Elezioni amministrative: qualche considerazione

2 giugno 2015 di fabio pizzul

Ho volutamente taciuto fin qui riguardo l’esito delle elezioni amministrative. alla fine spiegherò anche perchè.
Mi lancio però ora in qualche considerazione, sapendo che non cambierà i destini di nessuno e, forse, interesserà a pochi di più.

Il primo dato è la crescita dell’astensione. Anche sulle consultazioni comunali, quelle che un tempo richiamavano il maggior interesse e il coinvolgimento dei cittadini. Pare essere piombata su tutti i nostri territori un’apatia generalizzata, una sorta di sonno civile determinato forse anche dal fatto che coloro che decidono di impegnarsi attivamente risultano a volte troppo aggressivi, a volte settari, a volte concentrati su dinamiche autoreferenziali. Il risultato è che le istituzioni si allontanano sempre più dai cittadini.

Secondo dato: trasformare le consultazioni locali (siano esse regionali o comunali poco importa) in una sorta di termometro per misurare la temperatura della politica nazionale non è una bella idea, anche perchè rischia di allontanare il dibattito pubblico dai problemi reali della gente con il risultato di allontanare quest’ultima dal voto.

Terza considerazione: parlare dei propri problemi anzichè dei problemi dei cittadini è un vero e proprio suicidio politico. Il voto dovrebbe servire a premiare chi ha proposto le soluzioni migliori per i problemi del territorio, non a misurare i rapporti di forza all’interno di partiti o coalizioni.

Quarta riflessione: la scelta dei candidati non è irrilevante. Non è questione di personalismi o protagonismi, è un elemento di attenzione ai cittadini per proporre loro dei presidenti o dei sindaci capaci di farsi carico dei loro problemi, di entrare realmente in dialogo con la città e di garantire un impegno a tempo pieno, senza considerare il ruolo acquisito come un sorta di lasciapassare per scalare altre posizioni politico-istituzionali.

Quinto elemento: i voti non sono trasferibili così facilmente. E’ finito il tempo in cui bastava il passaggio di un leader nazionale per far sì che un candidato diventasse capace di attirare consensi. Ciò che conta è la credibilità personale, meglio se è poi confortata da un buon rapporto con chi ha visibilità politica nazionale o ricopre ruoli istituzionali più alti.

Mi limito a queste note, evitando di entrare nell’analisi dei singoli risultati territoriali e di trasferire il risultato elettorale in considerazioni che riguardino il governo nazionale. Un sindaco o un presidente di regione deve ora essere in grado di governare pensando ai suoi cittadini, non al fatto di aver sostenuto o messo in discussione con la propria elezione dei progetti nazionali.

Chiudo spiegando perchè ho scelto di attendere un giorno prima di commentare.
In aggiunta al silenzio pre-elettorale, che ormai in tempi di social metwork è poco più che formale e virtuale, proporrei anche il silenzio post-elettorale, per evitare di dover essere travolti da commenti e proclami su dati parziali, inesatti o addirittura fuorvianti.
Se tutta la politica assume il format del talk show televisivo, non possiamo poi lamentarci se i cittadini cambiano canale e si occupano d’altro, ovvero degli affari propri e delle cose che più li riguardano da vicino e che paiono spesso scomparire dal dibattito politico.

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