Diario di Expo del 12 settembre: folla, rito collettivo e pensieri inquieti

12 settembre 2015 di fabio pizzul

Una folla che non si era ancora vista.
Il secondo sabato di settembre ha fatto segnare il tutto esaurito ad Expo con un Decumano lungo il quale, nel pomeriggio, era difficile camminare a una velocitá diversa rispetto a quella dettata dal fiume di gente che pareva muoversi all’unisono.
Code, code e ancora code, lunghissime, ma nessuno dá l’impressione di perdere la pazienza o lasciarsi andare a scatti di rabbia. Anche dopo la visita di padiglioni che, francamente, un’ora e più di coda non la valgono proprio.
Ma l’importante è esserci e poter dire di aver condiviso un’esperienza collettiva che vale più di qualsiasi contenuto letto su Internet.
Expo ci riporta al rito collettivo che abbiamo visto in tante altre occasioni e che non si spiega razionalmente.
Non è un male: in tempi di vacue esperienze virtuali, riconoscersi fisicamente in un rito concreto e reale non è certo un problema. Anche perchè Expo, comunque, dà la sensazione di essere un posto bello e da condividere. E di questi tempi la bellezza e la condivisione non sono cose poi così diffuse.
Camminando tra la folla rimane però un dubbio ancora non risolto: tra qualche mese, dopo il cantiere che smonterà i padiglioni, che ne sará di quest’area?

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