P.Daverio e il museo del Duomo: un progetto per recuperare l’anima e la storia della città

15 settembre 2014 di fabio pizzul

SAMSUNGGenerare un rapporto di simpatia perenne e la voglia di tornare a visitarci.
Far crescere l’orgoglio di essere milanesi grazie a un progetto che dura da sette secoli e ha cambiato il volto e la storia della città.
Raccogliere, conservare, indagare e comunicare i tesori di una tradizione unica al mondo e poco indagata proprio nel cuore di Milano.
Sono alcuni degli obiettivi che si prefigge Philippe Daverio, presentato oggi come nuovo direttore artistico del Museo del Duomo di Milano.

Il rinnovato museo della cattedrale milanese ha l’ambizione di diventare un punto di incontro per raccontare la funzione che nella storia della città ha avuto il Duomo, vero punto di riferimento e di innovazione culturale per una città che, nella storia della cristianità e dell’Europa, è davvero unica ed è stato il vero punto di intreccio tra nord e sud e tra est e ovest.
Un programma impegnativo, che riecheggia la necessità di recuperare la vocazione di Milano, tema caro al cardinal Scola che non si stanca di chiedere la nascita di un nuovo umanesimo ambrosiano.
Il nuovo allestimento del Museo del Duomo, nell’ala orientale di Palazzo Reale, colpisce per la cura scenografica e la suggestione, ma fatica a raccontare l’operosità della Fabbrica del Duomo e non favorisce la comprensione, anche a causa del buio insistente, dello scarso accompagnamento da parte delle didascalie e del percorso troppo ancorato a una rigida scansione cronologica. Il museo, insomma, non è ancora diventato capace di dare risposte a quelle che Daverio ha ricordato essere le funzioni fondamentali di ogni museo (raccogliere, conservare, ricercare e comunicare).
La scommessa è impegnativa e non scontata: costruire, nel cuore di Milano, un punto di incontro per chi vuole scoprire la storia e costruire il futuro della città.
Lo si farà anche con spazi per mostre temporanee, collegate con lo spazio in via di recupero dell’adiacente chiesa di San Gottardo al palazzo (pronto in tempo per Expo). Si inizierà a fine ottobre con l’arrivo di una veduta del Canaletto per una proposta, sono parole di Daverio, “di cura omeopatica della cultura”, una proposta non impegnativa che ha l’ambizione di invogliare il visitatore a tornare nel museo per intessere un dialogo con la storia e l’identità della città.
L’arrivo del nuovo direttore artistico potrebbe dare un nuovo impulso a un progetto importante, come il museo del Duomo che, come leggo in un intervento di M. Cristina Vannini, Trustee di European Museum Forum, “risulta estraneo alla vita che brulica al suo esterno, sul sagrato e all’interno del Duomo” e dovrebbe avere l’obiettivo di “restituire il senso di più di settecento anni di attività e di storia”.
Buon lavoro, allora, al neo direttore del museo e… un invito alla visita, pardon, al dialogo con il Museo del Duomo per chi non l’avesse ancora conosciuto nel suo nuovo allestimento che, al di là dei possibili correttivi, colpisce per suggestione e scenografia.

Un commento su “P.Daverio e il museo del Duomo: un progetto per recuperare l’anima e la storia della città

  1. cristina

    Grazie Fabio di avermi citato. Sono d’accordo con tutto quanto scrivi ma ci tengo a ricordare che un direttore, anzi una direttrice, e brava, il museo ce l’ha già ma non mi sembra che le sia stata data la possibilità di fare quello che ora delegano a Daverio. Non voglio metterla sul piano della parità di genere (se il direttore fosse stato uomo, avrebbe permesso di essere messo da parte da un “direttore artistico”?), né sminuire il portato mediatico e professionale di Daverio e del gruppo di lavoro che si porterà appresso, ma è triste vedere ancora una volta che una donna brava e competente, con idee e capacità, venga sminuita nella sua professionalità e nel suo ruolo.

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