Comunicazione o propaganda? La Lombardia non chiarisce e lascia molte ombre.

11 febbraio 2016 di fabio pizzul

Oggi in commissione abbiamo discusso il Piano della Comunicazione della Giunta regionale per il 2016. Cento pagine tonde tonde per raccontare come Maroni e i suoi intendono comunicare.
Al di là di alcune espressioni piuttosto “creative” a cui fatico ad associare una declinazione concreta in termini di comunicazione, il piano non presenta alcuna cifra.
In commissione ci è stato risposto che basta consultare il bilancio per capire come sono stati spesi e saranno spesi i soldi, ma la risposta non mi soddisfa per nulla perché non sarà mai possibile individuare nel dettaglio quanto si è speso sulla singola campagna.
C’è stato anche un colpo di scena: la maggioranza non è riuscita a garantire il numero legale e non si è votato il parere sul piano.

Ecco le espressioni “creative”.

“Un assioma della strategia 2015 è stato la ricerca del concetto olistico più generale, in grado di garantire performance migliori e rafforzare la pervasività della comunicazione attraverso l’utilizzo dello storytelling. Le campagne promosse hanno quindi seguito una narrazione logica che, tassello dopo tassello, ha aggiunto nuovi elementi sempre coerenti con l’incipit del racconto, integrati e diversificati a seconda dei canali e dei messaggi di comunicazione”.

“Per evitare però il calo adrenalinico, che fisiologicamente potrebbe seguire al grande sforzo prodotto durante l’Expo, verrà consolidata la percezione acquisita di centralità strategica, sintetizzando e comunicando i principali risultati raggiunti ma anche rilanciando nuove prospettive di sviluppo sempre più sfidanti”.

“La comunicazione dovrà valorizzare ed enfatizzare i vantaggi concreti di vivere in Lombardia. E’ l’idea di confermare per il 2016, in continuità con Expo e il 2015, un posizionamento caldo, inclusivo e al tempo stesso sfidante, che vale intellettualmente per ogni cittadino e ogni ideologia, che riflette il DNA della Lombardia, il lavoro svolto dal Governo Regionale e al tempo stesso rinforza e valorizza quella sensazione di appartenenza ad un territorio positivo. E’ un concept che muta e si evolve tornando alla lingua originale e recuperando il suo target prioritario. Esso carica emotivamente la comunicazione corporate e istituzionale, segnando la volontà di operare ogni giorno per il nostro futuro: “Regione Lombardia, nutriamo il futuro”; durante l’anno si valuterà se e come far evolvere il concept e il posizionamento relativo”.

Il documento si propone poi di raggiungere alcuni obiettivi concreti di comunicazione che qui provo a commentare con voi facendo riferimento ad alcuni fatti concreti accaduti in Lombardia.

Si dice di voler “proseguire nella distinzione tra comunicazione istituzionale e comunicazione di servizio e/o promozionale”.
Interessante, ma allora come si spiega la scritta Family Day sul Pirellone? Che cos’è stata? Comunicazione istituzionale, di servizio o promozionale? O pura propaganda che ha anche danneggiato la riflessione su un tema delicato e urgente?

Ci si propone di “Spostare l’equilibrio e il focus del concept dal “Programma” ai “Fatti””.
A parte che non capisco esattamente che cosa significhi questa frase, ma di che cosa si sta parlando? Del programma politico di Maroni o istituzionale della regione?

C’è anche un passaggio che delinea possibili potenziamenti di comunicazione: “ Innanzitutto verrà potenziata la comunicazione relativa alle due grandi politiche strutturali di legislatura avviate nel 2015: la riforma del Welfare, con particolare attenzione alla riduzione/azzeramento del ticket e delle liste di attesa, e il Reddito di autonomia”.
Già spingersi a parlare di azzeramento ticket e delle liste di attesa ci vuole un bel coraggio, ma quanto si è speso per le campagne di affissioni e di comunicazione già fatte su questi temi? E quanto si intende spendere ancora su si intende potenziare?

E veniamo al cavallo di battaglia di Maroni: “Passaggio chiave durante il 2016 sarà sicuramente la comunicazione legata al corretto svolgimento del referendum di autonomia”.
Sarebbe interessante capire quanto costerà la campagna di “informazione” su un tema che sa molto di propaganda politica più che di obiettivo istituzionale.

Si parla poi di sponsorizzazioni per eventi di regione. Si legge: “Tra le consultazioni che hanno avuto un esito positivo si può citare la sponsorizzazione del progetto “Belle Arti” in cui la Regione ha avviato la procedura per l’individuazione di sponsor per la realizzazione e promozione dei 29 “Padiglioni ideali”, richiedendo sia sponsorizzazioni in denaro (per uno o più Padiglioni o per l’intero programma) che sponsorizzazioni in servizi”.
Interessante, ma noi non abbiamo mai avuto il piacere di sapere quanti soldi sono stati effettivamente raccolti dagli sponsor. Quanto poi all’efficacia e all’impatto dei 29 padiglioni ideali dell’Expo Belle Arti, mi piacerebbe sapere chi li ha visitati e che impatto reale abbiano avuto sui lombardi e sui visitatori di Expo. Personalmente ho molti dubbi sulla loro efficacia.

Poco dopo si legge anche la seguente affermazione: “La sfida di Expo 2015 è stata vinta da Regione Lombardia facendo dell’Evento un volano per valorizzare e rendere competitivo a livello internazionale il territorio lombardo: lo testimoniano gli importanti investimenti e i numerosi interventi promossi fin dagli anni precedenti l’apertura dell’evento, a cominciare dall’impegno come protagonista nelle società costituite per l’evento, con una partecipazione societaria in Expo 2015 Spa e in Arexpo SpA pari a quella del Comune di Milano”.
Fa piacere sapere che è Regione Lombardia ad aver vinto la sfida di Expo e che è solo grazie alla regione che tutto è andato per il meglio. Sui fondi messi a disposizione possiamo essere anche d’accordo, sul protagonismo effettivo della Lombardia avrei qualche dubbio che inizia con Pianeta Lombardia e finisce con il post Expo per il quale mi pare che, in assenza di un intervento del Governo e della proposta della Statale, le idee della regione sarebbero state abbastanza vaghe e improbabili.

A corollario di quanto scritto fin qui, aggiungo che il piano della comunicazione per il 2016, nel concreto, si riduce a una tabella generale senza alcun tipo di dettaglio delle spese sia a consultivo (per il 2015), sia a preventivo (per il 2016).
Forse l’idea di Maroni è che, una volta approvata la cifra complessiva che si aggira attorno ai 9 milioni e mezzo di euro, lui abbia il diritto di fare ciò che crede e vuole.

Un’ultima curiosità: nel 2015 sono stati realizzati (e pagati) 463 servizi fotografici, ovvero più di 1 al giorno! Sarebbe interessante capire con quali esiti e vantaggio per l’immagine della Lombardia.

Posso dire che non è una grande testimonianza di trasparenza per la Lombardia?

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