Matrimonio tra Nokia ed Alcatel: l’Italia e la Lombardia si facciano sentire

15 aprile 2015 di fabio pizzul

Si annuncia una rivoluzione nel campo delle reti per la telefonia mobile: Nokia acquisirà la totalità delle azioni della rivale francese Alcatel-Lucent in un’operazione dal valore di 15,6 miliardi di euro. La fusione, che avverrà nel 2016, creerà il secondo gruppo mondiale di reti di telefonia mobile dopo la svedese Ericsson.
Dopo i pesanti tagli che le due multinazionali hanno operato sul loro personale italiano negli anni scorsi, mi auguro che Governo e Regione sappiano far sentire la loro voce con il nuovo megagruppo ricordando quanto le due aziende che lo creano abbiano fatto ricorso ad abbondanti risorse pubbliche (in termini di ammortizzatori sociali). Questo deve portare a pretendere che la presenza e gli investimenti in Italia del nuovo gruppo non vengano messi in discussione e che non ci siano altri interventi penalizzanti sul fronte dei posti di lavoro.

La nuova compagnia manterrà il nome di Nokia, avrà base in Finlandia e sarà diretta dall’attuale management di Nokia. Sulla base dei risultati 2014, il nuovo colosso mondiale presenta un giro d’affari di 25,9 miliardi di euro, con un margine operativo di 10 miliardi e un utile netti di 1,13 miliardi (Nokia ha generato profitti per 1,17 miliardi mentre Alcatel-Lucent ha chiuso in rosso per 34 milioni).

Entrambi i gruppi, anche in Italia, sono stati protagonista di dolorose ristrutturazioni, con la vendita da parte di Nokia della divisione che produceva telefoni cellulari, che i finlandesi hanno ceduto lo scorso anno a Microsoft. Alcatel-Lucent è reduce da un piano di tagli che ha portato a 10 mila licenziamenti e a dismissioni per 600 milioni di euro. Una fusione consentirebbe alle due aziende, ora concentrate sul mercato delle reti per la comunicazione, di reggere meglio la concorrenza di Ericsson e Huawei.

Fondamentale sarà il via libera del governo francese, che considera Alcatel-Lucent una compagnia strategica e non tollererebbe il taglio di posti in patria, soprattutto nella filiera della ricerca.

E l’Italia che farà?

Alcatel e Nokia hanno abbondantemente usufruito di ammortizzatori sociali e hanno tagliato centinaia e centinaia di posti di lavoro. Nokia ha letteralmente svuotato il polo di ricerca e produzione di Cassina de’ Pecchi, così come Alcatel ha fortemente ridimensionato il sito di Vimercate, dove ha comunque costruito un nuovissimo sito di progettazione e produzione.

Spero che il Governo e Regione Lombardia si facciano avanti e chiedano che questa operazione di fusione non penalizzi ulteriormente il nostro territorio e il sistema produttivo lombardo e Italiano, ma, anzi, possa rappresentare un’opportunitá per un settore che per decenni ha visto il nostro Paese all’avanguardia, soprattutto in zone come la Martesana e il Vimercatese.

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