Altro Pallone, un premio per riflettere sui problemi dello sport

18 gennaio 2016 di fabio pizzul

“Alessandro Lucarelli ha deciso di non abbandonare la sua squadra dopo il fallimento della società. Siamo profondamente convinti che scelte controcorrente come questa possano essere esempi positivi e capaci di incidere nelle modalità di fare sport, soprattutto dei più giovani”.
Con questa motivazione la giuria presieduta da Gianni Mura ha consegnato al capitano del Parma il premio AltroPallone.
È stato consegnato, nella sede della Cittá Metropolitana di Milano, anche il premio SPace, andato ad Assist, Associazione delle Atlete Italiane che lotta per le pari opportunità nello sport professionale.

Giunto alla sua diciannovesima edizione, il premio è un’occasione per promuovere i valori dello sport attraverso la valorizzazione di esperienze positive che non mancano, ma fanno fatica ad emergere a livello mediatico.
Lucarelli, in questo senso, ha offerto una testimonianza importante di come si possa fare sport ad alto livello senza essere per forza di cose legati a logiche di carattere economico. Per buona parte della scorsa stagione calcistica, l’ormai ex Parma Calcio ha disputato il massimo campionato di calcio senza garantire stipendi a calciatori e dipendenti, che hanno onorato il proprio impegno con la cittá e con i tifosi senza avere alcuna copertura e garanzia.
È uno scandalo che il sistema calcio italiano abbia consentito che dirigenti senza scrupoli affossassero una realtá che negli ultimi decenni ha scritto pagine importanti dello sport italiano.
Evidentemente i controlli non sono stati sufficienti e il sistema non ha gli anticorpi necessari a garantire che il calcio rispetti le regole. E questo ci ha fatto perdere credibilitá anche a livello internazionale.
La storia che ci racconta Alessandro Lucarelli, che ha scelto di rimanere a Parma ricominciando dal calcio dilettantistico, è un bell’esempio di amore per il calcio e per un territorio, ma lancia un grido di dolore che proviene da chi non si trova tutelato come professionista.
Ed è proprio la situazione contro cui lotta anche Assist nel campo dello sport femminile: in Italia non è riconosciuto il professionismo sportivo femminile e le atlete possono solo sperare di trovare rifugio nei corpi sportivi dell’esercito.
Lo sport non può prescindere ormai dal professionismo, ma questo va tutelato e promosso e va riconosciuto a livello femminile.
Complimenti, allora, ad Alessandro Lucarelli e ad Assist e speriamo che la riflessione sul professionismo sportivo in Italia possa decollare e portare ad atti concreti di tutela di chi lo vive da protagonista.
E pazienza per il paradosso che per far parlare delle regole dello sport professionistico debba muoversi una realtá dello sport sociale di base.

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