Enormi tragedie e piccole vicende lombarde

16 luglio 2016 di fabio pizzul

Il dolore per le 27 vittime dell’incidente ferroviario in Puglia e lo sconcerto per il folle attacco terroristico di Nizza che ha causato, a quanto si sa, più di 80 morti avvolgono con un velo di tristezza queste nostre giornate. Passano in secondo piano vicende di politica regionale che, di fronte ai drammi che ci raggiungono con immagini e testimonianze di estrema durezza, assumono una dimensione relativa e inevitabilmente secondaria.
Viene davvero da chiedersi che senso abbia discutere animatamente sulla differenza tra l’Europa dei popoli e quella dei banchieri, proponendo con voce stentorea citazioni di Miglio o di Tocqueville o scagliandosi contro presunti favori a banchieri che intendono solo umiliare i cittadini, quando ci troviamo di fronte a tragedie che ci inchiodano alla drammatica necessità di dare risposte concrete per tutelare la vita di cittadini che non ci sono più e hanno avuto l’unica colpa di salire su un treno o di voler festeggiare il 14 luglio.

L’incidente tra Andria e Corato e la strage di Nizza non hanno alcun punto di contatto, ma ci riportano alla necessità di mettere nel giusto ordine parole e azioni in un dibattito politico che troppo spesso risulta distantissimo dalla realtà. Sentire parlare di Unione Europea lontana dalle esigenze dei cittadini e scoprire poi che il corretto e veloce utilizzo di fondi europei già a disposizione avrebbe probabilmente evitato l’incidente pugliese fa una certa impressione. Come, d’altronde, prendere atto della volontà dei britannici di staccarsi dall’Europa e registrare come le vittime di Nizza stessero festeggiando il 14 luglio sulla Promenade des Anglais in un intreccio che dimostra come l’esperienza quotidiana vada oltre le alchimie della politica.
In questa tempesta di dolore ed emozioni contrastanti, tocca comunque dire qualcosa sull’attualità politica regionale che ci trascina stancamente verso la pausa estiva.
Il Consiglio regionale ha approvato martedì la legge sulla trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi o, per dirla in termini più spicci, delle lobby. Un primo tentativo di portare alla luce del sole l’attività di coloro che si relazionano con i decisori politici per difendere e promuovere interessi di varia natura. Un’attività legittima e anche utile per giungere a decisioni più consapevoli e fornire a chi deve decidere tutti gli elementi necessari a varare provvedimenti equilibrati e sensati. E’ però importante che l’azione lobbistica, senza voler dare alcuna accezione negativa a questo aggettivo, avvenga nella massima trasparenza, così da garantire l’assenza di pressioni indebite e di eventuali oscuri canali preferenziali. Un primo passo, dicevamo, ma di indubbio valore. Risultano, in questo senso, poco comprensibili il non voto di Forza Italia o quello contrario del Movimento 5 Stelle, sempre alla ricerca di un “meglio” che pare poter coincidere solo con quanto certificato dal sito di Grillo.
Si moltiplicano, intanto, i segnali di malumore all’interno della maggioranza con reciproci dispetti a suon di voti fatti mancare o nomine non condivise. Lo stesso Maroni non si sottrae al braccio di ferro tirando dritto su Antonio Di Pietro al vertice di Pedemontana, nonostante i mal di pancia di buona parte dei partiti che lo sostengono. D’altronde, l’avere una maggioranza divisa con faglie che attraversano i vari partiti che la compongono è la miglior garanzia per Maroni di poter continuare il proprio lento cammino verso la fine della legislatura.
Non dobbiamo però sottovalutare un altro aspetto: secondo un’indagine curata dall’Istituto Piepoli per Affari Italiani, Maroni sarebbe il governatore più apprezzato dai suoi concittadini. Vista dall’interno della regione ci pare una notizia che ha dell’incredibile, ma non va sottovalutata. La percezione dei cittadini spesso è radicalmente diversa dal clima che si vive nelle istituzioni e la mediocrità di un’amministrazione regionale può anche trasformarsi in un giudizio positivo sul suo operato. Se vogliamo provare a mettere in discussione il dominio forzaleghista sulla Lombardia, che dura ormai da un quarto di secolo, dobbiamo interrogarci anche su questo. L’incertezza del futuro e la paura per il presente spesso portano ad atteggiamenti conservativi e a non voler abbandonare una strada già percorsa, magari non così entusiasmante, ma di certo per molti comoda e rassicurante.

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