Legge di Stabilità: tradito il DNA del PD?

18 ottobre 2015 di fabio pizzul

Il premier Matteo Renzi ha presentato le linee fondamentali della legge di Stabilità per il 2016. Il valore complessivo della manovra è tra i 27 e 30 miliardi di euro (forbice dipende dalla possibilità che Bruxelles accetti un margine di flessibilità pari allo 0,2%).
Ci sono state molte polemiche, anche interne al PD, su due aspetti della manovra: la cancellazione dell’IMU sulla prima casa e l’innalzamento del limite per l’uso del contante da 1000 a 3000 €.
Sono due provvedimenti, che personalmente non avrei inserito (almeno in questa modalità), ma da qui a dire che l’intera manovra è sbagliata e lontana dal DNA del PD…
C’è anche da dire che, se vediamo la manovra nella sua complessità, i due punti in questione sono abbastanza marginali, anche se mediaticamente molto efficaci perchè semplici da raccontare.

Credo che ci sia spazio per varie modifiche del provvedimento durante l’esame parlamentare e penso che sia giusto aprire un dibattito su quanto il Governo ha proposto. Proprio per questo, in attesa di approfondire i diversi temi della legge, vi propongo uno schematico riassunto delle principali misure previste.

Tasi – si prevede l’abolizione della Tasi, la tassa sulla prima casa. Contemporaneamente, sparirà anche l’Imu sui terreni agricoli e sui macchinari imbullonati. Potrebbe invece essere aumentata l’Imu sulle seconde e terze case. Tutte misure che dovrebbero costare circa 5 miliardi di euro.
Ires – La tassa alle imprese sarà ridotta, ma solo a partire dal 2017. C’è qualche speranza di anticipare la misura al 2016 solo se l’Europa accetterà di dare il via libera a quel 0,2% di sforamento richiesto. Assieme al taglio dell’Ires, un eventuale disco verde di Bruxelles potrebbe sbloccare anche investimenti nell’edilizia scolastica.
Niente aumento dell’Iva – È la misura più costosa, dal valore di quasi 17 miliardi di euro. Ma evitare che scatti la clausola di garanzia e di conseguenza che aumenti l’Iva è una misura imprescindibile per evitare che i consumi si deprimano ulteriormente.
Canone Rai – Il Canone scenderà da 113 a 100 euro e sarà inserito nella bolletta della luce e in questo modo chiunque sarà costretto a pagarlo. Dal 2017 il canone scenderà ulteriormente, a 95 euro.
Bonus ristrutturazioni – Gli incentivi per le ristrutturazioni sono state prorogate per un altro anno ancora. Le ristrutturazioni edilizie potranno essere detratte dall’Irpef per il 50%, quelle legate al risparmio energetico saranno detratte per il 65%.
Incentivi alle assunzioni – Prorogati ancora gli incentivi per chi assume (che nel 2015 hanno funzionato bene sul fronte occupazionale). Chi assume un dipendente a tempo indeterminato o converte un contratto a tempo determinato avrà uno sgravio sui contributi da versare. Rispetto a oggi, però, saranno meno generosi: dagli attuali 8mila euro si scende del 40% per l’anno a venire e del 75% nel 2017.
Limite dei contanti – Innalzato a tremila euro il limite dei pagamenti in contati, dagli attuali mille. Una misura molto contestata (per questioni di lavoro nero ed evasione fiscale), che secondo il governo potrebbe rilanciare i consumi.
Pensioni – Niente flessibilità in uscita, ma sarà possibile per chi ha più di 63 anni lavorare part time con una retribuzione quasi pari a quella ordinaria. Sale la no tax area dei pensionati, che da 7.500/7.750 euro (a seconda dell’età) diventa per tutti di 8.142 euro (pari a quella dei dipendenti).

Previsti anche misure a favore dei minori in situazione di povertà (con l’estensione della social card) e uno sblocco del Patto di Stabilità per i comuni con il bilancio in ordine (potrebbe essere sbloccato oltre 1 miliardo e mezzo di €).

Costo delle misure in sintesi

– 17 miliardi cancellazione aumento iva e accise
– 5 miliardi cancellazione Tasi e Imu agricola
– 3,5 miliardi per le misure anti-povertà e sulle pensioni
– 1,5 miliardi per decontribuzione e meno tasse per le imprese
Coperture
– 13 miliardi da aumento obiettivo deficit (che sale dall’1,4 al 2,2%)
– 5,5 miliardi da spending review
– 2 miliardi dal rientro dei capitali con la voluntary disclosure
– 1 miliardo da aumento prelievo sui giochi
– 600 milioni da cancellazione delle province
– 4,9 miliardi da maggiori entrate per via della crescita economica prevista (+1,6%)

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