Da Milano alla Francigena. Un cammino da promuovere.

29 agosto 2015 di fabio pizzul

In vista dell’imminente Giubileo della Misericordia, che verrà inaugurato da papa Francesco il prissimo 8 dicembre, si cominciano ad organizzare percorsi e iniziative che possano accompagnare l’evento. Tra questi un rilievo particolare potranno assumere i pellegrinaggi che attraversano l’Europa e che, in molti casi, conducono a Roma o ad altri santuari della cristianità.
Negli ultimi anni il principale tra questi, il Cammino di Santiago, sta conoscendo una nuova popolarità con numeri impressionanti di pellegrini che lo percorrono secondo modalità e tempi estremamente diversificati.
In Italia possiamo contare su cammini molto significativi e carichi di tradizione, dalla Via Francigena al Cammino di san Francesco per continuare con diverse proposte di pellegrinaggio più radicate localmente.
Milano non è toccata dal percorso tradizionale della Via Francigena che passa ad ovest del capoluogo lombardo, ma potrebbe comunque diventare un punto di partenza interessante per iniziare il tratto di Francigena che, dopo aver attraversato il Po, si dirige verso Roma.

Il cammino può svilupparsi lungo la cosiddetta Via dei monaci che coingiunge il centro della città alle abbazie del sud Milano e prosegue, toccando Melegnano e San Zenone al Lambro, fino a Orio Litta dove si ricongiunge con la tradizionale Via Francigena nel momento in cui attraversa il Po.
Questa mattina, assieme ad altri cinque compagni di cammino, tra cio l’onorevole Paolo Cova, ho provato a percorrere il tratto da Milano a Melegnano per verificare la fattibilità del percorso che, al momento, non è per nulla segnalato.

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Siamo partiti intorno alle 7.20 dal Nocetum, luogo di spiritualità, condivisione e accoglienza poco distante da piazzale Corvetto. Lì sorge una piccola chiesetta dei Santi Filippo e Giacomo le cui origini risalgono fino al XIII secolo.
Attraversando il bel Parco della Vettabbia che si apre improvviso a pochi metri da viale Omero, ci siamo diretti verso l’Abbazia di Chiaravalle, vero e proprio luogo simbolo della storia e della spiritualità del Sud Milano.
Aiutati dalla gradevole temperatura della prima mattinata, in meno di 40 minuti abbiamo raggiunto l’Abbazia proprio mentre la comunità monastica cistercense iniziava la recita delle Lodi.

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Una prima tappa comoda e significativa.

Da Chiaravalle siamo ripartiti alla volta dell’altra storica abbazia della zona, Viboldone.
Lasciatoci alle spalle il pittoresco borgi di Chiaravalle, dopo un breve tratto nella campagna con sullo sfondo gli edifici di Metanopoli e sopra la testa gli arerai che atterrano a Linate, si è costretti ad attraversare la zona industriale di San Giuliano Milanese che non favorisce certo un clima da pellegrinaggio.
In meno di un chilometro ci si lascia alle spalle capannoni e TIR per entrare nella frazione di Civesio, dove si torna ad apprezzare un ambiente rurale molto gradevole.
Un pista ciclopedonale segnalata da un cartello di legno, porta rapidamente, attraverso dei campi coltivati percorsi da rogge, all’abbazia di Viboldone che si raggiunge da una prospettiva insolita, proprio alle espalle della chiesa.

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Entrati nella tranquillità di Viboldone, una rapida visita ci ha fatto apprezzare lo straordinario ciclo pittorico giottesco recentemente restaurato. Un vero e proprio tesoro, unico del suo genere, che testimonia la presenza di pittori di scuola giottesa nel milanese e non può che essere accontato al ciclo che il grande maestro ha dipinto nella cappella degli Scrovegni di Padova. Un capolavoro ignoto ai pià che da solo vale il viaggio a Viboldone.
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Alle 10.45 ci siamo mossi da Viboldone in direzione di Melegnano, tappa successiva del cammino.
Costeggiando la linea dell’alta velocità, sotto un sole sempre più caldo, abbiamo raggiunto una strada poderale che avrebbe dovuto consentirci un cammino più lontano dal pur esiguo traffico della strada asfaltata. Peccato che, raggiunta una cascina abbandonata, un cancello sbarrato ci ha impedito di ricongiungerci alla via che ci avrebbe condotto verso le ultime frazioni di San Giuliano. L’imprevisto ci ha costretti alla ricerca di qualche passaggio attraversando campi di granturco, fino a quando, con l’aiuto delle immagini di Google Maps, abbiamo individuato la possibilità di attraversare una roggia grazie a una chiusa ormai abbandonata e da lì, dopo pochi metri in un campo di granturco ormai raccolto, abbiamo potuto ricongiungerci a un’altra strada poderale che in poche centinaia di metri ci ha condotti fino alla frazione Marignano del comune di San Giuliano dove abbiamo raggiunto la chiesettina e la cappella votiva che ricorda la Battaglia dei Giganti che fu combattuta in questa zona nel 1515. Il luogo merita una breve sosta prima di ripartire per l’ormai vicina Melegnano.

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In poche centinania di metri si raggiunge il centro abitato con la possibilità di una sosta alla chiesetta di San Rocco, un passaggio presso il Castello Mediceo e l’arrivo alla Basilica della Natività di San Giovanni Battista sede del tradizionale Perdono che prevede l’indulgenza plenaria concessa il 20 gennaio del 1563 da Papa Pio IV attraverso l’emissione di un’apposita Bolla. Le radici del Perdono sconfinano nella leggenda che parla della concessione della Bolla sull’indulgenza come di un gesto di riconoscenza di Papa Pio IV Giovanni Angelo Medici nei confronti della cittadina sul Lambro, allora Marignano, dove fu ospitato nella casa parrocchiale di don Battista Pavesi, che lo trattò talmente bene che, quando dunque divenne Papa, Giovanni Angelo si ricordò del bene ricevuto quel giorno a Melegnano e il 20 gennaio del 1563 concesse alla città l’importante privilegio.

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Qui si è concluso oggi il mio percorso, mentre i compagni di cammino hanno proseguito fino a San Zenone al Lambro.
Sono quindi rientrato a Milano con un treno che ho potuto prendere nella vicinissima stazione di Melegnano alle 12.07.

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La mattinata ha confermato l’interesse di un possibile inizio milanese di avvicinamento alla Via Francigena.
In vista del Giubileo per renderlo fruibile non servirebbero grandi opere, ma almeno qualche segnalazione per evitare che gli eventuali pellegrini si perdano in percorsi che non sono così immediatamente individuabili.
Credo che le potenzialità per promuovere questo cammino ci siano tutte, anche perchè i luoghi che tocca sono di sicuro interesse.
Sarebbe un peccato non approfittarne.

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