Luoghi di culto: dov’è finito il senso religioso del lombardi?

31 gennaio 2015 di fabio pizzul

A proposito del dibattito sulla legge che stabilisce nuovi criteri per l’apertura dei luoghi di culto in Lombardia, vi propongo il testo stenografico (non rivisto) del mio intervento in aula, preceduto da un battibecco (che ho voluto lasciare) tra il capogruppo grillino Fiasconaro e il presidente del consiglio Cattaneo sul foulard leghista indossato dal capogruppo della Lega Romeo.

(Seduta del 27/01/2015
Arg. n. 3 – ODG – Progetto di legge n. 195: Modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) – Principi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi. – Dibattito).

PRESIDENTE

Consigliere Fiasconaro, come le ho detto non mi sembra che il foulard ostenti un simbolo di Partito ma ha un simbolo che è anche riconducibile a una formazione politica ma di per sé non è un Partito. Se uno di voi ostenta un foulard con cinque stelle di per sé il fatto che ci siano cinque stelle non significa che ci sia il simbolo del Partito che è una cosa diversa.
Allora credo che su questo un po’ di tolleranza da parte di tutti, di quelli che non sono fatti che, diciamo, mettono in discussione il decoro di quest’aula, sarebbe opportuna.
Quindi, per quanto mi riguarda io raccolgo la segnalazione ma non vedo motivi per dover chiedere al Consigliere Romeo di togliersi il foulard. Se il Consigliere Romeo ritiene di volerselo togliere come gesto, diciamo, di attenzione lo lascio alla sua personale valutazione.
Consigliere Fiasconaro, lei è già intervenuto, non credo che su questo tema dobbiamo aprire un dibattito… No, “un attimo” su che cosa? Non… Perché non è che qui ognuno parla a piacimento su quel che vuole, no? Lei sull’ordine del giorno è già intervenuto, io le ho dato una risposta, non credo di dover alimentare un dibattito su questo argomento… Va bene, proseguiamo con il dibattito per cortesia, colleghi.
La parola al Consigliere Gallera… Chiedo scusa, Pizzul, che nel frattempo era già stato… Chiedo scusa, la parola al Consigliere Pizzul.

PIZZUL Fabio

Questo indica l’interesse con cui ha intenzione di seguire il mio intervento, comunque grazie Presidente.

