Diario di Expo del 27 maggio – non graditi politici, intellettuali e giornalisti

27 maggio 2015 di fabio pizzul

Visitatori non desiderati ad Expo?
Politici, intellettuali e giornalisti. Parola di Giacomo Biraghi, responsabile della comunicazione sui social di Expo spa.
Una provocazione? Ovviamente sì, ma non fino in fondo, se si ascolta come Biraghi racconta l’identità di Expo.
Expo è un format che il BIE vende al paese che intende ospitarlo. Costo dei diritti per la realizzazione, 1,2 milioni di € circa.
Expo è imparentato con altre attrazioni come i parchi tematici, le crociere o i casinò, si tratta dunque di un’attrazione “pop”.
Biraghi, con cui ho partecipato a una serata su Expo al Circolo PD Romana Calvairate di Milano, sintetizza le regole di Expo in modo molto diretto:
– limite temporale preciso (sei mesi)
– ingresso a pagamento
– orari ben definiti
– tema generale che i paesi partecipanti possono declinare a loro piacimento con padiglioni secondo uno schema a tre fasi: una zona di attesa, un’esperienza che deve durare 14’, una zona finale in cui proporre generi di consumo alimentare
– non è una fiera, perché nessuno, né tra i padiglioni dei paesi né tra quelli dei partner o degli sponsor può promuovere o vende prodotti
– la vendita è circoscritta ai punti di ristorazione
– ogni giorno viene proposto un palinsesto di eventi secondo uno schema ripetitivo, così che anche il visitatore di un giorno possa fare l’esperienza di tutto ciò che Expo può offrire
Insomma, Expo è un’esperienza da vivere per famiglie con bambini e non può essere trasformata in una sorta di grande convegno di studi sul cibo; sollecita la dimensione emozionale più che quella intellettuale. Da qui la provocazione riguardo il non gradimento di politici, intellettuali e giornalisti, a patto che non si calino nei panni di genitori con figli al seguito o di visitatori curiosi.
Nulla vieta, però, di costruire a partire da Expo percorsi di approfondimento del tema prescelto per l’esposizione. E’ qui che si inseriscono l’iniziativa della Carta di Milano o i convegni promossi nell’ambito di Cascina Triulza o di altri paesi o organizzazioni partecipanti.
Legittimo (è accaduto anche nel circolo di Romana Calvairate) storcere il naso e definire Expo come una grande illusione e una truffa intellettuale orchestrata da cui vuole trasformare tutto in un grande luna park.
Anche don Virginio Colmegna, sulle pagine del Corriere della Sera di oggi, lancia un appello perché Expo non sia solo una grande Gardaland e perché si recuperino i contenuti sul cibo e la nutrizione. Invito sacrosanto, ma forse non si può chiedere ad Expo ciò che per statuto non può fare: a lanciare, allargare e consolidare il dibattito e la riflessione su cibo e nutrizione debbono essere altri, a partire, forse dalle istituzioni che lo hanno voluto e sostenuto. La Carta di Milano è una piattaforma in tal senso molto interessante, ma non può essere abbandonata a sé stessa.
Concludo queste riflessioni sul possibile senso di Expo riportando anche i quattro punti qualificanti che compaiono sul sito del BIE:
– Per la comunità internazionale Expo è una piattaforma di dialogo per il progresso e la cooperazione
– Per il pubblico Expo è un’esperienza educativa e di intrattenimento
– Per il Paese ospitante Expo è uno strumento per lo sviluppo e la costruzione di un brand nazionale
– Per i partecipanti attiva relazioni internazionali e opportunità economiche
Mi pare abbastanza chiaro come Expo debba essere considerato un evento che può attivare percorsi e opportunità.
Sta a chi lo vive e lo sostiene attivarle al meglio.
Il fatto che Pianeta Lombardia, lo spazio della regione in una delle zone più strategiche del sito, sia attualmente chiuso e in restyling getta qualche ombra sull’effettiva possibilità che la regione sfrutti a dovere questa occasione. Speriamo nella ripartenza, ma l’inizio è stato dei peggiori.

Il padiglione lombardo ad Expo fotografato ieri mattina. Un cantiere.

Il padiglione lombardo ad Expo fotografato ieri mattina. Un cantiere.

pianeta lombardia bis  al 26 mag 2015

Un commento su “Diario di Expo del 27 maggio – non graditi politici, intellettuali e giornalisti

  1. Giorgio Bernardelli

    È vero Fabio, il format dell’Expo è quello (anche se – a dire il vero – l’errore strategico di collocare i dibattiti dentro il sito Expo e non in città in molti lo avevamo segnalato: non ci voleva molto a immaginare che lì si sarebbero trasformati in seminari a invito…).
    Però c’è un punto su cui il percorso di approfondimento intorno a Expo2015 sta facendo acqua ed è proprio la Carta di Milano. Se l’Expo è di per sé una manifestazione pop, non stava scitto da nessuna parte che dovesse esserlo anche la Carta di Milano. Si poteva puntare a un documento che chiedesse ai governi di impegnarsi in maniera misurabile su alcune cose. Invece si è scelta un’altra strada: una dichiarazione generica, con obiettivi e impegni non misurabili, con tante affermazioni di buon senso condivisibili da tutti ma che sono auspici non azioni. Così l’obiettivo diventa molto banale: avere un numero molto alto di capi di Stato e di singoli visitatori dell’Expo (la fanno firmare pure ai bambini…) da sbandierare a fine manifestazione. Niente di male, per carità. Ma non andiamo in giro a dire che con questa cosa abbiamo fatto un passo avanti sulla coscienza delle sfide che lotta alla fame comporta. Quando chiedi tutto a tutti, alla fine non chiedi nulla (di scomodo) a nessuno.
    In particolare – come andiamo ripetendo con alcuni amici ormai da un mese – dalla Carta di Milano è stato volutamente tolto ogni riferimento al tema del rapporto tra cibo e finanza. Checché ne dica Martina, una presa di posizione chiara su land grabbing e regolamentazione dei titoli finanziari derivati sulle materie prime agricole nella Carta di Milano non c’è, probabilmente per paura che qualche governo poi non firmasse.
    Questo è un fatto molto grave che – con tante altre realtà che operano per la lotta alla fame, con economisti come Zamagni, Becchetti e Moro, ma anche con realtà vicine al mondo delle aziende alimentari – stiamo denunciando. Abbiamo lanciato anche un petizione in proposito che si può firmare su Change a questo link https://www.change.org/p/governo-italiano-no-alla-speculazione-sul-cibo-cambiamo-la-carta-di-milano?just_created=true
    La Carta di Milano è un atto politico; e se si sceglie un approccio debole sui temi più spinosi è una scelta politica. Il format di Expo lì non c’entra proprio nulla.

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