Il terremoto e l’eredità di san Benedetto

31 ottobre 2016 di fabio pizzul

Un miracolo nella sua Norcia san Benedetto lo ha giá fatto.
Il terribile terremoto di domenica mattina, di una forza devastante, che da oltre 35 anni in Italia non sperimentavamo, non ha causato vittime. È forse l’unico dato positivo di una tragedia che ha messo in ginocchio il cuore medievale del nostro Paese.

Proprio da qui, il cuore, e da lui, san Benedetto, che si dovrá ripartire. L’assistenza alle decine di migliaia di sfollati non è solo questione tecnica, è primariamente un’investimento affettivo e relazionale: chi ha perso tutto non deve sentirsi abbandonato. Un tetto sotto cui dormire è fondamentale, ma senza una comunitá con cui condividere il vuoto, l’angoscia e il dolore rischia di non essere sufficiente. Il cuore, dunque, ovvero l’impegno a far sì che quei piccoli borghi dell’appennino si sentano pienamente Italia ed Europa. Compito di tutti noi, qualunque sia la nostra professione e condizione, attraverso quello che possiamo, sia pure un’apparentemente inutile preghiera.
E poi san Benedetto. Il patrono d’Europa che proprio a Norcia ebbe le intuizioni che diero vita al monachesimo, vero inizio dell’identitá europea e silenzioso ed efficace germe di rinascita per un continente disgregato e smarrito.
Un nuovo inizio è quello che servirá, superata la fase dell’emergenza, anche alle popolazioni dei borghi distrutti dai terremoti di questo duro 2016.
Benedetto fu fondatore di molti nuovi monasteri in zone e situazioni apparentemente impossibili.
Un episodio della “Vita di san Benedetto” tratto dai dialoghi di san Gregorio Magno credo possa servire come auspicio per le popolazioni colpite dal terremoto.

Un giorno, mentre i monaci stavano costruendo gli ambienti del monastero, capitò proprio là in mezzo una grossa pietra e pensarono bene di adoperarla per la costruzione. Ci provarono prima in due poi in tre ma non riuscirono a sollevarla; ci provarono poi in parecchi, ma niente da fare: quella rimaneva lì, immobile, come se avesse radici piantate per terra. “Qui ci deve essere seduto sopra lo spirito maligno in persona – ragionarono quei monaci -; possibile che tante braccia d’uomini non riescano a spostarla?”.
Visto ormai vano ogni tentativo, si pensò di mandere uno dal servo di Dio [Benedetto ndr] pregandolo che venisse a scacciare con una preghiera il nemico e dar così la possibilità di sollevare il macigno. Accorse subito, fece orazione, diede una benedizione e il sasso fu sollevato con tanta facilità come se non avesse avuto alcun peso.

Che la benedizione di san Benedetto si posi sui luoghi in cui visse e possa davvero rendere leggere anche le pietre che il terremoto ha fatto crollare sulla vita di tante persone.

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