Sport, carcere e salute, un trinomio difficile da gestire

16 aprile 2015 di fabio pizzul

Ammalarsi dietro le sbarre può avere conseguenze molto più gravi che nella vita normale.
Il carcere spesso diventa il primo e unico presidio sanitario per una fetta sempre più grande di popolazione, soprattutto per stranieri e persone a grave rischio di disagio. Diventa però anche un luogo in cui si può subire danni permanenti a livello fisico a causa dell’ipocinesia (scarsità di movimento), delle lunghe ore passate in posizioni innaturali o, all’opposto, a causa dell’ossessione per la cura muscolare del corpo.
Ario Federici, docente dell’Università degli Studi di Urbino, da anni si occupa di questi temi e ha raccolto alcune delle sue riflessioni nel volume “L’attività motoria nelle carceri italiane” edito da Armando.
Lo abbiamo avuto come relatore durante il recente convegno che ha inaugurato al Pirellone la Settimana dello sport in Carcere. Vi invito ad ascoltare una breve intervista che ho realizzato con il professor Federici e che mi pare offra interessanti spunti di riflessione.

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