Formazione professionale, sperimentazioni concrete e leggi affrettate

20 luglio 2015 di fabio pizzul

Basta scorciatoie, è tempo di far sì che le aziende investano in formazione, competenze e conoscenza.
È uno dei punti chiave emersi dal convegno tenutosi questa mattina presso la sede regionale delle ACLI, in via Luini a Milano su iniziativa dell’AEF Lombardia, l’associazione degli enti di formazione.
Dopo un confronto tra le esperienze della formazione professionale di Lazio, Piemonte e Lombardia, è intervenuto il ministro Poletti ribadendo la necessitá di avere un quadro di riferimento nazionale all’interno del quale le singole regioni potranno esprimere le proprie peculiaritá.

Qui di seguito vi offro una veloce sintesi dell’intervento del ministro del lavoro Poletti per come l’ho catturato attraverso gli appunti presi questa mattina.

Stop agli opportunismi o i giovani non ci capiscono e non ci credono più: i contratti non devono essere scorciatoie solo per pagare di meno.
Il disastro peggiore degli ultimi 20 anni è stata la precarizzazione, perchè oltre alla flessibilitá abbiamo promosso la convenienza di contratti precari. Le imprese hanno pensato che si potesse competere solo risparmiando sul lavoro.
Gli italiani per troppi anni si sono spartiti il lavoro che c’era giá prendendo tutti di meno.
Le competenze, il sapere e la formazione in un contesto del genere valgono molto meno.
Pubblico non è statale; lo Stato ha però il dovere di individuare livelli essenziali di prestazione.
È necessario un serio lavoro di monitoraggio per apportare eventuali correttivi, ma in un quadro normativo che rimanga stabile.
GAranzia Giovani deve andare avanti e, se non la stabilizzerá l’Europa, dovrá farlo l’Italia per far sì che ci sia una modalitá di rapporto stabile tra giovani e mondo della formazione e del lavoro per evitare dispersioni (che è complicato recuperare a posteriori).
Tutto questo è legato alle politiche attive: i centri per l’impiego sono fondamentali e vanno rafforzati, un minimo di infrastruttura pubblica è necessario per poter dialogare e collaborare con tutti gli altri operatori che avranno poi tutto lo spazio necessario.
Abbiamo una grande ed oggettiva difficoltá nella diversitá delle situazioni locali: servono strumenti capaci di intervenire in situazioni molto diversificate. C’è bisogno di far diminuire questo divario tra le regioni.
Serve far cambiare la percezione dell’opinione pubblica riguardo l’utilitá della formazione, solo così si potrá pensare di trovare le risorse necessarie per sostenere il settore.

Nel corso della mattinata sono state presentate le posizioni ufficiali degli enti di formazione sulla sperimentazione dell’alternanza scuola lavoro.
Vi allego un documento che le riassume.
la via italiana al sistema duale 20luglio2015

In chiusura, permettetemi una considerazione politica.
L’assessore regionale lombardo Valentina Aprea insiste perchè entro l’estate venga approvata una legge che modifica il sistema dell’IeFp lombarda non facendo altro che recepire in legge iniziative giá attive da tempo e enunciando che la formazione professionale in regione adotta il sistema duale e l’alternanza scuola lavoro. Tutte cose giá possibili a legislazione vigente. Non sarebbe meglio attendere il consolidamento della normativa nazionale per come emergerá dai decreti attuativi di Jobs act e Buona scuola?
Ma pur di mettere il proprio nome a una legge e poter dire di essere arrivati per primi…

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