Diario di Expo dell’11 giugno – solo l’uomo può salvare se stesso

11 giugno 2015 di fabio pizzul

Ad Expo fanno ogni tanto irruzione anche i contenuti.
È accaduto oggi, national day della Santa Sede.
L’auditorium di Expo, proprio alle spalle del padiglione britannico, ha ospitato un incontro del ciclo de il Cortile dei gentili del titolo “Il volto della terra”.
Si è parlato di terra, uomo e ambiente con Giuliano Amato, Nicolas Hulot e il cardinale Gianfranco Ravasi moderati dalla direttrice di Rai News 24 Monica Maggioni.
Vi propongo una sintesi dell’incontro attraverso appunti presi live.
Mi scuso per lo stile approssimativo e la sintesi sicuramente arbitraria.

Giuliano Amato, presidente Fondazione “Cortile dei gentili”
La Terra è sempre stata considerata come benigna, madre, portatrice di cose buone. Le catastrofi naturali sono sempre state associate dall’uomo al maligno, a deviazioni rispetto alla natura positiva della Terra.
Gli uomini hanno sempre tentato di combattere il maligno, ma talvolta, e sempre più spesso, rischiano di causare il male e i guasti della Terra.
Anche il tema della nutrizione diventa centrale in una visione secondo la quale l’umanitá è un’unica famiglia nella quale dobbiamo e possiamo riconoscere i volti di tutti gli uomini.
La gestione dei mercati agroalimentari europei testimonia la bontà solo apparente delle nostre politiche e delle nostre azioni. I sussidi agli agricoltori europei sono segnale di bontá per non farli fallire, ma causano il blocco dei mercati e delle produzioni dei paesi poveri.
Lo stesso vale per lo spreco che caratterizza la nostra societá.
Ma non basta essere più buoni per risolvere il problema della distribuzione del cibo, servono azioni e politiche concrete.
Gli stessi aiuti umanitari ai paesi poveri rispondono più a interessi geopolitici che a criteri di equitá e giustizia.
Nel mondo che ha bisogno non c’è una differenza quantitativa, ma qualitativa.
Oggi noi europei senza dirlo abbiamo condannato quello che definiamo clandestino migrante per motivi economici ad essere ributtato in mare.
Bisogna far sì che l’utopia di chi credeva nella possibilitá di offrire aiuto a tutti gli uomini rimanga viva.

Card. Gianfranco Ravasi, commissario generale della Santa Sede a Expo
Il compito religioso e il compito umanista è quello di affrontare la crisi, non affidarla solo ai tecnici e agli operatori economici. La crisi è pertanto una messa alla prova per la chiesa stessa.
L’uomo è economo della natura: deve ritrovare la capacitá di gestire, non di violentare il mondo.
Nella cultura occidentale di matrice greco latina si è consolidata una concezione dualistica, di netta separazione tra anima e corpo. Nella Bibbia troviamo un’antropologia che si fonda sulla materia, sulla terra, intesa come sorella, vedi san Francesco. Secondo la Bibbia l’uomo senza la materia non esiste e qui si fonda il rapporto con il cibo. Nella Bibbia ci sono però due modelli di rapporti con la materia e su uno di questi si è consumato il rapporto degenerato con la terra.
Primo modello: riempite la terra e soggiogatela, dominate… Nella interpretazione normale questo trasforma l’uomo in tiranno e padrone della terra. Ma la Bibbia intendeva suggerire che l’uomo dovesse abitare la terra e guidarla come un pastore, occupandosi di lei.
Secondo modello: l’uomo fu collocato sulla terra perchè la coltivasse e la custodisse… In ebraico i due verbi sono però gli stessi verbi che vengono usati per parlare del rapporto con Dio, servire e osservare la legge, sono i verbi dell’alleanza. Se vogliamo una religione che sia biblica il nostro compito è stabilire un’alleanza con la terra, non dominarla.
Nell’islam c’è una racconto tradizionale in cui si parla della creazione citando un giardino (copiando dalla bibbia). Dio dice all’uomo che ogni volta che l’uomo peccherá farà cadere nel giardino un granello di sabbia nel giardino. Da qui si capisce perchè i deserti continuano ad espandersi.

