La lingua lombarda e le sue varianti – Se te vouret cus’è?

18 luglio 2016 di fabio pizzul

La Lombardia potrebbe varare presto una sistematica azione di conoscenza, diffusione e promozione della lingua lombarda e delle sue varianti.
E’ quanto prevede un articolo della legge di riordino sulla cultura che dovrebbe approdare in aula appena dopo l’estate (durante la seduta del 27 settembre). L’articolo è stato votato durante l’ultima seduta della commissione cultura e prevede tutta una serie di iniziative per valorizzare la lingua lombarda.
Non è mancato un dibattito all’insegna di una domanda: esiste la lingua lombarda?

Nel testo, che potete leggere al link qui di seguito )nuovo articolo legge su lingua lombarda), si prevede lo svolgimento di attività e incontri, l’organizzazione di specifiche sezioni nei musei e nelle biblioteche, il coinvolgimento dell’informazione giornalistica e radiotelevisiva oltre a indagini e ricerche sui toponimi.
La regione intende anche valorizzare e sostenere le forme di espressione artistica del patrimonio storico linguistico e promuovere la collaborazone con università, istituti di ricerca e altri soggetti culturali pubblici e privati.
Non manca la citazione di non meglio precisati “neologismi lessicali” e la previsione di un lavoro di “armonizzazione e codifica di un sistema di trascrizione”. quest’ultimo aspetto credo andrebbe meglio indagato, anche perchè, secondo alcuni studiosi, è la condizione base per poter parlare di lingua. Per dirla tutta, potremmo essere di fronte a una legge che, con l’idea di promuovere la lingua lombarda, non fa altro che creare le condizioni perchè un insieme di dialetti o una tradizione culturale assurga al rango di lingua.
In realtà, la lingua lombarda non è riconosciuta come tale dalla legislazione italiana, anche se altro soggetti, come l’Unesco, la citano tra le lingua a rischio di estinzione.
Personalmente, per evitare qualsiasi equivoco o forzatura, ho proposta di utilizzare una formula meno diretta, tipo “sistema linguistico lombardo”, ma la maggioranza ha voluto a tutti i costi parlare di lingua.
Mi rendo perfettamente conto che i problemi dei lombardi sono altri e che non è certo un male operare per la conservazione delle parlate locali, come al solito, però, credo che l’attuale amministrazione regionale tenti di forzare la mano in un quadro di perenne rivendicazione di peculiarità e specificità che poi rischiano di venire utilizzate in chiave polemica o strumentale.
Sentire parlare dialetto non solo non mi scandalizza, anzi, mi piace molto, ma la battaglia per stabilire per legge che questo diventi lingua non mi convince per nulla.
Che ne dite?
C’è qualche esperto o appassionato di dialetti e lingue che mi offre un suo contributo?

7 commenti su “La lingua lombarda e le sue varianti – Se te vouret cus’è?

  1. Anna Maria Riva

    Sono piddina da una vita e leggere articoli come questi che spitano senza cognizione di causa contro all’identità linguistica lombarda mi fa letteralmente schifo. Ma si vergogni una buona volta.

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  2. Anna Maria Riva

    Sono piddina da una vita e leggere articoli come questi che parlano senza cognizione di causa contro all’identità linguistica lombarda mi fa letteralmente schifo. Ma si vergogni una buona volta.

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  3. Michele Ghilardelli

    Penso che lasciare la questione della tutela linguistica in mano alla Lega sia un grave errore. Praticamente il PD sta regalando la gestione di un intero patrimonio (quello linguistico della regione) al partito avversario. Se la paura è quella che la lingua lombarda venga strumentalizzato dalla Lega, non c’è nulla di peggio di lasciarla al suo monopolio.
    Se il PD inizierà a parlare serenamente di lingua lombarda, la Lega non saprà più che pesci pigliare e perderà uno dei suoi capisaldi.

