Legge di stabilità: alcuni aspetti da maneggiare con grande cura

24 novembre 2014 di fabio pizzul

Nelle pieghe della Legge di Stabilità compaiono alcuni provvedimenti che meritano una qualche riflessione per il loro possibile impatto a livello sociale ed economico. L’imperativo è quello di trovare i fondi per provare a dare un segnale di rilancio al Paese, ma è bene non trascurare i possibili effetti collaterali. Mi concentro su tre ipotesi che trovo particolarmente delicate, ribadendo il giudizio positivo sull’idea di fondo di questa manovra, ovvero la necessità di dare una spinta all’economia.

La prima riflessione riguarda il Fondo per la non autosufficienza. L’ipotesi di un ennesimo taglio è stata, per fortuna, scongiurata, ma la “copertura” individuata per garantire i 400 milioni del Fondo per il 2015 va a incidere sui fondi destinati alle politiche familiari il cui fondo passa da 298 a 148 milioni. Attenzione a non innescare una lotta tra “poveri”.

La seconda riguarda i Patronati, ovvero gli sportelli di sindacati e altre realtà sociali che forniscono servizi gratuiti riguardo fisco, previdenza sociale, casa e lavoro. Fino ad ora il Governo garantiva circa 430 milioni di € l’anno per l’attività dei patronati, fondi che derivavano da un prelievo obbligatorio a carico dei lavoratori. Nella Legge di Stabilità 2015 si prevede un taglio di 150 milioni legato all’abbassamento del prelievo. Anche in questo caso il reperimento di risorse rischia di impattare in modo pesante su un’attività sociale meritoria e necessaria. Mi auguro che si porrà rimedio a questo rischio. I risparmi sono possibili (anche sul fronte dei servizi erogati dai patronati che non è detto debbano essere gratuiti per tutti), ma non devono mettere in discussione un servizio per i più deboli.

Una terza considerazione ci porta nel complesso e delicato mondo delle fondazioni bancarie. L’aumento della parte tassata degli utili delle fondazione di origine bancaria dal 5% al 70% porterebbe a un incremento del prelievo fiscale molto significativo. Secondo Giuseppe Guzzetti, presidente dell’ACRI (associazione che riunisce le fondazioni), le fondazioni si troverebbero a pagare 360 milioni di € in imposte (500 se si aggiunge la retroattività per il 2014 stabilita dalla manovra) che andrebbero a sottrarsi alle erogazioni sociali che le fondazioni assicurano ai diversi territori. Ne scrive oggi anche don Gino Rigoldi sul Corriere della Sera. Un intervento che potrebbe avere dunque grossi risvolti sul privato sociale e che va maneggiato con molta cautela.
Non si può comunque negare, come sottolineava qualche settimana fa il ministro dell’economia, che “occorre inserire una riflessione sulle fondazioni bancarie” e sulla loro trasparenza. E ancora, aggiungeva Padoan: “Potrebbe prendere la forma di un atto negoziale, tra l’amministrazione pubblica e le fondazioni, che individui in modo più specifico i criteri di comportamento che le fondazioni sono tenute ad osservare”. I riflettori, in particolare, devono essere accesi su “gestione del patrimonio e governance” perchè occorrono “elementi di chiarezza sulla concentrazione dei patrimoni, l’indebitamento, l’uso dei derivati, la trasparenza”. Il ruolo sociale delle fondazioni è indubbio, ma la trasparenza nella gestione degli istituti bancari a cui fanno riferimento non può essere trascurata.

Mi auguro che su questi temi il passaggio parlamentare della Legge di Stabilità possa dare risposte chiare e convincenti.

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