Pedemontana: amare riflessioni su un sogno che sta diventando un incubo.

15 febbraio 2016 di fabio pizzul

I territori dell’alta pianura lombarda attendevano da oltre trent’anni una strada che li collegasse senza dover scendere fino alla sempre più congestionata area metropolitana di Milano. Ora, con l’inaugurazione dei primi tratti dell’arteria, la sensazione è che i problemi si moltiplichino invece di risolversi.
E i cittadini si sentono beffati, trascurati e traditi.
La Pedemontana dovrebbe congiungere Varese con Bergamo. Al momento sono stati realizzati e inaugurati solo tre tratti: le tangenziali di Varese e Como e il cosiddetto tratto B1, tra Lomazzo e Lentate sul Seveso.
Ma dove stanno la beffa e il tradimento?

La beffa corre lungo un nastro di asfalto che viene percorso da meno della metà dei veicoli previsti e vede allontanarsi sempre più la possibilità di recuperare da investitori privati (auspicabilmente esteri) i fondi necessari per realizzare i circa 40 chilometri di asfalto mancanti.
La trascuratezza nasce dalla mancata realizzazione delle opere connesse alla Pedemontana, con mitigazioni e compensazioni promesse ai comuni attraversati (e feriti) dalla “grande” opera e finora non realizzati. Il risultato è in alcune zone paradossale: strade intasate da un traffico impazzito, proprietà private che si vedono isolate dal resto del territorio, paesi letteralmente tagliati in due senza le vie di collegamento promesse.
Il tradimento riguarda l’attuale impossibilità di procedere con i lavori, perché le risorse sono esaurite. Gli oltre 2 miliardi e 250 milioni messi a disposizione dal Governo per l’intera opera sono stati interamente utilizzati per la costruzione dei tre monconi ora in esercizio. Un pessimo utilizzo delle risorse e una programmazione fallimentare delle stesse.
Maroni punta, come suo solito, il dito contro il Governo e chiede altre risorse per finire il progetto. Servirebbero almeno altri 2 miliardi di euro per cominciare.
Il ministro Delrio ha ribadito come il Governo abbia già dato e come i fondi messi a disposizione, unitamente alla defiscalizzazione dell’intera opera, avrebbero dovuto essere utilizzati per tutta la tratta.
Siamo di fronte a una clamorosa incapacità di gestire e programmare le risorse a disposizione, con l’aggravante di un drenaggio di risorse dalla Società Serravalle, che la regione sta gestendo per conto di Città Metropolitana e che, invece di garantire fondi da far rifluire sull’area metropolitana ha già fornito oltre 250 milioni a Pedemontana. Sulla società che garantiva a Milano e provincia dividendi per circa 40 milioni di euro l’anno, si addensano ombre per un futuro sempre più incerto.
Come se non bastasse, Pedemontana non sta incassando i pedaggi dei già pochi veicoli che la percorrono: ha problemi di fatturazione legati all’ancora incerto funzionamento del pedaggiamento automatico.
Insomma, quello che doveva essere il coronamento di un sogno per la zona pedemontana, si sta trasformando in un incubo.
E se l’opera non dovesse essere completata, il sistema dei trasporti dell’intera area ne verrebbe irrimediabilmente compromesso.
Davvero la Lombardia e Maroni non hanno nulla da rimproverarsi?
Possono dormire sonni tranquilli tentando di scaricare sempre e comunque le colpe sugli altri e abbandonando i territori attraversati da questa grande incompiuta?
Bisogna fare tutto il possibile per finire Pedemontana, ma prestando attenzione alla sostenibilità del progetto dal punto di vista economico, ambientale e territoriale. Non so se dalle parti di Palazzo Lombardia abbiano coscienza dei danni fatti fin qui e dei disagi inflitti ai territori interessati da un progetto che rischia di rimanere solo sulla carta.

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