Sommelier, vini eccellenti e un pensiero al terremoto

30 ottobre 2016 di fabio pizzul
I sommelier che hanno proposto a Milano 500 assaggi dei migliori vini italiani

I sommelier che hanno proposto a Milano 500 assaggi dei migliori vini italiani

Trentacinquemila vini degustati, quindicimila recensiti. Sono i numeri, davvero impressionanti, della Guida Vini 2017 presentata a Milano dall’Associazione Italiana Sommelier. Stampata in 40mila copie diffuse soprattutto nei ristoranti italiani, la guida nasce grazie all’impegno di 1000 degustaori che, suddivisi in 22 delegazioni regionali, hanno letteralmente setacciato le aziende produttrici italiane. E l’eccellenza del vino ci porta anche a un pensiero per le zone colpite dal nuovo terribile terremoto.

L’edizione 2017, oltre alla tradizionale classifica espressa in viti (l’eccellenza è determinata dalle 4 viti) ha introdotto due nuovi indicatori, il salvadanaio, per indicare il rapporto “valore-prezzo”, e la “freccia di Cupido”, per qualificare vini ad alto valore emozionale.
Dietro ogni vino recensito tante storie di grande professionalità e amore per il territorio in cui nascono quelli che sempre più a ragione possiamo chiamare i grandi vini italiani.
Il presidente dell’AIS Antonello Maietta ha tenuto a precisare come quest’anno l’asticella della qualità sia stata alzata e l’eccellenza delle quattro viti è stata assegnata solo ai vino capaci di totalizzare 91 punti su 100 (non più 90 come accadeva fino all’anno scorso).
Tutti i vini presenti nella guida, secondo Maietta, meritano attenzione e sono significativi, ma i sommelier si prendono la responsabilità di scegliere i migliori, anche per premiare il lavoro dei produttori più capaci e innovativi.
Ciascuna delle 22 delegazioni regionali ha assegnato anche un “Tastevin”, ovvero un riconoscimento a un’azienda che quest’anno si è distinta in modo particolare su ciascun territorio, una sorta di riconoscimento alla carriera, visto che ogni azienda può essere premiata una sola volta nella sua storia.

Tante le storie interessanti. Mi limiterà a citarne alcune delle regioni del nord.

Per la Valle d’Aosta il riconoscimento è andato a Michel Vallé, dell’azienda “Feudo di San Maurizio”, in particolare per il vino Vuillermin 2014, che nasce da un vitigno autoctono con vigne abbarbicate sui ripidi terrazzamenti che sovrastano Sarre.

Per il Piemonte (regione che ha ottenuto, con la Toscana, il massimo numero di eccellenze), il premio è andato a Christoph Kuenzli, un produttore svizzero che ha puntato su un vino nobile e raro come il Boca, che nasce da uve coltivate sui terreni dell’alta provincia di Novara, ricchi di porfido. Per darvi l’idea di che cosa significhi lavorare sulla qualità, Kuenzli e i suoi collaboratori lo scorso anno hanno deciso di non presentare vini per lasciare riposare per un periodo più lungo i loro prodotti.

In Lombardia il “Tastevin” se lo è meritato Lucia Palladin della famiglia che gestisce l’azienda Castello Bonomi della zona del Montorfano, nel sud della Franciacorta. L’uva utilizzata è il Pinot nero e il successo è in gran parte collegato alla strategia vincente dell’intera Franciacorta con il binomio qualità del prodotto e promozione vincente.

Siamo al Veneto che ci porta in una zona molto particolare: la Valdadigige, a nord di Verona. Qui Albino Armani da anni lavora al recupero del Casetta Toja Fonda, un antico vitigno di cui è l’unico produttore e che, con accurate selezioni genetiche, ha condotto fino al riconoscimento della DOC. Con questa produzione in un vero e proprio vigneto sperimentale, Armani ha ottenuto l’eccellenza.

Viaggiando verso nord lungo l’Adige, raggiungiamo la cantina Foradori che propone il Granato, ottenuto da uve di Teroldego, tipiche della zona, lavorate secondo i dettami dell’agricoltura biologica certificata e biodinamica. Foradori è un’azienda storica, fondata nel 1939, ma capace di innovazione e promozione all’estero, Mirta Foradori, figlia della titolare, dopo aver ritirato il premio è partita per un giro di promozione della cantina a Singapore.

In Alto adige è stato premiato quello che localmente è conosciuto come “il papa del bianco altoatesino”, Hans Terzer, della Cantina San Michele di Appiano. Con Appius 2011, uvaggio di Sauvignon, Chardonnay e Pinot Grigio, Terzer ha condotto la sua cantina, fondata nel 1907, a livelli altissimi nel connubio tra tradizione e innovazione.

Concludo questo veloce viaggio tra le eccellenze vinicole del Nord Italia con il Friuli Venezia Giulia. Ai margini del Collio goriziano, in un comune che non ha una grande storia di eccellenza vinicola, San Lorenzo Isontino, l’azienda Lis Neris è stata condotta ad altissimo livello dall’attuale proprietario Alvaro Pecorari. Il vino di punta quest’anno è il Tal luc special Cuveè che esalta le caratteristiche del Verduzzo friulano con un piccola aggiunta di Riesling. Ne nasce un vino dolce passito di altissimo livello grazie all’appassimento dell’uva Verduzzo su graticci e l’affinamento in rovere per 36 mesi.

L’itinerario potrebbe continuare lungo tutta la penisola, anche nelle zone terremotate del Centro Italia, dove sono stati assegnati i quattro grappoli a vini di due aziende di Potenza Picena, Casalis Douhet e Fattoria La Monacesca, che conquista quattro grappoli per un Verdicchio di Matelica Mirum Riserva 2014. In Lazio, provincia di Rieti, zona colpita dal sisma, entra nella guida la Tenuta Santa Lucia di Poggio Mirteto con quattro viti per un Morrone 2012. L’eccellenza presente anche in queste zone testimonia come il vino possa essere un’occasione di sostegno e promozione di ogni zona d’Italia.
Le popolazioni colpite, cui va tutta la solidarietà possibile, potranno ricominciare a vivere anche grazie ai prodotti della loro terra.

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