Diario di Expo del 28 ottobre – i cinque cibi dell’anima

28 ottobre 2015 di fabio pizzul

Cinque cibi per nutrire l’anima.
Li hanno individuati i rappresentanti delle religioni induista, ebraica, cristiana, musulmana e buddhista che si sono incontrati martedì 27 ottobre a Expo Milano 2015 per celebrare il 29° anniversario della prima marcia per la Pace di Assisi dove i leader delle grandi religioni del mondo si incontrarono per la prima volta a pregare insieme.

Hanno partecipato Luca Bressan (Vicario Episcopale della Diocesi di Milano, Chiesa Cristiana Cattolica), Svamini Shuddhananda Giri (rappresentante della religione induista), Elia Richetti (Rabbino nella comunità ebraica di Milano), Giuseppe Platone (Pastore della Chiesa Evangelica Valdese), Mouelhi Mohsen (Confraternita Jerrahi Halveti) e Elena Jigetsu Ciocca (Dojo Zen Higan – L’Altra Riva).

Il primo cibo è l’assoluto

“La crisi ecologica” ha commentato Don Bressan citando l’ultima enciclica del Papa “è un appello a una profonda conversione interiore”. Le religioni aiutano questa conversione, permettono il nutrimento degli esseri umani attraverso alcuni cibi altamente spirituali: Dio, il creato, il lavoro, gli altri, il proprio corpo. Ciascuna tradizione ha approfondito uno dei cinque cibi con l’ausilio di diversi codici espressivi: la parola, la danza, il canto, la musica e le immagini. Il pensiero di Papa Francesco tratto dall’Enciclica Laudato Si’ ha fatto da cornice all’evento e cucito i passaggi da un intervento all’altro. La tradizione induista ha illustrato il rapporto uomo-Dio attraverso la danza di una monaca indiana che ha eseguito un’affascinante danza rituale che nella quale si esprimeva la relazione tra gli esseri umani e la divinità.

Il secondo cibo è il creato, il terzo il lavoro

Il tema del creato viene rappresentato da Elia Richetti attraverso la lettura sotto forma di canto in ebraico del Salmo 8. Il rabbino ha sottolineato la necessità che gli esseri umani diventino finalmente responsabili nei confronti del Pianeta, prendendosi cura della terra senza sfruttarla ulteriormente, mentre il pastore valdese Giuseppe Platone ha focalizzato il suo intervento sul terzo cibo dello spirito, cioè il lavoro con la sua energia umanizzante, raccontando alcuni aneddoti della vita dell’artista Vincent Van Gogh e sulla sua attenzione ai poveri e alla terra: “Nelle sue opere, il lavoro contadino è spesso rappresentato egregiamente, restituendo a quelle persone che vivevano con poco l’onore e la dignità”.

Il quarto cibo è la fraternità, il quinto il corpo

Mouelhi Mohsen ha affrontato il tema del rapporto fraterno, positivo con gli altri finalizzato al bene comune, al superamento degli egoismi e si è concentrato sulla figura dei profeti che sono considerati delle stelle polari che danno luce a chi ha perso l’orientamento esistenziale. Sono stati citati Gandhi, madre Teresa di Calcutta, Martin Luther King, monsignor Romero e papa Francesco. Il rapporto con il corpo è stato affrontato da Elena Jigetsu Ciocca che ha illustrato la spiritualità legata al cibo espressa dai monaci buddhisti di diverse tradizioni, a partire dagli insegnamenti di Buddha Shakyamuni.

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