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  4. Roberto Batisti

    Il lombardo (proprio come il piemontese e l’emiliano) è una variante della lingua gallo-italica o padana (termine da intendersi senza connotazioni leghiste). E tutti andrebbero tutelati – così come ovviamente ogni altra varietà linguistica del Paese. Per la valutazione politica d’accordo col sig. Ghilardelli.

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  5. Michæl Dallera

    Io sono convinto che questa “forzatura” (cioè il riconoscere per legge la lingua lombarda) poi in realtà tanto forzatura non sia. Qua non si tratta di imporla al calabrese migrato nelle valli lombarde in cerca di lavoro né si tratta di sostituirla all’italiano (la cui importanza nel mondo Lombardo è ormai innegabile)… si tratta solo di approvare una legge regionale che ancora una volta va a sopperire alle enormi lacune delle leggi centralizzate italiane, si tratta solo di adeguare la situazione cultural-politica italiana a quella d’oltralpe. Il motivo per il quale questa legge CI VUOLE è proprio perché fa scalpore parlare di “lingua lombarda”. Occorre agire il prima possibile su questa visione del tutto distorta della realtà linguistica italiana (non solo lombarda), una visione che al di fuori dei nostri confini statali è ridicolmente assurda: stiamo di fatto negando la realtà. Ecco perché la legge ci vuole! E francamente da parte del PD tutto questo astio verso il Lombardo lo trovo alquanto triste: il PD si è fatto avanti, negli ultimi decenni, per la salvaguardia del Piemontese, del Veneto, del Ligure… però del Lombardo no, perché? Avete cosí schifo della Lega da averlo anche per il Lombardo? Non sarà che forse se cominciate a “fare vostro” anche il Lombardo, insieme alle altre lingue minoritarie, lo stesso diventi sempre meno monopolio della Lega? Suvvia!

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  6. simona scuri

    Buona sera. Rispondo all’invito di un amico a far sentire anche la mia voce. Sarò quasi breve. Conosco personalmente numerosi linguisti che non hanno alcun problema a dichiararsi allineati con l’UNESCO in merito al ricco patrimonio linguistico italiano, un unicum europeo da valorizzare proprio come il ricco e variegato patrimonio artistico della nostra penisola.
    La lingua lombarda con le sue varietà esiste e non è difficile capirlo (oggi, volendo, a parte i libri di linguistica, ci sono anche molti video su youtube che la documentano). Quanto alla letteratura in questa lingua, nel tempo e nello spazio, siamo haimè molto ignoranti in merito ma, mi creda, c’è molta più letteratura di qualità in lingua lombarda che in friulano o in grecanico. Senza offesa per nessuno.
    I nostri nonni in Lombardia hanno fatto fatica ad imparare l’italiano, non perchè fossero stupidi ma perchè la distanza linguistica tra toscano (italiano) e la loro lingua madre era grande, un pò come se Lei cercasse oggi di imparare un altra lingua potendola parlare solo a scuola…mentre tutto intorno non c’è…diciamo che oggi, con radio, tv e internet anche imparare bene una lingua è più semplice.
    A livello fonetico, grammaticale, sintattico, morfologico i linguisti sapranno darle le spiegazioni scientifiche che cerca. Io mi fido di loro così come mi fido di chi mi dice che la terra è rotonda perchè scientificamente provato o chi mi dice che esistono gli atomi (mi fido perchè io non li ho mai visti, non so Lei). In questo mondo globalizzato credo sia bello riscoprire la propria cultura, così recente e coì antica senza paura e senza vergogna, una riscoperta sana e legittima della propria identità che nessuno di noi può scegliere.
    Sarei lieta se lo sforzo fosse condiviso tra le parti politiche perchè qui si agisce per il bene di tutti e dovrebbe esser così per tutte le lingue citate dall’UNESCO nel nostro paese. Ci sarebbe altro da dire ma mi fermo qui. Le auguro un ottimo futuro. Buon lavoro, cordialmente, Simona Scuri

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