Moschee? No grazie. La libertà di culto nella Lombardia di Maroni.

28 gennaio 2015 di fabio pizzul

Qualche breve riflessione sulla legge per la costruzione di luoghi di culto in Lombardia approvata ieri dal Consiglio regionale. I punti, molto schematici, riprendono quanto ho detto ieri in aula a sostegno del voto contrario espresso dal PD.
Si potrebbero fare molte altre considerazioni che affiderò ad altri interventi.

– Siamo di fronte a evidenti rischi di errori e confusione. L’iter della legge è stato confuso e caratterizzato da vari emendamenti e subemendamenti della maggioranza che hanno via via radicalmente cambiato la proposta di legge, gli ultimi dei quali sono arrivati a discussione in aula già iniziata. Per evitare rischi di incostituzionalità, da noi e da molte realtà religiose fortemente sottolineati, si è arrivati a un testo che non li scioglie del tutto e rischia di creare confusione ed effetti collaterali indesiderati.
– I luoghi di culto sono considerati una minaccia o un diritto? Se li si costruisce e gestisce rispettando la legge, perché ostacolarli?
– Considerare qualsiasi attività religiosa (soprattutto islamica) come a rischio finisce per alimentare le condizioni perché molti rimangano nell’ombra e nell’irregolarità, ottenendo esattamente il contrario di quello che ci si dovrebbe augurare. La presente legge non interessa in alcun modo i tanti luoghi “clandestini” in cui si prega e ci si ritrova, semplicemente impedisce di costruirne di regolari e controllabili
– Se stanno i discorsi che ho sentito fare in aula dalla maggioranza, anche i papi che hanno fatto visita alle moschee sono passibili di essere accusati di collusione con il terrorismo o di attacco alla democrazia…
– Dal punto di vista amministrativo si introducono molte complicazioni che renderanno difficile la vita non di coloro che non vogliono sottostare alle regole, ma alle amministrazioni locali
– La nuova normativa si applica anche alle strutture religiose della chiesa cattolica: siamo proprio certi che sia logico ed opportuno arrivare a complicare le procedure per la costruzione, ad esempio, di un nuovo oratorio?
– Dietro questa legge c’è una grande manifestazione di debolezza: preferiamo nasconderci dietro a norme urbanistiche per evitare un confronto con chi è diverso dalla nostra tradizione. Solo la conoscenza e il confronto creano sicurezza. L’impressione è che non ci riteniamo capaci di rendere ragione dei nostri valori che non possono essere difesi e alimentati da telecamere di sorveglianza, obbligo di posteggi o complicazioni burocratiche.
– Penso che stiamo, anzi, state (non voglio togliervi il merito dell’approvazione della legge) sfruttando e strumentalizzando le opinioni e le paure delle persone più semplici creando le condizioni per una cultura del sospetto che non fa bene a nessuno ed è contraria a qualsiasi senso religioso; la religione è apertura all’altro, non chiusura.

La mia intervista a Repubblica del 28gen2014

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