Diario di Expo del 19 giugno – le strane proposte alimentari del Belgio

19 giugno 2015 di fabio pizzul

Vi segnalo quest’oggi alcune interessanti proposte del padiglione del Belgio.
A un primo sguardo non è tra i padiglioni più accattivanti, la stessa visita scorre senza grandi emozioni fino a quando non si intraprende la discesa verso il seminterrato.
Lì inizia la parte più interessante con un corridoio che propone i rischi di un mancato intervento internazionale sulle tematiche ambientali: entro il 2050 ci potrebbe essere una vera e propria catastrofe ecologica. Sintesi efficace con presentazioni grafiche non bellissime e di non immediata interpretazione.
Giunti nell’area sottostante si possono apprezzare tre buone idee per l’alimentazione urbana del futuro.
La prima, in realtá, fa venire un po’ i brivisi, perchè propone l’utilizzo di insetti di vario genere per l’alimentazione: sono ricchi di proteine, si allevano con minori risorse e hanno meno scarti. Rimane la barriera del gusto e della cultura. Vabbè.
La seconda idea è quelo della coltura di ortaggi con un metodo hydroponico (non so se si traduce proprio così). Si tratta di un ciclo integrato che prevede la coltivazione di verdura irrigata con acqua nella quale sono allevati pesci che producono elementi nutritivi che fungono da fertilizzante. Un sistema a circolo chiuso che consente di far crescere la verdura in minor tempo e con maggiore qualitá. Si tratta di sistemi che potrebbero essere installati in spazi ridotti e anche i. Contesti urbani.
Terza idea: coltivare funghi sfruttando i fondi del caffè.
L’esperimento è giá in corso a Bruxelles, dove vengono raccolti da diversi bar della cittá i fondi del caffè che, miscelati con terriccio, garantiscono una crescita rapida ed efficacia di particolari specie di funghi commestibili. Anche in questo caso, l’aspetto non è dei più rassicurenti, ma le didascalie assicurano che sono molto gustosi.
Si possono anche acquistare presso il padiglione.
Unico limite del padiglione è il fatto che propone spiegazioni unicamente in inglese e questo scoraggia gran parte dei visitatori.
Vale comunque una visita.

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