Tagli e disservizi, le risposte di Poste Italiane alla regione

11 febbraio 2015 di fabio pizzul

Il servizio postale in Lombardia? Tutto bene, anzi, d’ora in poi ancora meglio, perché chiuderanno gli uffici postali con scarsissima richiesta di servizi. E’ il dato principale emerso dall’audizione dei responsabili del servizio di Poste italiane in Lombardia che hanno partecipato a un’audizione in commissione bilancio convocata dopo l’annuncio della chiusura di 61 uffici postali nella nostra regione.

I rappresentanti di Poste Italiane hanno ribadito come la scelta di chiudere 61 uffici postali e di razionalizzare (limitandone gli orari di apertura) altri 121 rientri all’interno di quanto prevede la legge (e ci mancherebbe, dico io).
Il servizio minimo da garantire al territorio è stabilito dal decreto Scajola del 2008 e precisato ancora più nel dettaglio da una delibera dell’AgCom dello scorso mese di luglio. In buona sostanza, si vieta la chiusura in comuni con particolari caratteristiche di svantaggio (montani e rurali in particolare) e laddove gli abitanti serviti nell’arco di qualche chilometro fosse superiore a 800. Il limite di apertura settimanale non può scendere al di sotto dei 2 giorni e delle 15 ore settimanali.
Nell’audizione è stato ribadito come la scelta strategia di Poste Italiane nel piano strategico fino al 2020 sia quella di rimanere capillarmente sul territorio e come ma tre anni in Lombardia non ci sia stato alcun intervento di ridimensionamento.
I sacrifici territoriali previsti (così sono stati definiti) avverranno in zone con domanda di servizi assente o molto ridotta, con l’obiettivo di migliorare i servizi laddove sono più richiesti.
I rappresentanti delle posta hanno sottolineato con orgoglio il fatto di avere 900 sportelli ATM (i Postamat) in Lombardia e di offrire un contributo determinante all’alfabetizzazione digitale dei propri utenti per superare progressivamente l’utilizzo del contante.
La ristrutturazione della rete emersa sulla stampa nei giorni scorsi, hanno rassicurato gli auditi, non causerà nessuna perdita di posti di lavoro, visto che il personale sarà totalmente reimpiegato, preferibilmente nello stesso bacino territoriale.
Per quanto riguarda il recapito della corrispondenza, il responsabile regionale delle rete dei servizi di recapito ha sottolineato la sempre più capillare diffusione del postino telematico (che garantisce il pagamento elettronico dei bollettini e altri servizi) e ha ricordato come in regione nel 2014 sia stato recapitato circa 1 miliardo di oggetti postali attraverso il lavoro dei 4900 postini attivi.
Fin qui le comunicazioni dei tre rappresentanti di Poste Italiane intervenuti in audizione.

Sono seguite poi le domande dei commissari presenti.
Le riassumo schematicamente con le relative risposte:
– i sindaci del territorio sono stati contattati per spiegare la razionalizzazione in corso?
Molti sono già stati contattati, altri lo saranno nelle prossime settimane. Purtroppo ci sono state fughe di notizie che non hanno garantito di poter contattare tutti gli interessati prima che lo sapessero dalla stampa.
– ci sono margini di cambiamento delle decisioni prese, ad esempio la possibilità di trasformare le chiusure in aperture parziali?
Non ci sono state aperture in questo senso.
– quali sono gli standard di recapito garantiti in Lombardia (visto che arrivano segnalazioni di ritardi inaccettabili nella consegna della posta da molte zone della regione)?
Nel 2014 in Lombardia tutti gli obiettivi sono stati raggiunti con un 89% di prioritaria entro 24 ore e un 92% di raccomandate entro 3 giorni.
– quali i tempi di attesa medi negli uffici postali?
Fatti salvi i giorni di inizio mese (pensioni), tempo medio di attesa 10,5 minuti
– c’è la possibilità di collaborare con gli enti locali per valutare la possibilità di mantenere un minimo di servizio dove è stata decisa la chiusura di un ufficio?
Nessuna apertura esplicita in questo senso.
– perché non utilizzare uffici postali mobili per presidiare le zone meno servite con una presenza in giorni e orari fissi?
Gli uffici postali mobili sono stati sperimentati qualche anno fa, ma non hanno riscontrato il gradimento dell’utenza.
– visti i vincoli previsti dalle norme nazionali, le chiusure hanno interessato zone in cui non sono stabilite tutele e per sole esigenze di bilancio?
Le scelte fatte non sono state dettate da esigenze di bilancio, ma da valutazioni circa la domanda di servizi che i singoli territori manifestano.

La sintesi del dibattito mi pare già di per sé eloquente, ma chiudo con alcune valutazioni personali.
Il servizio della posta ha sempre mantenuto una funzione di presidio sociale che nella scelta di chiudere 61 uffici postali mi pare si stia smarrendo. E’ vero che siamo di fronte a un taglio di circa il 3% del servizio (61 uffici sui 1957 presenti in Lombardia), ma le conseguenze sociali mi paiono largamente sottovalutate.
Uno sportello ATM non offre certo un presidio sociale sul territorio quale può garantire un ufficio postale vero e proprio!
Sulla puntualità del servizio di recapito mi pare che siamo di fronte a una vera e propria rimozione dei problemi che il territorio presenta: possibile che le proteste dei sindaci e dei cittadini che non ricevono la posta se non una o due volte al mese non siano minimamente considerate? L’abitudine ad assumere con contratti trimestrali postini provenienti da altre zone d’Italia si trasforma in un’inevitabile tendenza al disservizio. Ora che uno capisce dov’è e impara a orientarsi per le vie della zona è già quasi a fine contratto e chi lo sostituisce rischia di dover ricominciare tutto daccapo.
La commissione ha chiesto con chiarezza di poter riconsiderare le 61 chiusure previste in Lombardia trasformandole in aperture ad orario ridotto. Sarebbe un segnale importante per il territorio.
Abbiamo anche auspicato che i sindaci interessati vengano davvero coinvolti e non vengano solo fatti oggetto di una raccomandata.
Legittimo che Poste Italiane punti su altri business e miri a quotarsi in borsa, ma il servizio postale universale non può essere considerato come un elemento collaterale e secondario della propria attività.
La commissione predisporrà un atto ufficiale di sollecito a Poste Italiane. Vedremo con quali risultati.

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