Non solo pane e acqua. Parole dal carcere.

9 ottobre 2015 di fabio pizzul

Oggi ho trascorso l’intera giornata all’interno del carcere di Bollate per la conclusione del concorso letterario “Carlo Castelli” per la solidarietà, promosso dalla Federazione italiana della Conferenza di San Vincenzo De’ Paoli. In mattinata sono stati premiati i detenuti vincitori del concorso, mentre nel pomeriggio si è discusso sul tema “Nutrirsi di libertà”.

Centotredici gli elaborati giunti da tutte le carceri italiane ed esaminati dalla giuria presieduta da Luigi Accattoli.
Il premio è giunto alla sua ottava edizione e proponeva quest’anno come un tema ispirato ad Expo: “Non solo pane e acqua”. Un riferimento al duro trattamento di un tempo nelle carceri, ma, al contempo, un invito ad andare oltre e a promuovere cammini di recupero e reinserimento dei detenuti.
I premiati con i tre premi principali sono due donne e un uomo.
La prima classificata è una donna rumena, spiega Accattoli, che ha anche dovuto superare la barriera della lingua e racconta delle dispute con le compagne di reclusione per le modalità di preparazione di alcune ricette tipiche dei propri paesi di provenienza con uno stile sumplice e al tempo stesso coinvolgente.
Il secondo premio è andato a un ladro artista che, nella finzione letteraria, ha trasformato il furto in una passione raffinata e giustificata dall’amore per l’arte.
Terza classificata Monica, una giovane donna tormentata dalla droga dall’età di 18 anni, che manda un messaggio ai giovani per metterli in guardia dal pericolo della dipendenza.
Ordinarie storie di ospiti del carcere che hanno però trovato nell’espressione letteraria un’occasione per rientrare in se stessi e ricostruire una relazione positiva con gli altri.
Molto significativa la scelta di affiancare a un premio in denaro anche un progetto di solidarietà che si concretizza in adozioni a distanza, supporto formativo a un minore appena uscito dal carcere e fornitura di materiale didattico a una scuola in Albania.
Grande emozione da parte dei premiati che sono arrivati a Bollate da diverse carceri italiane e hanno condiviso l’intera giornata con più di 100 rappresentanti della San Vincenzo giunti soprattutto da Lombardia, Veneto e Toscana.
La presenza del capo dipartimento nazionale dell’Amministrazione Penitenziara Santi Consolo ha testimoniato l’interesse dell’amministrazione penitenziaria per iniziative di questo tipo con un invito esplicito a tutti coloro che si occupano di carcere: “Non abbiate paura delle novità e di fare proposte coraggiose”. Un appello tanto più significativo perchè fatto dal carcere di Bollate che, proprio in questi giorni, è protagonista di una nuova iniziativa: l’avvio di un ristorante aperto a tutti i cittadini.
Stimolanti gli interventi del pomeriggio.
Luigi Accattoli, ha ricostruito il pensiero di papa Francesco sul cibo.
Marco Lucchini, ha raccontato l’esperienza del Banco Alimentare.
Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Venezia Giovanni Maria Pavarin, ha sottolineato la necessità di accompagnare i detenuti in un percorso di cambiamento che troppo spesso il carcere oggi non riesce a garantire.
La docente dell’Università Cattolica Claudia Mazzuccato ha spiegato come la giustizia non possa essere considerata come una sorta di minaccia o una qualcosa di rigido e immutabile, ma va inserita in una relazione che dovrebbe coinvolgere chi commette un reato, ma anche chi ne è vittima: solo così si potrà davvero giungere a ricostruire cammini che non possono certo far dimenticare il danno o il dolore arrecato, ma lo aprono al futuro.
Tanti stimoli che dicono della necessità di andare oltre la considerazione del carcere come un qualcosa di astratto e lontano. solo così, ha sottolineato il direttore del carcere di Bollate Massimo Pagani, potranno emergere le storie delle persone che sono in carcere e che non meritano di finire dimenticate o cancellate per un malinteso senso di sicurezza che troppo spesso viene contrabbandato per giustizia.

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