Identità e tradizione: la conservazione della cultura lombarda

27 settembre 2016 di fabio pizzul

In quanti modi si dice ‘confetto’ in Lombardia? Probabilmente uno per ogni provincia. Ecco perché è difficile poter parlare di “lingua lombarda”. Parola di Laura Barzaghi, probabilmente una delle poche consigliere regionali ad utilizzare quotidianamente il dialetto.
Anche per questo il PD non è andato oltre l’astensione riguardo la legge di riordino della cultura lombarda.

E’ davvero una forzatura l’idea di far assurgere il lombardo a lingua, magari con l’obiettivo di insegnarla nelle scuole. Ma non è stato solo questo il motivo che ha spinto il Pd ad astenersi: come ha detto Enrico Brambilla, capogruppo Pd, “ci sono state scelte, come quella di non sostenere più l’Istituto lombardo per la storia del movimento di Liberazione, e passaggi, come la banalizzazione e la strumentalizzazione del tema del patrimonio dialettale lombardo, che avrebbero meritato una posizione assai più dura da parte nostra. Ma ha prevalso in noi la lettura del provvedimento che è persino meglio, in molte parti, di quanto sia stato raccontato dalla maggioranza”.

Personalmente ho sottolineato come il riordino di oltre 20 leggi sulla cultura in un’unica legge è senz’altro un dato positivo, soprattutto per gli operatori culturali della regione.
C’è stato un prezioso lavoro tecnico di ricognizione delle normative esistenti e sono stati recepite diverse nostre proposte come il programma triennale della cultura, i piani integrati della cultura, l’innovazione riguardo la tutela della proprietà intellettuale su cui poi si potrà lavorare.

Mi pongo una domanda: quale idea di cultura c’è dietro questo progetto di riordino? Francamente ho fatto fatica a capirlo. Mi sembra una legge senz’anima, senza idee, puramente compilativa.
Se dovessi andare comunque a individuare delle linee di fondo che percorrono la nuova legge, troverei tre parole: conservazione, identità e tradizione. Il tutto riletto in maniera localistica e tendenzialmente nostalgica.
Ma la cultura della Lombardia che guarda al futuro può basarsi su questi atteggiamenti?
Può la Lombardia vincere le sfide che il mondo attuale le pone di fronte semplicemente pensando a difendere il proprio passato?
Per non parlare delle risorse messe a disposizione delle politiche culturali: nel 2010 erano 52 milioni, oggi appena 18.
Si parla di cultura lombarda, ma non si trovano i soldi per sostenerla davvero.
Non potevamo proprio andare oltre l’astensione, anche se qualche intervento in aula, soprattutto da parte della Lega con proclami dal sapore vetero-cattolico, ci stavano per far cambiare idea…

6 commenti su “Identità e tradizione: la conservazione della cultura lombarda

  1. Michæl Dallera

    Un articolo cosí è già vergognoso di per sé, visti i contenuti in contrasto con la realtà dei fatti. Ma scritto da un friulanista come Pizzul, francamente, mi fa ridere e mi lascia un senso di rabbia interno. Perché qualche matto che l’ascolterà ci sarà anche, purtroppo. Ahimè, fortunatamente la realtà non è come la vede Pizzul.

    Replica
  2. Matteo

    Il fatto che sia stata approvata una legge che riconosca quantomeno l’esistenza della lingua lombarda è un fattore molto positivo, a prescindere dal colore politico; sono in parte d’accordo che questa legge potesse guardare di più al futuro (conservare le radici cristiane? Non siamo in uno stato laico?), ma sono davvero contento di constatare che quantomeno in materia di tutela della lingua regionale ci si stia iniziando ad avvicinare a tante altre realtà europee (catalogna, galles, galizia, e l’elenco è molto lungo), e questo è molto importante, sebbene spero sia solo il primo passo.
    Capisco le perplessità del PD su molti punti di questa legge, voglio sperare che i consiglieri PD si siano astenuti invece che votare contro per l’importanza anche storica del riconoscimento della lingua lombarda, che se anche potrà avere un diverso termine per definire la parola “confetti” per ogni provincia (dubito, comunque), è riconosciuta a livello internazionale da moltissimi linguisti, nonché da UNESCO e ISO. Quello che auspico comunque è che la nostra lingua possa essere sempre meno politicizzata, e che tutti i partiti politici ne comprendano l’importanza e la sostengano sempre di più.
    Consiglio inoltre a tutti quelli che stanno per partire con la solita tiritera del “ma è un dialetto e non una lingua”, “ma cambia da paese a paese” a lasciar parlare chi ne sa davvero sull’argomento, ovvero i linguisti, e a chiedere semmai delucidazioni se si avessero dubbi come ho fatto anche io quando ancora non sapevo che il lombardo fosse una lingua.

    Replica
  3. Ele

    In quanti modi si dice il corrispondente dell’inglese ‘watermelon’ in italiano, in Italia? Il progetto ALIQUOT (Atlante della Lingua Italiana QUOTidiana) promosso dalla Humbolt Universitaet di Berlino ne lista almeno SEI (http://85.214.246.109/aliquot/primo_turno_anguria.php). In una situazione simile si trovano concetti come ‘topo’, ‘marinare la scuola’, ‘bernoccolo’, ‘scarafaggio’, ‘fidanzato’, ‘graffettatrice’, ‘chewing-gum’, eccetera eccetera.
    Secondo il ragionamento espresso ad inizio post, quindi, sarebbe anche difficile poter parlare di “lingua italiana”.

    Replica
  4. Pietro Cociancich

    Se da una parte sono contento che il PD abbia preferito astenersi piuttosto che votare contro, devo constatare come ancora usi argomenti poco validi per liquidare una questione che invece meriterebbe molto più spazio.
    In breve, per non ripetersi:
    1) i sinonimi, ance geo-localizzati, esistono in tutte le lingue del mondo. Il fatto che in America si dica “fall, soccer, elevator, subway” e in Inghilterra “autumn, football, lift, tube” non significa che ci troviamo di fronte a due lingue diverse, o che sia una forzatura parlare di “lingua inglese”. Se io dico “anguria” o “calorifero” non sto parlando una lingua diversa da chi dice “cocomero” e “termosifone”.
    2) la lingua rimane strumentalizzata se la si lascia gestire a un solo partito. Se siamo tutti, perlomeno a parole, a favore del mantenimento del patrimonio linguistico lombardo, dobbiamo imparare a usare le categorie invalse a livello europeo e internazionale: e quindi parlare di “lingua”, e provvedere a fare leggi di tutela attiva. Altrove è così che funziona – spesso con successo.

    Detto questo, penso che sarebbe bello confrontarsi in modo più costruttivo e meno rivendicativo. Dal mio punto di vista, è un’occasione che un grande partito come il PD non può lasciarsi scappare: io credo che debba essere protagonista anche di questa battaglia culturale. Ne ha tutte le facoltà e le possibilità.

    Distinti saluti,
    Pietro Cociancich

    Replica
  5. Giovanni Cattaneo

    Interessante la esposizione giudiziale di un NON lombardo ! Evidentemente giovane e cresciuto in un regime di Libertà avuto in regalo e non che lo porti a ragiunare oculatamente
    Posso anche condividere che non si può pretendere di insegnare il Lombardo nelle scuole , ma mi chiedo percho si insegnano altre lingue in altre provincie ( non parlo di regioni autonome) : cosa hanno di particolare ?
    Quando questo Signore mi farà capire il perchè di questo sarò soddisfatto !
    Sono vecchio e la Libertà me la sono guadagnata , non me la hanno regalata !!

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *