Mattarella al Quirinale: diario di un grande elettore lombardo

1 febbraio 2015 di fabio pizzul

Alessandro Alfieri, consigliere regionale del PD in Lombardia e segretario regionale del partito, era uno dei grandi elettori del Presidente della Repubblica, scelto dal consiglio regionale assieme a Roberto Maroni e Raffaele Cattaneo.
Alessandro ha inviato a tutti i consiglieri del centrosinistra una cronaca della giornata di ieri culminata con l’elezione di Mattarella.
Ve la ripropongo perchè mi pare racconti efficacemente il clima che si è vissuto a Roma.
Grazie ad Alessandro per quanto ha scritto e per aver contribuito al bel risultato dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Diario di un “grande elettore”

ore 9.00 Esco dal mio albergo, a pochi passi dal Nazareno. Mentre ci passo accanto, puntuale arriva un sms di un amico. È felice che il patto sancito in quella sede non abbia funzionato sul Presidente della Repubblica. Durante la mattinata se ne aggiungeranno altri, simili.

Ore 9.15 incrocio il mio amico Stefano Bonaccini, che da un paio di mesi guida la Regione Emilia Romagna. Un caffè per commentare la situazione: i democratici la sera prima hanno brindato all’unità ritrovata; i parlamentari di centrodestra, mai così divisi, si sono recati cupi alle loro rispettive riunioni.

Ore 9.30 Arrivo davanti a Montecitorio. Incontro alcuni parlamentari di Ncd. La loro riunione si è appena conclusa: voteranno per il candidato proposto da Renzi. Alzo gli occhi. Sono tante le nuvole che si ammassano nel cielo di Roma, molte meno alla Camera. Ormai Mattarella vede il Colle.

ore 9.45
Prima chiama. Si parte come sempre dai senatori. Poi toccherà ai deputati e infine ai delegati regionali. Si respira l’emozione delle grandi occasioni
ore 10.30
Arriva il turno dei deputati. Volti distesi dei democratici. Raggianti i democristiani. Si sprecano gli aneddoti sul futuro Presidente. L’impressione è che il quorum sarà superato ampiamente. Nonostante l’indicazione di Berlusconi, alcuni parlamentari di Forza Italia fanno sapere che voteranno per il giudice costituzionale.
ore 11.30
Si moltiplicano i capannelli in Transatlantico, la grande sala da cui si accede all’aula. Le discussioni hanno un punto in comune. Il grande vincitore. Amici e nemici politici lodano Renzi. Si sprecano gli aggettivi. Non sono amante della retorica, ma la percezione che abbia condotto la partita in maniera straordinaria è diffusa. Sui social l’ho riassunta così: “Matteo Renzi, segretario del PD e presidente del consiglio, oggi si laurea leader”.
ore 12.00
E infine tocca ai delegati regionali. Sono il primo a votare. Un po’ emozionato. Ha ragione Renzi: l’elezione del Presidente della Repubblica assomiglia ad una cerimonia laica. Senti la responsabilità di partecipare al momento istituzionalmente più rilevante della nostra Democrazia.
Ore 12.15 mi soffermo a parlare con Simone Baldelli, vice presidente della Camera. Non lo vedevo da 15 anni, da quando lui era il capo dei giovani di forza Italia ed io coordinavo i giovani diplomatici al Ministero degli Esteri. Misuro tutta la frustrazione di chi è consapevole che il proprio partito l’abbia gestita proprio male. Ripenso solo per un attimo ai 101. Sospiro di sollievo e si torna in aula.
ore 13.12
Laura Boldrini scandisce per la 505ma volta il nome “Mattarella”. Scatta l’applauso dell’Aula. Sergio Mattarella è il dodicesimo Presidente della Repubblica italiana. Solo i deputati 5 stelle non applaudono. Occasione persa.
ore 13.35
Finisce lo scrutinio, Sergio Mattarella raggiunge 665 voti. Mi arrivano tanti sms dai nostri iscritti. Si sentono parte di una comunità che sul profilo di Mattarella si è come ritrovata. Anche se non ha votato direttamente, si sente parte di quella scelta perché  si riconosce nei valori che quella scelta esprime.
Ore 14. 45 fa capolino un raggio di sole mentre salgo sul treno diretto a Milano. Ho la consapevolezza di aver partecipato ad una bella pagina della storia delle istituzioni repubblicane. Un giorno felice per noi del partito democratico, ma penso anche per i tanti che hanno a cuore il futuro del nostro Paese.

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