Riforma sanitaria di Maroni? Un fallimento. Lo dice la Lega.

6 settembre 2016 di fabio pizzul
La mozione presentata dalla Lega

La mozione presentata dalla Lega

La Lega ammette che sulle liste d’attesa in sanità in Lombardia si è ancora molto indietro.
Presentando una mozione (approvata con astensione dei 5 Stelle) la Lega chiede alla giunta di risolvere il problema delle liste di attesa.
Evidentemente, è la Lega e non il PD a dirlo, le misure annunciate e messe in atto dalla Giunta con tanto di manifesti con lo slogan “zero code” non sono state poi così utili ed efficaci.
Maroni governa da ormai tre anni, ma i problemi della sanità rimangono tutti lì.
La Lega può anche fare la voce grossa attaccando il neo assessore alla sanità di Forza Italia Gallera, ma non fa che certificare le difficoltà, se non il fallimento della gestione della sanità dell’assessore Maroni.
Non posso che sottoscrivere: le liste d’attesa certificano che la riforma non funziona.

Mi pare utile analizzare qualche dato.
Il sistema di prenotazione centralizzato, tra call center telefonico e on line, copre poco più di 4 milioni su 178 milioni di prestazioni erogate ogni anno in Lombardia. Una percentuale così bassa da non poter risolvere neppure lontanamente il problema delle liste di attesa troppo lunghe.
Negli ultimi 10 anni la Lombardia ha speso per l’informatica sanitaria 2 miliardi e 100 milioni di euro. Non paiono essere stati molto utili ai cittadini lombardi.
Non più tardi di un anno e mezzo fa, la Giunta ha stanziato 15 milioni di euro per eliminare le liste di attesa. Ora la Lega certifica il fallimento di una misura tanto propagandata a mezzo stampa e affissioni, ma poco efficace, anche perché quei milioni sono andati quasi tutti agli operatori privati, mentre gli ospedali pubblici non riescono a dare risposte sulle liste di attesa.
Aggiungo un altro elemento: quanto chiesto dalla mozione è sostanzialmente quello che c’è scritto nella legge di riforma sanitaria approvata più di un anno fa. Una conferma ulteriore del fatto che quella strombazzata riforma proprio non funziona.
Nella discussione in aula abbiamo anche preso atto di un privilegio riservato ai consiglieri regionali, come ha sottolineato il collega Ambrosoli: i consiglieri regionali di maggioranza possono criticare il sistema sanitario regionale senza essere cacciati, come è invece accaduto al professor Cicardi, ormai ex direttore di dipartimento all’ospedale Sacco, rimosso dall’incarico per quanto detto in un’intervista rilasciata al Corriere.

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