Sconsacrare la guerra

22 agosto 2015 di fabio pizzul

Recentemente papa Francesco ha rilanciato il suo appello contro ogni guerra dicendo con forza che c’è solo un modo per vincere una guerra: non farla.
Grazie al prezioso consiglio degli amici librai della Lirus, in via Vitruvio, a Milano, ho letto in questi giorni un libro che reputo prezioso: “Notte inquieta” di Albrecht Goes, un ex pastore protestante (Marcos y Marcos editore).
E’ ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e racconta dell’ultima notte prima dell’esecuzione di un disertore.
Un libro che non parla di guerra se non indirettamente, ma fa odiare la guerra al lettore.

Invitandovi alla lettura (sono poco più di cento pagine) vorrei condividere con voi un breve passaggio che riguarda proprio la guerra.

Non si tratterà, allora, di odiare la guerra. L’odio, se si può dire così, è un sentimento positivo. Bisogna sconsacrare la guerra . Toglierle ogni incanto. Bisogna inculcare nella coscienza umana di come sia banale e laido questo mestiere di soldato. Che l’Iliade rimanga l’Iliade e il Canto dei Nibelunghi quel che è. Ma noi dobbiamo sapere che lavorare con una pala e una zappa è più onorevole che andare a caccia di decorazioni. Dobbiamo dire che la guerra è sudore, pus, orina”.
E la preoccupazione di Goes è che l’evidenza di questa tragedia rimanga chiara solo per qualche anno, ma poi, dopo qualche decennio, come la gramigna, il mito della guerra potrebbe rinascere.

(pgg.59-60)

Parole forti. Che devono far pensare.
Qualche giorno fa ero a Kobarid-Caporetto, al museo della Guerra.
Anche lì, nelle testimonianze di chi l’ha vissuta, traspare tutta l’assurdità e la crudeltà della guerra: non dobbiamo dimenticare.

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