Caro Maroni, se vai avanti così il capolinea si avvicina

29 maggio 2015 di fabio pizzul

Per molto meno son saltati governi e si è andati alle elezioni.
Le parole volate in queste ora tra gli ormai separati in casa della maggioranza di Maroni devono far riflettere.

Il presidente che ha conquistato la fiducia dei cittadini promettendo di avere in testa solo la Lombardia, deve avere una bella emicrania, almeno a giudicare da quanto riportano agenzie di stampa e giornali in queste ore.
Una riunione di Giunta che salta, ufficialmente a causa di impegni del presidente a Expo e dintorni (ma come, lo ha scoperto solo il giorno stesso che c’era l’assemblea di Confindustria?), scatena la bagarre tra Maroni e uno dei principali alleati di maggioranza.
All’origine dello scontro non c’è certo una questione di agenda mal gestita; è chiaro a tutti come l’oggetto del contendere sia la pesante poltrona di Pedemontana che Forza Italia rivendicava per uno dei propri “pezzi grossi”, l’ex assessore Maullu, e che Maroni ha ben pensato di affidare all’attuale ad di Serravalle Massimo Sarmi. Apriti cielo: è subito iniziato il fuoco di fila azzurro contro Bobo e la sua gestione della Lombardia.
Ha iniziato il capogruppo Pedrazzini che, senza citare la vicenda Pedemontana, se l’è presa con gli scambi di effusioni tra Maroni e i Cinque Stelle sul reddito di cittadinanza e con la mancanza di collegialità nella gestione di una maggioranza che rischia di andare in frantumi solo per smanie maroniane di accaparrarsi qualche voto di protesta.
E’ stata poi la volta della coordinatrice regionale Mariastella Gelmini che ha messo in discussione a 360 gradi la politica di Maroni delle ultime settimane dicendo con chiarezza che non è sostenibile trasformare il governo lombardo in una sorta di monocolore leghista.
E alle porte ci sono elezioni amministrative che potrebbero segnare il sorpasso della Lega su Forza Italia, fatto che, secondo Maroni, porterebbe alla necessità di un riequilibrio di forza all’interno della compagine di governo lombarda. Davvero un bel modo per stemperare la tensione.
Non mancano anche i malumori interni alla Lega, con il vice presidente del Consiglio regionale Fabrizio Cecchetti nell’occhio del ciclone per il suo sì al patrocinio del Gay pride. E anche questa vicenda, che potrebbe sembrare molto personale, pare invece essere la punta dell’iceberg di uno strisciante malcontento interno in una Lega messa sotto stress dal populismo di un Salvini che sta creando più di qualche mal di pancia.
In regione il clima è di attesa, non solo per le elezioni, ma per quello che potrà accadere in una maggioranza che dovrebbe affrontare temi delicati come la riforma sanitaria, le nuove regole per l’edilizia popolare e il riassetto istituzionale delle autonomie locali che non sono in grado di realizzare..
E’ probabile che tra qualche giorno i partiti di maggioranza siglino l’ennesima tregua, ma i lombardi ormai hanno capito chi e come li sta governando. Sono un popolo laborioso, tollerante e paziente, ma tutto c’è un limite.
Da parte nostra crediamo che per Maroni, se va avanti di questo passo, il capolinea sia davvero vicino.

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