Cristiani perseguitati: difficile vivere in 23 Stati

15 novembre 2016 di fabio pizzul

Il sito di Aiuto alla chiesa che soffre196 nazioni esaminate. 38 mettono in discussione la presenza dei cristiani, di queste, in 23 i cristiani subiscono le persecuzioni più efferate: 12 da parte dello Stato e 11 da gruppi militanti radicali. Gli altri 15 Paesi si collocano nell’area tra la discriminazione e la persecuzione.
Sette Paesi sono difficilmente classificabili perché in essi la libertà religiosa è in maggiore pericolo: Arabia Saudita, Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia, Nord Nigeria e Corea del Nord.
Sono gli inquietanti dati proposti dal “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo” promosso dall’Associazione Aiuto alla chiesa che soffre (ACS) e presentato oggi a Roma.

Il Direttore di Avvenire Marco Tarquinio, che ha coordinato la presentazione, ha affermato che il “Rapporto ACS serve per dare “una sveglia” sul tema della persecuzione”.

La maglia nera del XIII Rapporto tocca alla Corea del Nord, un Paese dove non è consentito esercitare la propria fede ad alcun gruppo religioso.

Il Presidente Internazionale di ACS, Card. Mauro Piacenza, nel suo intervento, ha ricordato che “la libertà religiosa deve essere tutelata in ogni ordinamento giuridico; in particolare, le moderne democrazie non debbono fondarsi sul relativismo, bensì sul rispetto della libertà religiosa, che deve essere riscoperta nel foro pubblico.”.

All’incontro ha partecipato anche il Giudice Costituzionale Giuliano Amato, secondo il quale siamo ancora di fronte alla persecuzione di Stato e quello del dittatore nordcoreano è “un caso di follia che fa vittime, ma il vero problema è l’attuale fondamentalismo religioso – ha proseguito l’ex Presidente del Consiglio -. E alla radice del fondamentalismo c’è la laicizzazione estrema che intende sradicare la religione, e che genera una reazione identitaria; comprimere la religione determina una distorsione del sentimento religioso.”

Monsignor Jacques Behnan Hindo, Arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi (Siria) ha proposto la sua testimonianza diretta raccontando come “la sharia nega la libertà di coscienza”. “Daesh non è solo anticristiano – ha concluso l’Arcivescovo -, è contro tutti quelli che non sono Daesh”.

La conoscenza delle situazioni di persecuzione, ancora troppo diffuse nel mondo, è il primo necessario passo per tentare di invertire questa lucida follia che va contro il più elementare rispetto dei diritti umani.

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