La Crusca: la lingua lombarda è invenzione

8 ottobre 2016 di fabio pizzul

Chiamala, se vuoi, lingua lombarda, ma sappi che non esiste.
La collega del Patto Civico Daniela Mainini è riuscita, con grende tenacia, ad ottenere un parere dall’Accademia della Crusca sulla vicenda della lingua lombarda.
Il parere della prestigiosa istituzione linguistica è netto: non si può parlare di lingua lombarda, al più di dialetti (nemmeno “dialetto”) lombardo.

La consulenza dell’Accademia della Crusca

La legge è stata ormai approvata con grande (ed inutile) soddisfazione della maggioranza che ha esultato all’insegna della politica identitaria.
Pazienza. Si poteva evitare una figuraccia. Al netto del fatto che nulla cambia per la vita quotidiana dei lombardi: chi parla dialetto continuerà a farlo con giusta soddisfazione. Ben vengano poi iniziative per far conoscere e sostenere i dialetti, ma basta con battaglie linguistiche all’insegna di identità posticce.
A proposito: vi pare possibile che sul palazzo istituzionale della Giunta che tanto tiene alla “lingua” lombarda compaia una bella scritta in inglese “lombardy, feeding the future now” (eredità di Expo)?
Almeno il nome della regione…

expo-2015-palazzo-lombardia

5 commenti su “La Crusca: la lingua lombarda è invenzione

  1. Pietro Cociancich

    La risposta è contraddittoria. Innanzitutto la Crusca ammette che “i dialetti sono lingue”, e poi fa di tutto per negare questo aspetto, con argomenti che esulano completamente dal campo scientifico-tecnico.
    Ma in ogni caso, non si capisce perché dovrebbe essere un’istituzione che si occupa di lingua italiana ad avere potestà su sistemi linguistici che con l’italiano c’entrano poco (proprio perché “i dialetti sono lingue”). Quest’idea che i “dialetti” siano delle specie di succursali dell’italiano è ormai insostenibile.
    In secondo luogo, la Crusca non ha alcuna competenza di rivitalizzazione linguistica, perché non è il suo compito. Chiedere pareri a essa su come “salvare i dialetti”, è come chiedere a un ingegnere aerospaziale di progettare un ponte. Se la Crusca fosse stata interpellata su friulano o ladino o sardo, avrebbe dato le stesse risposte che ha dato per il lombardo. Per fortuna, in quei casi si è chiesto consiglio a gente più esperta

    Replica
  2. Prof. Marco Tamburelli

    Spererei tanto si potesse avviare in dibattito serio sul tema, dove contano i fatti piuttosto che le opinioni.
    La Crusca non ha mai speso un minuto di tempo per studiare né la lingua lombarda, né le questioni delle lingue regionali d’Europa, né tantomeno le questioni pertinenti al mantenimento linguistico, e quindi, al contrario di Ethnologue e UNESCO, non ha competenze in materia. Ethonlogue e UNESCO hanno invece speso anni di tempo e risorse proprio su i temi sopracitati, e riconoscono chiaramente e in modo linguisticamente ineccepibile la lingua lombarda tra le lingue in pericolo. Il fatto che la Crusca si ostini a chiamare le lingue regionali d’Italia “dialetti” è solo un sintomo di come è poco aggiornata sul tema delle lingue regionali e della revitalizzazione linguistica.
    Mi permetta in fine di farle notare che insistere contro l’esistenza di una lingua regionale va direttamente contro lo spirito del Parlamento europeo, che attraverso il suo gruppo di lavoro ha recentemente ricordato che il “mancato rispetto dei diritti linguistici per le comunità regionali o minoritarie equivale a discriminazione razziale”, perché viola – tra le altre cose – il diritto a conoscere ed imparare la lingua storica di un territorio.
    Puo’ trovare qui il documento completo:
    http://www.europarl.europa.eu/EPRS/EPRS-Briefing-589794-Regional-minority-languages-EU-FINAL.pdf

    Nello spirito del documento qui sopra, le ricordo che negare i diritti lingustici negando l’esistenza della lingua in questione non è nulla di nuovo. Lo fece Francisco Franco quando chiamava i dialetti del catalano “dialetti spagnoli”, lo fa tuttora il governo Erdogan quando sostiene che “i curdi parlano dialetti turchi, non esiste una lingua curda”.
    Seguire tale modus operandi porta sì a fare figuracce.

    Replica
  3. simona scuri

    Buongiorno, condivido quanto scritto da chi mi ha preceduto. Una accademia che si occupa di lingua italiana non può conoscere nulla delle altre lingue presenti sul territorio, poichè, giustamente, non le interessano e, pertanto, non sono oggetto dei suoi studi.
    Eminenti accademici stranieri, linguisti e accademici, che amano l’Italia per i suoi enormi patrimoni culturali, sanno benissimo che esistono altre lingue oltre all’italiano. La lingua lombarda con tutte le sue varietaa esiste, così come dimostrano i numerosi parlanti di questa lingua. Ormai lo sanno anche i sassi : italiano e lombardo sono de lingue distinte. La Crusca, purtroppo, non è aggiornata, non avendo mai fatto studi sulle altre lingue che l’UNESCO include nel suo Atlante delle lingue in pericolo.
    Credo sia opportuno che essa continui a occuparsi dell’italiano come ha fatto benissimo finora approvando, per lo Zingarelli 2017, le parole : antieuropeismo, curvy, stepchild, adoption, inguacchio, salafismo, bullizzare, piacionismo e svuotacarceri e altre ancora. Grazie
    Simona Scuri CSPL

    Replica
  4. Mike Sciking

    Il parere della Crusca è inesperto, in quanto il loro campo è la lingua italiana, non la linguistica italiana. Gli esperti in quel campo parlano di lingua lombarda, come può leggere nel mio articolo:
    http://patrimonilinguistici.it/la-lingua-lombarda-esiste/

    In termini politici è come se Salvini volesse sentenziare sulle primarie del PD: Magari lui è bravo nelle regole del SUO partito, ma completamente incompetente in quelle del PD. Ecco, la Crusca sarebbe come Salvini 🙂

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *