Addio ad Alberto, che ha reso più bella e umana la Barona

21 settembre 2016 di fabio pizzul

La Barona ha salutato oggi un silenzioso protagonista della sua storia recente.
In un’affollatissima parrocchia dei santi Nazaro e Celso, mons. Marco Ferrari, vescovo ausiliare ambrosiano, ha presieduto il funerale di suo cognato Alberto Rabaiotti, storico presidente dell’Associazione Sviluppo e Promozione, nata nel 1986. Alberto non era però solo questo, come marito, papà e nonno per decenni è stato silenzioso e prezioso punto di riferimento per un’intera comunità.
Se n’è andato in fretta, ma credo che lascerà un segno e un’eredità profondi nel quartiere e non solo.

Riservato fin quasi all’anonimato dal punto di vista della visibilità pubblica, Alberto ha sempre saputo mettere a loro agio gli interlocutori con una capacità di ascolto e di attenzione anche ai piccoli particolari che non poteva lasciare indifferenti.
In una breve intervista raccolta nell’ottobre del 2013 da Marta Ghezzi per il Corriere della Sera, Alberto raccontava di come l’impegno in Sviluppo e Promozione nascesse dall’aver preso sul serio l’invito lanciato nel 1986 dal cardinale Carlo Maria Martini nel convegno «Farsi Prossimo» . Nacque così un gruppo spontaneo in Barona e iniziò a farsi carico delle situazioni più drammatiche presenti nel quartiere. «All’inizio erano per lo più interventi individuali» raccontava Alberto «correvamo dove c’era necessità senza pensare troppo alla struttura. Con il tempo si sono delineati i diversi progetti, tutt’ora in corso».
Negli anni, la realtà si è strutturata su due piani di un edificio in zona: a pianterreno ospita Giocomondo, ludoteca sperimentale pensata non solo per il tempo libero dei più piccoli ma anche come spazio di incontro e relazioni solidali tra le famiglie con milleduecento bambini iscritti e frequenza libera anche durante il fine settimana.
Proprio lì accanto vengono accolti rifugiati, uomini e donne con alle spalle storie di tortura e violenza. La piccola equipe, quattro volontari e altrettanti operatori, lavora a stretto contatto con l’ospedale Niguarda per la delicata fase della riabilitazione psicologica. Si organizzano laboratori di cucina, sartoria, giardinaggio e corsi per elettricisti e falegnami.
Al primo piano si svolgono le attività per le persone con disabilità fisica. Qui c’è anche il Laboratorio Arcobaleno, centro diurno per chi soffre di un disagio psichico.
«Fino a poco tempo fa» raccontava Rabaiotti nel 2013 «eravamo in convenzione con la Asl. La crisi ha tagliato i fondi e oggi garantiamo il servizio senza alcun aiuto finanziario pubblico e solo con volontari. Non è presente neppure uno psicologo, ma i risultati si vedono ugualmente: il tasso di ricoveri fra gli utenti del laboratorio si è quasi azzerato».
Ho riprodotto una delle pochissime interviste di Alberto Rabaiotti per offrire un’idea del suo impegno, ma c’è molto altro che non è stato e non sarà mai scritto. Lo custodiranno i tanti che lo hanno conosciuto, molti dei quali erano questa mattina al funerale durante il quale, accanto al dolore, si percepiva una grande serenità, quella stessa che Alberto ha trasmesso e condiviso con i suoi cari e i suoi amici. Una beatitudine, come l’ha definita mons. Ferrari nell’omelia, che affonda le radici nelle beatitudini evangeliche (non a caso scelte come brano evangelico della liturgia funebre) e si è fatta vita concreta in quell’uomo con la barba bianca che ha attraversato la città seguendo idealmente e concretamente l’invito che il cardinal Martini fece ai giovani nel 2002: “passate tra le folle nel nome di Gesù, andate diritto per la via dell’obbedienza della fede, qualcuno di inaspettato vi attende, vi farà entrare nella sua casa e darete gioia alla sua e alla vostra vita”. Credo che Alberto abbia fatto proprio così, rimanendo giovane fino alla fine nonostante il peso degli acciacchi e degli anni.

5 commenti su “Addio ad Alberto, che ha reso più bella e umana la Barona

  1. Evelina e Federico Caserio

    Grazie per come ha presentato la persona e il percorso di un periodo della vita di Alberto.
    Evelina mia moglie, sorella di Luisa e Io, come cognato, che per quasi cinquant’anni abbiamo avuto la possibilità seppur in modo discontinuo di frequentarci e godere della sua amicizia, condividiamo pienamente quanto indicato nel suo articolo e nuovamente la ringraziamo.

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  2. Anna Ferrari

    Grazie anche da noi, caro Fabio . Hai centrato in modo vero e articolato la ricca, ma silenziosa personalità di Alberto. Se poi aggiungiamo la sua facile ironia umoristica emerge proprio il bel tipo che era: intelligente, generoso, aperto e sorridente.
    Grazie ancora. + Marco Ferrari e Anna Ferrari (cognati)

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  3. Vittorio Bellavite

    Ricordo Alberto quando insieme a me partecipava al Movimento Politico dei Lavoratori nel 1970-2. Ne ho un ottimo ricordo, e avevo un rapporto di amicizia .
    Poi ci siamo persi di vista come succede nelle grandi città, salvo un paio di volte di sfuggita.
    Mi fa un gran piacere avere letto questa sua biografia.

    Un abbraccio fraterno a tutta la sua famiglia
    Vittorio Bellavite

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    1. michele

      non è giusto, anche se accade sempre più di sovente con quei matti del periodo 1954 – 72, che si si perda di vista. ancor meno giusto che ci si debba rincontrare sulle pagine internet per salutare un amico che ci ha lasciato.
      di Alberto, amico e complice delle attività di Via Ripamonti, della Chiesa delle Piccole Sorelle di Follereau a Mecenate, conservo una carissimo, dolce, malinconico ricordo.

      un abbraccio a lui e a tutti coloro che hanno condiviso una parte del cammino di quegli anni
      Michele Korfias

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