Nicolas Hulot, commissario generale della Conferenza Mondiale 2015 sul clima
Qual è il volto della terra? L’anima del mondo è profondamente malata. C’è una profonda crisi antropologica e della civilizzazione. Questo avviene probabilmente per l’ipertrofia della tecnologia.
Siamo parte della natura in quanto viventi e dobbiamo finalmente metterci in ascolto della natura. Il carattere unico dell’uomo è la capacitá di farsi carico degli altri viventi.
Abbiamo la tentazione della rovina, ma l’uomo deve svegliarsi e per questo è importante promuover una riflessione etica, non solo economica o politica. La terra deve essere considerata come uno spazio di solidarietá, da qui si può ripartire. Ogni essere umano ha lo stesso valore ovunque viva.
La crisi ambientale e climatica amplifica tutte le altre crisi.
Il,pianeta può fare a meno dell’umanitá, ma l’umanitá non del pianeta.
A Parigi a dicembre la nostra intelligenza sará messa alla prova riguardo il futuro del pianeta: se si affida solo alla tecnica e alla scienza l’uomo è perduto perchè non puó affrancarsi dalla legge naturale e dalle norme morali.
Le risorse naturali non appartengono a noi, ci sono state affidate e appartengono alle generazioni future, di tutto il pianeta.
Stiamo probabilmente entrando in una nuova era geologia, l’antropocene.
La crisi ambientale per la prima volta mette tutta l’umanitá nelle stesse identiche condizioni e probabilmente dovremmo passare dalla predazione alla gestione delle risorse. La questione climatica ci obbliga a porci domande fondamentali per la nostra esistenza.
L’utopia non è irrealizzabile, è solo irrealizzata.
Se non ci occuperemo della civilizzazione anche in una dimensione verticale e non solo orizzontale, non ne usciremo.
Dobbiamo guardare ai volti e non solo alle cifre di coloro che sono colpiti dai cambiamenti climatici e migrano: i migranti non sono solo statistiche, sono storie e sofferenze.
Se ragioniamo solo dei nostri interessi nazionali e materiali tradiamo la nostra civiltà europea, dobbiamo considerare un unico destino per chi abita in Europa o in Africa.

Giuliano Amato
Non è un caso che Ulisse sia collocato da Dante all’inferno, perchè ha varcato le Colonne d’Ercole. Ciascuno le porrá dove crede, ma chi ne nega l’esistenza fa danno a se stesso e all’intera umanitá. Se non ci poniamo il tema del limite della ricerca sarà un disastro: solo un appropriato senso del limite ci fará fermare di fronte al tecnicamente possibile. L’ambiente è vittima di una ubris che non ha avuto limiti e che ora si ritorce contro di noi.
È importante ritrovare i fini e dimensionare le nostre azione su di essi, perché siamo tutti figli di uno stesso Dio o di un’unica terra.

Nicolas Hulot
Dobbiamo comprendere la complessitá dei cambiamenti climatici e fare scelte, perchè per evitare la crescita della temperatura di due gradi l’umanitá deve scegliere di rinunciare al 10% delle risorse e energetiche fossili che sono facilmente accessibili.
Se i vari paesi agiranno singolarmente e tutelando solo i propri interessi o rivendicando di essere vittime dello sviluppo altrui e dunque di non dover avere limiti da rispettare, sarebbe distruttivo.
I paesi occidentali devono garantire risorse perchè i paesi in via di sviluppo possano adeguarsi senza essere penalizzati a strategie di sostenibilitá ambientale.
Se ogni paese diventerà capace si produrre localmente con fonti rinnovabili l’energia di cui ha bisogno, facendo a meno delle risorse fossili, elimineremo la maggior parte delle cause dei conflitti e contribuiremo a costruire la pace. Questo è l’obiettivo della conferenza di Parigi.

Card. Ravasi
La ubris è il dramma del non coltivare in maniera corretta. Nella Bibbia coltivare è identificato con il dare il nome agli animali, la ubris è la violenza di imporre un altro nome, arbitrario.
La tecnica in quanto tale è l’azione che prescinde dalla domanda di senso ultimo: la vera scienza suppone anche di arrestarsi di fronte alle evidenze della vita e ai suoi misteri.
Basti pensare ad Oppenheimer che, nella ricerca sull’energia nucleare, decise di fermarsi con un’obiezione di coscienza di fronte all’esito inevitabile e distruttivo della bomba atomica.
Tecne in greco significa arte e non tecnica, una suggestione riguardo il compito e la capacitá dell’uomo.

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