Immigrazione: le non soluzioni dei governatori del Nord

12 settembre 2016 di fabio pizzul

I presidenti di Liguria, Lombardia e Veneto si sono incontrati a Genova per concordare alcune proposte al governo in tema di immigrazione. Ne é nato un documento in nove punti che dovrebbero contribuire a risolvere la situazione. Finalmente qualcosa di concreto e costruttivo, dopo mesi passati solo a dire NO. Mi paiono però in gran parte proposte giá sentite, in larga parte teoriche e non del tutto capaci di fare i conti con una situazione internazionale tutt’altro che stabile e tranquilla. Sono, tra l’altro, proposte che indicano soprattutto impegni per altri livelli istituzionali, senza prevedere un fattivo impegno da parte delle regioni. Sará pur vero che queste ultime non hanno competenze dirette in materia di immigrazione, ma limitarsi a dire che cosa dovrebbero fare gli altri mi pare un po’ poco.

Di seguito i 9 punti del documento sottoscritto dai governatori di Lombardia, Veneto e Liguria e inviato al presidente del Consiglio, Matteo Renzi e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

1) Dichiarazione di stato di emergenza. Con tale dichiarazione viene correttamente inquadrato il fenomeno immigrazione che non deve essere considerato come evento ordinario, ma emergenziale destinato ad azzerarsi;

2) bloccare i flussi degli immigrati alla partenza, anche mediante la creazione di centri di prima accoglienza nei Paesi del Nord Africa per provvedere in quei luoghi all’esame delle richieste di asilo. Deve essere chiaro che sulle nostre coste è fatto divieto di sbarcare;

3) promuovere accordi bilaterali con i Paesi di origine per i rimpatri;

4) richiesta all’Unione Europea di predisposizione di piani di miglioramento delle condizioni di vita nei luoghi di origine dei cosiddetti immigrati economici che ad oggi non hanno titolo di entrare nell’Ue;

5) conferma del reato di immigrazione clandestina, presente in numerosi Paesi europei, di natura contravvenzionale e potenziamento del contrasto al traffico di essere umani;

6) la possibilità di istituire nuovi centri di identificazione ed espulsione solo tramite accordi bilaterali con le Regioni che diano il loro assenso;

7) soluzioni ad hoc per le Regioni di confine onde evitare tensioni sociali: prevedere una diminuzione delle quote dei richiedenti asilo assegnate in fase di ripartizione, tenendo conto che il numero effettivo di migranti presenti in tali Regioni eccede la quota prevista, a causa del numero di irregolari non censiti;

8)ripristinare il sistema relativo all’immigrazione regolare disciplinato dal sistema dei flussi e dal permesso di soggiorno ottenuto in presenza di un contratto di lavoro, anche valutando la selezione dei flussi solo a favore di chi condivide pienamente la Carta dei valori di cittadinanza e di integrazione del 2007 del Ministero dell’Interno;

9) sanità internazionale: rivedere le regole e le dotazioni finanziarie.

Giudicate voi. A me pare più che altro un documento fatto per mettersi a posto la coscienza e scaricare su altri le responsabilitá.
Non una parola di apprezzamento per chi sta gestendo il fenomeno, spesso senza guadagnarsi altro che problemi. Non un accenno di condivisione dei problemi e del dolore di chi arriva qui da noi rischiando la vita. Alcune delle azioni sono, tra l’altro, giá attivate (pressioni su UE per interventi nei paesi d’origine, accordi bilaterali, soluzioni per evitare tensioni sociali), ma evidentemente questo i governatori non possono riconoscerlo.
Parlare poi di evento destinato ad azzerarsi mi pare velleitario e fuori dalla realtá.
Insomma, un freddo documento che credo testimoni l’incapacitá di leggere un fenomeno epocale e l’indisponibilitá a collaborare realmente a possibili soluzioni praticabili.
Meglio, comunque, di niente e meglio dell’ostruzionismo lombardo degli scorsi mesi.

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