Certo che non vi lasciamo soli, coraggio!

5 maggio 2015 di fabio pizzul

Domenica scorsa Milano ha risposto alla violenza dei black bloc con una grande manifestazione senza simboli e senza rancore. Un vero e proprio rito laico e democratico di riconciliazione con la cittá ferita nell’orgoglio, ma capace di reagire grazie a cittadini che hanno scelto di riappropriarsi delle vie colpite da violenza senza alcun senso e giustificazione.
L’amico Silvio Mengotto, attento osservatore della cittá, era presente e ha voluto raccontare quanto ha visto.
Vi propongo la sua cronaca che, dato che ero presente a mia volta in mezzo alle migliaia di milanesi he hanno affollato le strade tra Cadorna e la Darsena, ritengo particolarmente efficace.

Una bambina, sopra il collo del papà, mostra un piccolo cartello con una grande scritta rosso vermiglio: “Nessuno tocchi Milano” lo slogan con il quale, a due giorni dalla violenza inaudita dei “black bloc”, il sindaco di Milano ha lanciato una manifestazione unitaria per i cittadini milanesi.
Sono più di ventimila le persone, di qualsiasi ceto ed età, che domenica 3 maggio, si radunano in piazza Cadorna nel cuore della città attraversando i quartieri devastati dalla furia nichilista dei “black bloc”, giovani che negano la consistenza di qualsiasi valore, in primis quello della vita, e l’esistenza di qualsiasi verità. Dietro alle loro spalle c’è solo il nulla, il loro colore non può essere che il buio pesto del nero orbace.
All’entrata della stazione ferroviaria di Cadorna sono ancora visibili le tracce dello scempio. Un negozio con le vetrate distrutte ha esposto un cartello con le scuse ai cittadini, ma con l’avviso che presto saranno operativi. Con una scritta olografa un cittadino ha lasciato la sua solidarietà: “Certo che non vi lasciamo soli! Coraggio!” Due sportelli bancari sono completamente sfasciati e le vetrate dell’ascensore, ormai inagibile, per invalidi sembra un cratere tempestato di buche profonde.
Un lunghissimo corteo, con in testa il sindaco, assessori e consiglieri ha percorso a ritroso lo stesso percorso fatto, due giorni prima, dai “black bloc”. Dal corteo si staccavano squadre attrezzate di tute, spugne e ammoniaca pulendo l’oltraggio delle scritte sui muri o sui vetri. I manifestanti applaudono. C’è chi è arrivato con la sabbiatrice personale. Anche un gruppo di studenti inglesi, a Milano per uno scambio culturale, manifesta la propria solidarietà. «Abbiamo visto le devastazioni – ci dicono – anche noi vogliamo dare il nostro contributo». Nessuna bandiera nel corteo in una Milano che ha visto uno scatto di orgoglio e di civismo che non si vedeva da anni. In questa giornata si sentono visibilmente responsabili della città e non padroni.
«La città è ferita – dice sorridendo una signora – noi siamo qua per risanarla». Il cantante milanese Roberto Vecchioni non ha dubbi «Questi sono simboli e noi puliamo sempre Milano chiunque la voglia imbrattare, sporcare o rovinare».
Sopra un palco improvvisato il sindaco di Milano ringrazia i cittadini, le forze dell’ordine e il capo dello Stato Sergio Mattarella che si è detto entusiasta dell’iniziativa. «Il presidente della Repubblica – dice il sindaco – mi ha voluto chiamare, ma in quanto rappresentante di questa città si è complimentato per come la città ha reagito allo scempio che hanno voluto poche centinaia di persone e soprattutto nella risposta a comportamenti che sono inaccettabili».
Dal corteo si alternano due canzoni: l’inno nazionale Fratelli d’Italia e l’indimenticabile canzone milanese O mia bela Madunina che te dominet Milan. Dai balconi la gente si affaccia e qualcuno sventola il tricolore. “Milano democratica civile ed accogliente, per questo nelle strade c’è tutta questa gente” è l’altro slogan, che sintetizza l’anima di un corteo pacifico che si è snodato lungo la città in festa.
Alla Darsena, recentemente ristrutturata, termina la manifestazione. Nel congedarsi il sindaco di Milano ha ringraziato «tutti quelli che in questi giorni si sono impegnati per quello stato d’orgoglio che la nostra città ha saputo dare in maniera unitaria, di chi sa essere capace di guardare al futuro e, soprattutto, di dire no a chi ha cercato di rovinare una festa». Questo scatto civico dei milanesi è di buon auspicio anche verso le pressanti parole che papa Francesco ha rivolto per l’apertura di Expo dove, ricordando la necessità di camminare nelle «periferie esistenziali» ha invitato a ricordarsi dei volti di chi nel mondo non ha cibo né dignità. Per non lasciarli soli anche loro hanno bisogno del nostro coraggio.

3 maggio ’15 Silvio Mengotto

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