Trasparenza e comunicazione pubblica. Qualche riflessione.

14 ottobre 2016 di fabio pizzul

Sta per arrivare in regione la giornata della trasparenza.
Verrà celebrata in Lombardia lunedì prossimo con un convegno istituzionale e l’apertura al pubblico di alcune parti di Palazzo Lombardia.
La trasparenza della pubblica amministrazione è uno dei principali obiettivi che ormai tutti auspicano e perseguono: dare ai cittadini la possibilità di sapere quello che accade dentro ai palazzi del potere sembrerebbe essere la soluzione ad ogni problema.
Invocare la trasparenza non è però sufficiente. Sapere quello che accade nel palazzo è importante, ma credo che i cittadini si aspettino risposte più che informazioni su quello che accade.
Ma che cosa significa, poi, trasparenza?

Mettere a disposizione dati e informazioni?
Certo, anche questa è trasparenza, ma chi è poi in grado di interpretare correttamente quei dati e scovarvi ciò che gli interessa davvero?
Sui siti istituzionali, Lombardia compresa, sono ormai a disposizione moli ingenti di dati, i cosiddetti “big data”, che offrono informazioni su una gamma molto ampia di situazioni, dalle visite mediche al traffico, dai corsi di formazione ai contributi alle imprese. Il fatto di averli a disposizione non è sufficiente per dire che sappiamo tutto quello che accade nella pubblica amministrazione. Se non c’è qualcuno che guida il cittadino alla comprensione di quei dati, il rischio è che ci sia solo un’enorme confusione di numeri e sigle che non aiuta certo a capire ciò che sta accadendo e se la stessa pubblica amministrazione lavori correttamente o meno.
La trasparenza diventa così una bandiera che l’amministrazione sventola, senza però che i cittadini possano davvero capire come si sta lavorando.
Diventa allora fondamentale la comunicazione istituzionale, ovvero il racconto che di sé una pubblica amministrazione fa ai cittadini.
Tutta propaganda, direte giustamente voi, ma non è proprio sempre così.
La comunicazione istituzionale ben utilizzata è un vero e proprio servizio al cittadino perché consente di leggere correttamente i troppi dati che la trasparenza “neutra” fornisce, ma non consente di intepretare.
Il problema è che troppo spesso la comunicazione istituzionale si confonde con la comunicazione politica, che mira a raccontare, secondo una legittima ottica di parte, quanto compiuto dalla pubblica amministrazione.
Concretamente. Se la regione raccontasse quanto viene fatto per i cittadini, a livello di bandi e provvedimenti vari, e se desse conto delle proprie azioni a partire da numeri e dati concreti, questa sarebbe comunicazione istituzionale. Quando però si raccontano provvedimenti e misure con l’intento di convincere della loro bontà a prescindere dai dati concreti, si entra nel campo della comunicazione politica.
Distinzione difficile, se non impossibile, soprattutto da noi in Italia.
Vale per tutti. Dal governo alla più piccola amministrazione locale.
Ripeto: la trasparenza da sola non basta. Avere a disposizione grandi quantità di dati senza poterli interpretare e selezionare non serve a nulla.
Alla trasparenza dovrebbe essere associata una comunicazione istituzionale degna di questo nome.
Teoricamente, la regione avrebbe due ruoli distinti per la comunicazione istituzionale e quella politica, ma nella realtà…
Nella realtà il portavoce del presidente mette in atto una comunicazione meramente politica e la struttura di comunicazione della giunta propone una comunicazione a sua volta politica. O meglio, la struttura di comunicazione della giunta, attraverso l’agenzia di stampa Lombardia Notizie, formalmente propone comunicazione istituzionale, ma nei fatti sconfina spesso, se non sempre, nella comunicazione politica. Con Formigoni, tra l’altro, i due ruoli che ho appena citato erano ben distinti, con Maroni molto meno e l’agenzia assume in sè spesso anche le funzioni del portavoce.
Ecco allora che la tanto sbandierata trasparenza viene velata da un’interpretazione dei dati che risente di un’interpretazione politica degli stessi.
La minoranza si difende presentando a sua volta una comunicazione politica che, fa da contraltare a quella della giunta e della maggioranza. In astratto questo dovrebbe consentire al destinatario, ascoltando le due voci, di farsi un’idea corretta di ciò che accade. In pratica, il destinatario, ovvero il cittadino, finisce per essere infastidito dal continuo battibecco comunicativo e, posto che non decida di credere a chi gli è più simpatico, non si fida più né di una parte né dell’altra.
Come uscire da questo corto circuito?
Dovrebbe entrare, a questo punto, in gioco la funzione dell’informazione con i giornalisti nel ruolo di selezionare le informazioni, raccogliere le opinioni e porgere in modo oggettivo i fatti che riguardano la regione. Anche qui, però, parliamo di teoria: nei fatti abbiamo testate schierate più o meno esplicitamente a favore dell’uno o dell’altro.
Che cosa può fare allora un cittadino di fronte a questo balletto di opinioni?
La cosa migliore, o forse l’unica, che può fare è decidere di chi fidarsi e a lui affidarsi nella consapevolezza che tutto quanto viene raccontato rappresenta una versione della verità e non la verità tutta intera. Con buona pace di chi sceglie questa impegnativa parola addirittura come testata della propria pubblicazione.
Ben venga allora la trasparenza ed anche la giornata ad essa dedicata, ma dobbiamo essere consapevoli che, oltre a non essere la soluzione di tutti i problemi, la trasparenza non può diventare un mito perché rischierebbe di trasformarsi in un’illusione.
La storia, anche recente, insegna, tra l’altro, che chi sbandiera trasparenza assoluta e invoca la necessità di eliminare mediazioni e mediatori finisce per diventare più opaco di molti altri.

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