In memoria di un gran rompiscatole

20 maggio 2016 di fabio pizzul

Un gran rompiscatole.
Credo che molti italiani ricorderanno così Marco Pannella e i suoi periodici digiuni per le cause più disparate.
Un uomo fuori dagli schemi (anche troppo), che ha avuto il merito di portare all’attenzione della distratta e pigra opinione pubblica italiana i temi dei diritti dell’uomo declinati in chiave individuale (per la mia sensibilità un po’ troppo individualista).

Pannella è stato il Partito Radicale.
Ha fatto suo il metodo ghandiano della non violenza che diventa protesta attraverso un coinvolgimento totale (oggi si direbbe olistico) di se stessi, con un utilizzo del proprio corpo come strumento di testimonianza e pressione, anche estrema.
In un tempo di passioni deboli e di idee inesistenti, Pannella era l’estremo baluardo di una politica forte, all’insegna di contenuti e battaglie che hanno attraversato schieramenti e stagioni della politica italiana con una disinvoltura al limite (spesso anche oltre) la spregiudicatezza.
L’incidenza politica di Pannella e dei Radicali è stata inversamente proporzionale al consenso elettorale che sono stati capaci di raccogliere.
Non mi è mai piaciuto l’utilizzo eccessivo e talvolta violento (in senso politico) del referendum abrogativo, ma non si può negare che sia stato un formidabile strumento di cambiamento sociale in un panorama politico cronicamente incapace di cambiare se stesso e il Paese.
Non ho condiviso molte delle battaglie (cito, per tutte, quelle sulle droghe e sul fine vita) di Pannella, anche perchè il punto di partenza antropologico ci pone su posizioni molto distanti, individualista libertario lui, personalista comunitario io, ma va riconosciuta al gran digiunatore la capacità di porre al centro della sua azione il tema dei diritti universali, a partire dall’impegno contro la pena di morte e per il rispetto dei diritti civili.
E’ stato un politico autentico e coraggioso, che fa sentire piccolo chi tenta di far politica oggi.
Ho già scritto troppe banalità.
Sit tibi terra levis, caro Pannella.

P.S.
Vi invito a leggere, in una sorta di momento di riflessione laico per accompagnare il transito di Pannella, una poesia di Alda Merini.

Che la terra ti sia finalmente lieve

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

(Alda Merini, Terra d’Amore, 2003)

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