condizioni che attentano alla dignità della persona, di fronte alle quali l’azione misericordiosa dei cristiani risponde anzitutto con la vigilanza e la solidarietà. Quante sono oggi le situazioni in cui possiamo restituire dignità alle persone e consentire una vita umana!”

“Alla luce del “Giubileo delle persone socialmente escluse”, mentre in tutte le cattedrali e nei santuari del mondo si chiudevano le Porte della Misericordia, ho intuito che, come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia (cfr Mt 25,31-46). Sarà una Giornata che aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa (cfr Lc 16,19-21), non potrà esserci giustizia né pace sociale. Questa Giornata costituirà anche una genuina forma di nuova evangelizzazione (cfr Mt 11,5), con la quale rinnovare il volto della Chiesa nella sua perenne azione di conversione pastorale per essere testimone della misericordia”.

Il testo della lettera apostolica “Misericordia et misera”

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