Diario di Expo del 29 luglio – se da una bevanda nascono borse e oggetti

29 luglio 2015 di fabio pizzul

Da una bevanda possono nascere borse, tessuti e oggetti d’arrdo attraverso l’utilizzo di lieviti e batteri. L’idea viene da una scuola superiore della Galilea.

In una mostra, denominata ‘ScobyDo‘ ed stata allestita al Padiglione di Israele dalla Danciger Darca Comprehensive School, si racconta di come i ragazzi siano partiti dalla ‘kombucha‘, una bevanda tradizionale dell’estremo oriente, lavorata in laboratorio con batteri per sviluppare materiali simili alla pelle. Con questo procedimento hanno realizzato vestiti e altri oggetti.
‘Scoby’ sta per Symbiotic Colony of Bacteria and Yeast, ed è il nome in cui è chiamato il fungo derivato dalla coltura in laboratorio del ‘kombucha’, bevanda a base di tè verde, tè nero e zucchero. Il fungo ha una consistenza gelatinosa di colore chiaro e la forma simile a quella di una frittella.

Il materiale ricavato dagli studenti per il progetto di fine anno scolastico è molto simile alla pelle, ma il risultato cambia in base alla quantità e al tipo di batteri utilizzati. La scoperta del fungo del kombucha per produrre abiti e oggetti non è nuova. «In altre parti del mondo, ad esempio in Germania, artisti e designer utilizzano Scoby per le loro creazioni, ma la nostra è la prima scuola superiore al mondo a fare questo tipo di ricerca su funghi e batteri» ha affermato l’insegnante che ha accompagnato gli studenti a Expo, Morgalit Mualem. L’istituto Danciger Darca si trova nella città di Kiryat Shmona, vicino al confine col Libano. Dagli Anni 70 al 2006 ha subito spesso attacchi terroristici. Ora vi studiano studenti di tutte le religioni.

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