40 anni fa la fine del monopolio RAI

28 luglio 2016 di fabio pizzul

Quarantanni fa finiva il monopolio RAI.
Con la sentenza 202 la Corte Costituzionale sanciva la possibilità per emittenti radiotelevisive private di trasmettere programmi sul territorio nazionale, purchè a livello locale.
Fu l’inizio dell’era delle TV private che hanno, nel giro di qualche anno, eroso progressivamente il monopolio RAI con l’effetto, però, di creare un successivo, forse ancor più problematico (almeno dal punto di vista della libertà del mercato), duopolio.

Il 28 luglio 1976 è una data storica per la comunicazione italiana.
Dopo la sentenza 202, nel giro di pochi mesi si moltiplicarono le emittenti radiofoniche e televisive con un’esplosione di creatività e libertà che non ha poi avuto riscontro nei decenni successivi.
Fu una stagione pionieristica ed eroica che produsse tanta passione e vide emergere personaggi che ancora oggi operano nel campo radiotelevisivo.
La sentenza della Corte Costituzionale causò però un vuoto normativo che provocò la proliferazione disordinata e casuale di emittenti che portò presto, nelle zone più vivaci del Paese, alla saturazione delle frequenze disponibili.
In questo panorama, come spesso è accaduto anche in altri campi, lo Stato italiano ha agito con grande ritardo: abbiamo dovuto attendere l’estate del 1990 per vedere approvata la Legge Mammì (223/1990) che, tra l’altro, non fece altro che fotografare l’esistente (e c’era chi aveva fatto incetta di frequenze con tutte le conseguenze successive).
La sentenza del 28 luglio 1976 cambiò il costume degli italiani.Il testo della sentenza.
Nell’attuale panorama mediatico credo manchi l’entusiasmo e la creatività di quegli anni. Certo, all’epoca bastavano poche centinaia di migliaia di lire per iniziare a trasmettere e inventare qualcosa di nuovo, oggi si parla di investimenti di milioni di euro.
Ciò non toglie che, da molti punti di vista, le emittenti radiotelevisive, soprattutto quelle locali, rischiano di essere gestite con criteri e strategie che paiono ancorate agli anni ’80 e ’90 più che aperte a un futuro che si prospetta sempre più carico di incognite.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *