La risposta di Milano all’attacco di Parigi

13 gennaio 2015 di fabio pizzul

IMG_1323.JPGSabato 10 gennaio ’15 in piazza Duomo si è svolta una manifestazione civile contro la strage terroristica di Parigi. Silvio Mengotto mi ha inviato un bel resoconto con varie considerazioni molto condivisibili. Ve la propongo.
Sono sue anche le foto che mi paiono descrivere molto efficacemente quanto accaduto.

Molti i manifestanti con la scritta “Jes suis Charlie” o una matita in mano, nel taschino della giacca o sul cappello. La presenza che mi ha colpito maggiormente è stata quella di un gruppo di giovani ragazze islamiche. Velo in testa, viso scoperto e un cartello in mano: “Non in mio nome”. Un’icona vivente che concentrava il succo di alcuni pensieri che trascrivo in questa lettera: sete di verità, la presenza dell’islam, la galassia dei giovani, il bisogno di unirsi nella realtà.

Sete di verità
Paragonare la strage di Parigi con quella dell’11 settembre del 2001, è una forzatura, mentre non lo è riproporre la vera domanda suscitata dalla tragica realtà del passato e riproposta nell’atrocità consumata a Parigi. Dove sei uomo? Dov’è tuo fratello? Perché hai globalizzato l’indifferenza e non la solidarietà e l’umanità? Nell’orrore la Francia e l’Europa si accorgono brutalmente che nel cammino della libertà e dell’uguaglianza, quello della fraternità è rimasta al palo, non ha respirato nella storia e nella modernità. Una ragione in più per camminare nella periferia della fraternità altrimenti la voce della risurrezione che ieri ha respirato a pieni polmoni il popolo francese a Parigi e in tante città della Francia potrebbe invertire la sua profetica direzione.

L’Islam

IMG_1324.JPGSull’Islam sappiamo poco o nulla, ma pensare che teorizzi e pratichi violenza e terrore non solo è pura follia, ma ci farebbe imboccare una strada priva di verità, sbagliata e pericolosa. Oscurerebbe una verità che vede da secoli il mondo islamico diviso internamente tra sciiti e sunniti. In questo scontro oggi si è inserita la folle presenza di satrapi del terrore in lotta tra le varie fazioni criminali (Isis, Al-Qaeda) con lo scopo di conquistare, anche geograficamente, lo spazio per esercitare un potere assoluto, satrapo, criminale e ricattatorio nel mondo. Gandhi ritorna straordinariamente attuale quando afferma che «il mezzo è il fine in costruzione». Il mezzo dei satrapi islamici è violenza e terrore ovunque. I terroristi islamici ammazzano non solo cristiani, ebrei, curdi, e altre minoranze, ma gli stessi musulmani in Africa come in Europa. A Parigi l’attentatore ha ucciso con una brutalità spietata il poliziotto maghrebino di religione musulmana.
Parafrasando Martin Luter King è più facile eliminare il terrorista, ma non il terrorismo! Il cammino della fraternità trova un ostacolo nella paura e nel terrore, ma il futuro dei nostri figli di qualsiasi religione ed etnia, esige di lottare, resistere, unirsi con intelligenza e coraggio per bloccare la paura e allargare la fraternità. L’obiettivo dei satrapi del terrore, che usano e abusano della religione contro l’umanità, non è solo quello di uccidere persone innocenti ma soprattutto di seminare e cavalcare paura e terrore.
Non bisogna dimenticare che a differenza del mondo Occidentale l’Islam non ha mai conosciuto il cammino della democrazia che, per l’Occidente, è stato nel corso della storia una conquista sofferta e sempre da difendere e consolidare. Ricordiamoci anche che negli anni ’90 la guerra in Iraq oltre ad eliminare il dittatore Saddam non ha portato la democrazia. Paradossalmente si sono aperte le porte ai terroristi di Al-Qaeda. La “primavera araba” era un germoglio, una speranza che l’Occidente ha letto con i propri parametri democratici ma inesistenti o debolissimi nella cultura e nella storia araba.

I giovani
Nei due bliz delle teste di cuoio francesi mi ha colpito l’azione di due giovani francesi. A Parigi il magazziniere Lassanna (24 anni), maliano e musulmano, davanti al pericolo ha salvato sei ostaggi, tra questi un bambino, mettendoli al sicuro nelle celle frigorifere, fornendo ai poliziotti preziose informazioni prima del bliz. In un capannone di Dammartin il giovane Lilian (26 anni) nascosto dagli scatoloni di cartone per otto ore con il telefonino, anche lui ha fornito importanti informazioni per il bliz delle teste di cuoio. «Non volevo fare l’eroe – dice il giovane – ma uscire vivo da lì». Colpisce che in entrambi gli episodi i due giovani hanno avuto un comportamento coraggioso e umano verso la propria vita e quella del prossimo in pericolo.
Le periferie non frequentate, come le “banlieu” parigine, diventano brodo di cultura dell’odio e della violenza, specie per i giovani che, non trovando futuro, possono riempire quel vuoto negativamente dalla droga al terrorismo. Quel vuoto di visione, di cultura, di speranza e di futuro è stato abilmente sfruttato dai satrapi del terrore.

Unità
Il simbolo della matita è importante! Icona che ci invita a scrivere un cammino nella periferia della nostra vita dove si è smarrita la fratellanza, dove c’è la necessità di una reciproca conoscenza e dialogo tra giovani, uomini e donne delle diverse religioni e culture.
Tra i compiti immediati c’è quello di abbattere il muro dell’indifferenza e della ghettizzazione tra le diverse comunità etniche e religiose presenti nella città e nelle periferie. E’ indispensabile intrecciare la rete della speranza, il ponte della relazione nella società civile e religiosa. Dalle periferie può nascere, deve nascere, il seme dell’unione dei popoli di tutta Europa. L’unirsi destabilizza il terrore.
Non è più il momento di stare a guardare ma di partecipare. «Per favore – dice papa Francesco – , non guardate la vita dal balcone! Mischiatevi lì, dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno».

11 gennaio ’15 Silvio Mengotto

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