Renzi, la fiducia e la minoranza del PD. Un golpe o una scelta inevitabile?

29 aprile 2015 di fabio pizzul

E fu così che Matteo Renzi pose la fiducia sulla legge elettorale.
Pagina buia, come e più del fascismo? Morte della democrazia? Prova di debolezza? Dimostrazione di alta spregiudicatezza politica?
I commenti si stanno sprecando e lo spettacolo parlamentare non è francamente dei migliori.
Di segno opposto tra loro pure i commenti dei due principali quotidiani nazionali.
Anch’io faccio una domanda: mettiamo al centro il partito o il Paese?

Su “la Repubblica” Ezio Mauro stigmatizza la scelta di Renzi parlando di prova di debolezza e sentenziando: “Così non si va lontano, prigionieri di due mentalità minoritarie. (…) Può avere i numeri: ma dovrà capire che senza il Pd nel suo insieme, il governo è nudo di fronte a se stesso, perché i partiti sono cultura, valori, storia e tradizione: quel che fa muovere le bandiere. A patto di non usarli come un tram”.
Sul “Corriere della Sera” Antonio Polito (che pare possa essere il direttore o con-direttore in pectore, vista l’ormai prossima uscita di Ferruccio de Bortoli) preferisce parlare di prova di potere e, preso atto del fatto che Renzi potrà fare ciò che vuole, commenta: “Però il leader dovrà prima o poi scegliere se approfittare delle macerie del sistema politico (…). Oppure se provare a ricostruire su quelle macerie un sistema parlamentare equilibrato, e che riprenda a tendere verso il bipolarismo e l’alternanza”. Polito sottolinea anche che Renzi avrebbe già potuto cominciare a farlo ieri mettendo alla prova la sua minoranza senza chiedere la fiducia.
Due visioni opposte.
L’una, quella di Mauro, che pone al centro della scena il partito di maggioranza che dovrebbe esercitare la responsabilità di guida del Paese.
L’altra, quella di Polito, che scommette sulla frantumazione dei partiti (le macerie) che riguarderebbe anche il Pd, incapace andare oltre le divisioni interne per cominciare a costruire il nuovo sistema.
Personalmente non avrei posto la fiducia.
Capisco però come la variabile tempo per Renzi sia da sempre un elemento fondamentale: i 100 emendamenti avrebbero potuto trascinare il confronto molto più a lungo di quanto si pensi.
Nella scelta del Presidente del Consiglio credo abbia pesato in modo determinante una differente interpretazione del ruolo del partito che, mi pare, si colga anche nei diversi accenti dei due commenti che vi ho proposto.
Mauro si dice molto preoccupato per le sorti del PD cui lega la possibilità di dare un futuro al Paese. Renzi nella sua strategia ha scelto di rivolgersi ai cittadini più che al partito che viene considerato come al servizio delle scelte che si ritengono fondamentali per il Paese. Questo significa che vuole utilizzare il partito come un tram? Domanda difficile, cui io non so rispondere, ma credo che gli esponenti della minoranza del PD la pensino proprio così.
Che cosa farà allora Renzi, continuerà ad approfittare delle macerie dei partiti, Pd compreso, secondo chi non vi riconosce più la “sua” ditta? Anche in questo caso non so rispondere, credo però che, in fondo in fondo, il premier sia convinto che responsabilità di chi sta in Parlamento sia quella di rispondere ai cittadini e non agli iscritti del proprio partito.
Si apre allora un’ulteriore domanda: quale partito vogliamo? Quale partito riteniamo possa essere più utile per cambiare il Paese?
Io credo che un partito come il PD debba essere capace di intercettare e interpretare le necessità dei cittadini e debba per questo provare ad andare oltre un modello che, a volte, sembra tendenzialmente autoreferenziale o basato su filiere di potere e rappresentanza molto piegate all’interno.
Stesso discorso vale per i corpi intermedi. Il loro compito dovrebbe essere quello di far crescere la cultura diffusa del Paese, la sensazione è che si siano trasformati in gruppi di pressione per far valere (legittimi) interessi che rischiano però di allontanarsi dalla vita concreta dei cittadini.
Una legge elettorale non risolve le questioni che ho qui delineato, ma non può neppure essere accusata di distruggere quello che in larga parte è già distrutto (vedi le macerie citate da Polito).
Ai corpi intermedi (e ai partiti) dovremmo chiedere di ricostruire la cultura diffusa della nostra Italia.
Al governo di garantire stabilità, semplificazione e legalità. Ma per tentare di far questo dovrebbe avere un mandato chiaro da parte degli elettori che hanno il diritto di avere qualcuno che abbia i numeri per governare. O preferite un sistema, di certo più rappresentativo della “cultura” diffusa della nostra Italia, rigorosamente proporzionale che tutela le minoranze e le differenze, ma si fonda sull’antico metodo del “a fra’, che te serve?”.

Un commento su “Renzi, la fiducia e la minoranza del PD. Un golpe o una scelta inevitabile?

  1. Gabriele Panena

    Grazie Fabio,
    di questo commento, problematico il giusto dato che il momento di confusione e disorientamento è palese, per molti, o almeno per me. Mi aiuti a dare una lettura meno di pancia, come spesso fanno i giornali e soprattutto la televisione, ma porti la riflessione sul merito della questione alleggerendo le tensioni e semplificando le questioni in gioco.

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