Un velo di ipocrisia negli ospedali lombardi

2 gennaio 2016 di fabio pizzul

no burkaNiente male come inizio della nuova “era” della sanità in Lombardia.
Il primo atto ufficiale dei nuovi direttori di ASST che devono applicare l’evoluzione del sistema sociosanitario lombardo targata Maroni è l’affissione di un cartello inviato via mail con l’obbligo di stampa ed esposizione al pubblico. Il cartello, ormai famoso, è quello che ammonisce i cittadini riguardo il divieto di copertura del volto, soprattutto per quanto riguarda burka e niquab, con l’aggiunta di una grafica rappresentante un casco integrale. A proposito, mancherebbe anche l’immagine di chi si copre con la sciarpa per evitare il freddo, a quanto pare in arrivo.
I neo direttori generali devono sentirsi fortemente responsabilizzati e valorizzati dall’amministrazione regionale se questo è il primo atto ufficiale loro richiesto.

L’assessore regionale alla sicurezza sostiene che solo grazie a questa affissione e all’impegno dell’amministrazione regionale può essere applicata una negletta normativa nazionale che prevede l’obbligo di essere riconoscibili nei luoghi pubblici. Sarà, ma a me pare una strumentalizzazione bella e buona.
L’operazione, tra l’altro, mi fa venire in mente altre iniziative, francamente abbastanza inutili, di varie amministrazioni locali che hanno pensato di risolvere problemi affiggendo cartelli di varia natura. Ultima in ordine di tempo quella di Pontoglio che, qualche giorno fa, ha collocato all’inizio del proprio territorio il cartello che indica la profonda tradizione cristiana del comune invitando coloro che non volessero rispettarla a girare i tacchi e andarsene. Non molto diversa la situazione dei molti comuni che hanno voluto adornare la propria segnaletica con espressioni stile “comune per la pace”, “comune denuclearizzato” o “comune amico dei bambini”.
Un cartello non serve a nulla se non ci sono politiche concrete e azioni che promuovano davvero le politiche enunciate formalmente. Capisco i sindaci che, spesso, non sanno esattamente come ottemperare a generiche indicazioni dei propri consigli comunali che raccomandano l’attenzione per la pace o altre nobili questioni : l’unica strada per non apparire inadempienti diventa spesso quella di affiggere un bel cartello con effetti pratici praticamente nulli, ma tant’è.
La vicenda degli ospedali lombardi mi pare però ancora più sconcertante: vi pare possibile che la sicurezza sia garantita da un cartello? Forse ci si rifugia in un fogli stampato a colori non avendo idea di come garantire effettivamente la sicurezza nei luoghi pubblici. Il fatto di poter essere riconoscibili di fronte a un controllo di sicurezza è fondamentale, ma non credo possa considerarsi garantito attraverso una campagna che ha più il sapore dello stigma che di un qualcosa di utile.
Non mi pare sia il miglior modo per far sì che la tradizione del velo integrale non si diffonda tra le donne mussulmane presenti in Italia. Una seria iniziativa per evitare derive integraliste credo passi per il coinvolgimento delle comunità mussulmane e non per iniziative che rischiano solo di fomentare sospetti e contrapposizioni.

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