Migranti: il dramma di bambini e giovani

20 luglio 2016 di fabio pizzul

L’immigrazione è uno dei temi caldi del dibattito politico italiano. Se ne parla molto, spesso in chiave polemica, ma la sensazione è che manchino analisi serie e una reale volontà di costruire risposte strutturali a un fenomeno che conosciamo ormai da anni.
Silvio Mengotto, che ringrazio, mi ha inviato un’intervista realizzata con Milena santerini, pedagogista, deputata e presidente dell’alleanza parlamentare “No Hate” del Consiglio d’Europa. La pubblico volentieri.

Il 20 giugno di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato. Oggi sono più di 60 milioni di persone – uomini, donne e bambini che hanno lasciato il proprio paese per fuggire da conflitti, dittature, fame e persecuzioni. «E’ il numero più alto – afferma in un comunicato stampa per la Giornata la deputata del gruppo “Democrazia Solidale-Centro Democratico” Milena Santerini, presidente dell’Alleanza parlamentare “No Hate” del Consiglio d’Europa – E’ dunque urgente garantire vie legali a chi, in base alla Convenzione di Ginevra, ha diritto di chiedere la protezione internazionale: è questo il modo più efficace per contrastare il business dei trafficanti». Proprio nella Giornata Mondiale del Rifugiato otto persone inermi, che tentavano di oltrepassare il confine turco di Ankara, sono state uccise, quattro di loro erano bambini. « Questa bruttissima icona della «Giornata» dimostra – continua – Milena Santerini – che le vittime di questa tragedia sono soprattutto un dolore innocente: bambini e famiglie. Nel dopo guerra l’Europa aveva deciso di accoglierli come rifugiati. Dobbiamo ritrovare il senso della Convenzione di Ginevra e dell’idea che dare asilo sia una caratteristica importante della vocazione europea»

D. I numeri ci dicono che su 60 milioni di rifugiati quasi la metà sono bambini o giovani. Un dato preoccupante che pone il problema del loro presente e futuro?
«Nei giorni scorsi c’erano decine di ragazzi che aspettavano accoglienza, difficile trovare una sistemazione in Sicilia dove l’isola, cercando di ospitare ragazzi e minorenni, vive una difficoltà. Distinguerei anche le situazioni diverse. Parliamo di bambini, di giovani adolescenti con vicende diverse, alcuni sono bambini non accompagnati. In Italia sono circa settemila, comunque un numero enorme e bisogna prevedere immediatamente per loro qualche famiglia. Poi abbiamo bambini con i loro genitori e famiglie che vivono una situazione di totale precarietà. Sappiamo di bambini siriani rifugiati in Libano e Turchia che vengono sfruttati sul lavoro, per questo perdono l’infanzia e non vanno a scuola, fanno lavori nocivi non adatti alla loro età. Ci sono diciottenni non accompagnati. Si registra un aumento di questi ragazzi, in gran parte sono eritrei perché vivono in un Paese che è un enorme campo di lavoro, chiuso come è l’Albania in Europa. Ci sono anche molti egiziani che sono avanguardie perché non hanno mezzi di sussistenza. Sono problemi diversi tra di loro. In ogni caso a loro dovremmo dare una priorità. In Italia credo si stia facendo abbastanza»

D. Non le sembra che l’accordo dell’Europa con Ankara ponga nuovi problemi?

«Le organizzazioni internazionali hanno siglato questo accordo per diversi motivi. Uno tra questi e che abbiamo bisogno di paesi cuscinetto. Comunque si ripresenta il problema dei diritti umani e per natura l’asilo politico. Il problema è immenso, ma insieme a tutti i paesi europei diventa affrontabile e dall’altro lato, come auspicato dal governo italiano, sono gli investimenti nei paesi di origine dei rifugiati con l’attenzione che realmente i mezzi e gli aiuti arrivino alle popolazioni»

D. Attualmente solo i corridoi umanitari, sollecitati dalla Comunità di Sant’Egidio e le chiese evangeliche, sembrano offrire un’alternativa per le urgenze primarie dei rifugiati. Che ne pensa?
«Di fronte all’aumento degli arrivi dei profughi, negli ultimi tre anni abbiamo assistito da una parte all’Europa fatta di muri, fili spinati, morti nel Mediterraneo e discorsi d’odio su Internet e, dall’altra, quella che ha salvato vite umane, accolto e integrato profughi e rifugiati, dando loro la possibilità di ricostruire le loro vite. La buona notizia è che proprio dall’impulso di Sant’Egidio molti vescovi italiani, chiese locali, e altri paesi europei, hanno avviato positivamente una mobilitazione perché si è capito che la collaborazione innesca energie. Il coinvolgimento degli stati è fondamentale, ma questa collaborazione, questo “patto sociale” è fondamentale. I corridoi umanitari sono una grande novità anche politica perché rappresentano una speranza per queste persone, ma anche un metodo di legalità. Auspico e propongo il rafforzamento del ruolo europeo e del Consiglio europeo di cui faccio parte che si propone sempre il superamento di Dublino con l’obiettivo di arrivare ad uno stato europeo dei rifugiati. Come presidente dell’Alleanza parlamentare promuovo un atteggiamento, una cultura, dell’accoglienza da diffondere tra le persone questo perché, come i corridoi umanitari, ritengo che accanto all’atteggiamento di apertura ci sia anche la solidarietà in quanto rientra una visione politica dalla quale può scaturire una soluzione. Molti in Rete predicano la paura, che rischia di diventare istigazione all’odio. In particolare sono impegnata contro l’omofobia, contro quel messaggio, linguaggio e discorso mediatico che punta a far crescere la paura a discapito dell’accoglienza. Ecco perché incoraggio associazioni e figure pubbliche a condannare l’hate-speech e a ribadire nei loro discorsi il rispetto per i diritti umani come fondamenta dell’Europa.»

28 giugno ’16 Silvio Mengotto

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