Maroni è nudo, ma chi glielo dice?

10 giugno 2015 di fabio pizzul

Sui quotidiani oggi compaiono titoloni sul reddito di cittadinanza e sui 500 milioni che Maroni ha deciso di stanziare a questo scopo nei prossimi tre anni.
Ma che cos’ha detto Maroni ieri in Consiglio regionale?
Nulla. Questo è il problema.
E non c’è stato nessuno che abbia avuto il coraggio del bambino de “I vestiti nuovi dell’imperatore” gridando: “ma il re è nudo!”.
Provo a spiegare perché.

I soldi di cui parla Maroni provengono per quasi la metà (226 milioni) dalle risorse del POR (Piano Operativo Regionale) che regola il modo in cui la Lombardia potrà spendere le risorse dell’Unione Europea previste nei fondi strutturali per la programmazione 2014-2020.
Per il resto, Maroni ha dichiarato di aver trovato 50 milioni per il 2015 e 200 milioni per il 2016 di risorse regionali.
Questi quattrini sapete da dove provengono? Dai famosi tagli di cui la Lombardia aveva accusato il governo che non sono stati così pesanti come Maroni si era premurato di denunciare.
Ecco la magia: ri-compariranno magicamente soldi che non sono stati mai tagliati.
Ma re Maroni mi pare nudo soprattutto per il modo in cui non ha spiegato che cosa intende per reddito di cittadinanza. Ieri ha citato nell’ordine il REIS, il reddito di cittadinanza, l’assegno di emergenza, il reddito di autonomia. Affermando che a lui piace particolarmente quest’ultimo per come era stato pensato (nel 2010!) dalle Caritas di Lombardia, ma che è aperto a qualsiasi soluzione, anzi, chiede ai gruppo consiliari di dargli una mano a stabilire che cosa fare.
In pratica Maroni ha detto: non so ancora bene che cosa fare, datemi delle idee che decidiamo assieme entro l’estate.
Ma vi pare il modo di guidare una regione? Che cos’ha realmente in testa Maroni?
In un mondo normale il presidente si presenta con una sua proposta per discuterla con i suoi interlocutori.
Nella Lombardia di Maroni no. Il governatore dice di avere i soldi, ma di non sapere bene come spenderli e dunque chiede un po’ di idee ai partiti per poi intestarsi il merito dell’intera operazione.
Tutti i gruppi consiliari ieri hanno dato credito a Maroni dichiarandosi disponibili a ragionare assieme sul reddito di cittadinanza, ciascuno sottolineando un aspetto che gli stava a cuore, pazienza se in netto contrasto con quello degli altri.
Il tema del contrasto alla povertà è decisivo, ma il dibattito di ieri mi è parso solo ipocrita: l’unico obiettivo era quello di poter essere della partita e di non lasciare agli avversari il merito di aver contribuito all’eventuale misura.
Maroni non ha detto nulla e ha dimostrato di non aver la minima idea di come declinare il presunto reddito di cittadinanza. L’unica cosa certa è che ci sono quasi 500 milioni di euro a disposizione per i prossimi due o tre anni. Non è poco, ma Maroni dovrebbe dirci come intende spenderli, non bandire un concorso di idee per capire che cosa fare.
Ben venga il reddito di vattelapesca, ma, a questo punto, che ci sta a fare Maroni a Palazzo Lombardia?

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