La politica, il PD e la selezione della classe dirigente

15 dicembre 2014 di fabio pizzul

La politica deve essere in grado di selezionare la propria classe dirigente. La presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi ha giustamente sottolineato questa necessità nel corso di un’intervista concessa a Maria Latella su SkyTG24.
Ma che cosa significa, in concreto?

I fatti di queste settimane hanno riportato alla ribalta la questione morale che il Partito Democratico non può in alcun modo sottovalutare.
Selezionare la classe dirigente significa avere il coraggio di andare oltre. Oltre le fedeltà costruite con l’obbedienza più che con le idee. Oltre lo spazio conquistato coltivando le amicizie giuste più che ascoltando le necessità dei cittadini. Oltre la disinvoltura di chi crede che le regole valgano più per gli altri che per se stessi, magari accampando nobili motivi per farlo.
Selezionare la classe dirigente significa riaffermare che ciascuno deve fare il proprio dovere fino in fondo, secondo la logica della responsabilità che non può essere in alcun modo sacrificata alla convenienza o all’opportunità.
Selezionare la classe dirigente significa non stancarsi di entrare nel merito delle questioni, studiare, conquistare competenze sui temi da trattare senza consegnarsi nelle mani di gruppi di pressione o di interessi che preferiscono si rimanga sulla superficie delle questioni.
Selezionare la classe dirigente significa avere il coraggio di chiarire fino all’ultimo centesimo la provenienza dei fondi che si utilizzano nel partito, a qualsiasi livello, e vigilare su tutte le spese effettuate in occasione delle consultazioni elettorali e delle consultazioni interne al partito.
Selezionare la classe dirigente significa chiedere agli eletti di onorare il mandato ricevuto con la presenza, la competenza e la continua comunicazione su quanto accade ai diversi livelli istituzionali.
Selezionare la propria classe dirigente significa non indulgere a logiche di rottamazione puramente anagrafica, ma chiedere che venga fatto spazio a chi ha idee da portare e voglia di mettersi in discussione di fronte alle domande e alle necessità dei cittadini.
Selezionare la propria classe dirigente significa investire in formazione interna e aprirsi al contributo delle realtà sociali che producono cultura ed elaborano un pensiero sulla realtà di oggi: non c’è bisogno di cinghie di trasmissione, ma di capacità di ascolto, di confronto e di apertura al dialogo con chi non la pensa esattamente come noi.
Il PD avrà la forza di percorrere questa strada se avrà il coraggio di evitare qualsiasi opacità e di superare ogni remora nel rendersi trasparente e verificabile, in tutti i suoi passaggi e in tutte le sue articolazioni territoriali.

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