PRESIDENTE

Indica solo che, siccome lei era già stato inserito nella lista di prima…

PIZZUL Fabio

Sto scherzando, sto scherzando. Naturalmente non metterei mai in dubbio la sua imparzialità.
L’unica cosa che mi permetto di dire all’inizio è che, siccome una delle caratteristiche della realtà lombarda e della cultura lombarda è lo stile e il garbo eccetera eccetera, non so quanto sia compatibile quel foulard, visto che di compatibilità col paesaggio lombardo si parla dentro anche questa legge. Così come, a livello di compatibilità, siamo proprio sicuri che nuove chiese, magari di Botta piuttosto che gli altri architetti, siano compatibili con il paesaggio lombardo? Attenzione, perché la compatibilità è sempre una questione molto molto delicata.
Fossati dice “magari non fossero compatibili, perché non mi piacciono”, però fino a prova contraria sono espressioni di cultura contemporanea, okay?
Allora, ha avuto un merito l’intervento di Rolfi, di fare chiarezza, perché ci ha detto chiaramente che questa non è una norma urbanistica ma è una chiara volontà di evitare che la cultura e la religione islamica possa liberamente essere esercitata nel nostro territorio, quindi grazie a Rolfi per aver chiarito qual è l’obiettivo di questa legge.
Una legge però, scusate, che è a grave rischio di errore e confusione, lo dimostra il fatto che oggi ci siamo trovati di fronte all’ennesimo sub emendamento che il paziente e diligente relatore Anelli si è trovato a dover proporre, emendamento che ancora prima fuori dall’aula ci si chiedeva: ma siamo sicuri che questo non vada a cozzare con quest’altro, che non interferisca su quello, che non crei problemi a quell’altro?
La mia sensazione è che il rischio di errore e confusione che si porta con sé questa normativa sia enorme ed è il portato della modalità assurda con la quale abbiamo condotto i lavori su questo progetto di legge, lavori che in Commissione sono stati caratterizzati da frenate, accelerazioni, chiarimenti, audizioni fatte su testi che il giorno dopo sono cambiati, quindi presa in giro di coloro che sono stati auditi, di più forzature riguardo il non passaggio in alcune Commissioni per evitare ulteriori complicazioni, insomma un rischio, errore e confusione che non è assolutamente in linea con quello che dovrebbe essere la modalità di lavoro in una sede istituzionale come questa che dovrebbe garantire tutti dall’evitare di fare errori e imprecisioni. Qui siamo ad altissimo rischio invece di pasticci che poi vedono messa in discussione la credibilità di questa nostra Istituzione.
Vado davanti. I luoghi di culto sono minacce o sono dei luoghi positivi e di diritto se rispettano le regole? È questa la domanda di fondo che dobbiamo farci. Perché, al di là della esplicitazione che ha fatto Rolfi, la mia sensazione è che qui dentro in questo provvedimento ci sia l’idea che un luogo di culto è una minaccia per la collettività.
Se poi questo sia targato Islam o sia targato valdesi o sia targato cattolico poco importa, una legge deve essere legge perché riguarda tutti e l’idea che c’è dietro questa legge è un’idea francamente discutibile.
Ancora, uniformare tutto al criterio del rischio e della minaccia significa rischiare di favorire chi agisce nell’ombra che contribuiamo ad alimentare e a mantenere con questa nostra legge, perché consentire anzi auspicare e favorire chi si rimanga nell’ombra per quanto riguarda l’esercizio di un culto da parte di centinaia di migliaia di lombardi significa alimentare e anzi in qualche maniera oscurare ancora di più quell’ombra nella quale qualcuno spera di poter continuare a lavorare e a operare nella nostra Lombardia.
Questo significa incrementare la sicurezza? Non ne sono convinto.
Ancora, si dice “le moschee luoghi rischiosi, luoghi collusi, luoghi in cui non si sa cosa fa”, quindi devo dedurre che le visite dei Papi nelle moschee, visto che le hanno fatte in varie occasioni, siano state una collusione con i terroristi e un attacco alla democrazia. Questa è la conclusione che dobbiamo trarre dai gesti anche che hanno fatto i diversi Pontefici? Dalle parole che sento qua dentro voi avete detto che i Papi sono collusi con il terrorismo islamico, è sillogismo: premessa maggiore, premessa minore e conclusione. Questo avete detto in quest’aula.
Ulteriormente qualche altra riflessione. Si parla poi a livello urbanistico, ha già detto bene il collega Scandella, di normative che complicano la vita e che complicano anche la vita degli enti locali. È possibile che per un cambio di destinazione d’uso si debba sottostare agli stessi criteri per le varianti di PGT? Vuol dire complicare la vita in maniera incredibile a coloro che diciamo di voler aiutare perché sono Amministratori locali.
Gli esempi potrebbero continuare perché anche su questo l’affermazione che ha fatto il relatore Anelli, che non ci sono costi di fatto riflessi sulle Amministrazioni locali, francamente è tutta da verificare e da dimostrare.
Altre tre considerazioni prima di chiudere.
La nostra, mi pare con questa legge, è una grande manifestazione di debolezza perché preferiamo nasconderci dietro a norme urbanistiche per evitare un confronto che dovrebbe davvero renderci più sicuri, conoscerci reciprocamente e provare a capire quali sono le ragioni degli altri, di coloro soprattutto che sono in buona fede ci potrebbero davvero rendere più sicuri.
In realtà qua ci nascondiamo dietro norme urbanistiche che ci illudono di non dover rendere ragione dei nostri valori e ci illudono di essere più sicuri quando in realtà pensiamo che i nostri valori con questa legge possano essere difesi da che cosa? Non dalle idee e dalla forza delle nostre tradizioni, delle nostre convinzioni, ma da telecamere, obblighi di parcheggi o complicazioni burocratiche.
È così che difendiamo i nostri valori? Vuol dire che di valori, ragazzi, forse ne abbiamo un po’ pochini se dobbiamo affidarli alle telecamere, all’obbligo dei parcheggi e alle complicazioni burocratiche.
Allora – e vado a chiudere – stiamo sfruttando e strumentalizzando i più semplici, coloro che si affidano a ragionamenti molto anche se vogliamo quotidiani, creando le condizioni per una cultura del sospetto nei confronti di coloro che vogliono professare la propria religione a qualsiasi livello, perché guardate che questa normativa si applica anche alle chiese cattoliche, si applica ai luoghi di culto cattolici e siamo proprio sicuri che, con l’idea che tanto di nuove chiese non se ne costruiscono più, non andiamo a penalizzare anche coloro che a livello di attrezzature religiose, che sono anche gli oratori, che sono altre cose di questo tipo, si troveranno a dover ottemperare a tutte queste normative che abbiamo inserito, che avete inserito – scusate, no voglio togliervi i meriti – in questa normativa?
Attenzione, perché c’è davvero questo rischio, di complicare delle situazioni che andavano via in maniera abbastanza lineare e senza dover inventare chissà che cosa.
Allora, creando queste condizioni per una cultura del sospetto non facciamo il bene di nessuno, non facciamo il bene di nessuno perché non creiamo le condizioni per vivere meglio in Lombardia e, anzi, creiamo le condizioni, attraverso questa cultura del sospetto travestita da norme urbanistiche, perché ci mettiamo nella condizione in cui facciamo un’operazione che è contraria non a qualsiasi buonsenso ma a qualsiasi senso religioso, e non utilizzo a caso questa locuzione perché il senso di ogni religione è di apertura all’altro e di attenzione nei confronti di quello che l’altro può portare di positivo. Con questa legge facciamo esattamente il contrario.

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