Il voto europeo, tra flop dei sondaggi ed emozioni politiche

27 maggio 2014 di fabio pizzul

Che cosa è successo davvero nell’ultima settimana prima del voto?
I sondaggi (quelli che non si potevano pubblicare) davano un Grillo in grande recupero con un Pd fermo, se non in lieve calo. La prospettiva pareva essere quella di una vittoria risicata, addirittura di un pareggio o di un sorpasso. In questi termini si erano espressi molti commentatori (i sondaggi loro li vedevano) e gli stessi protagonisti mediatici della campagna elettorale hanno agito di conseguenza.
Poi… Gli ultimi giorni con piccoli cambiamenti che, a quanto pare, hanno fatto la differenza.

I giornali e le TV hanno cominciato a parlare di corsa a tre. Questo ha notevolmente polarizzato l’attenzione sui leader protagonisti della disfida. Nell’ultima settimana abbiamo visto strategie diverse. Berlusconi e Grillo hanno incrociato le lame della polemica e dell’insulto, pensando così di catturare attenzione e voti. Renzi ha provato a lasciarli perdere, senza rispondere (o quasi) e si è concentrato su un altro registro, all’insegna del “derby tra rabbia e speranza”.
Non si è quasi parlato di contenuti, si è puntato moltissimo sulle emozioni e sulla possibilità di ottenere con queste una scelta anche da parte di chi aveva il dubbio se votare o no.
Berlusconi ha provocato un sentimento che definirei di disperata difesa di ciò che è stato.
Grillo ha esagerato (ed è stato monotono) nel chiedere un cambiamento violento e totale (“o noi o loro”) inducendo in molti un sentimento di paura.
Renzi ha provato a rassicurare e a promuovere un sentimento di positiva voglia di guardare avanti, senza deligittimare o insultare nessuno.
A conti fatti, ha vinto la paura, o meglio, la paura di vedere un Grillo fuori controllo con il suo furore distruttivo ha spinto molti a scegliere la proposta meno aggressiva e più costruttiva. Il PD si è trovato così scelto da molti elettori più del previsto proprio negli ultimi giorni, con buona pace (e disperazione) dei sondaggisti il più ottimista dei quali aveva azzardato un 35%.
Un voto volatile, dunque, non certo consolidato, ma non per questo meno importante e promettente. Anche perché nel lanciare segnali gli elettori non sbagliano e sono molto chiari.
Ora il premier Renzi e il PD hanno un patrimonio di consenso da non tradire e da utilizzare per lavorare sodo al cambiamento dell’Italia. Ogni timidezza o attendismo sarebbero disastrosi.
La prospettiva di vita del governo dopo domenica si è molto allungata; il fattore tempo rimane comunque decisivo ed è uno dei marchi di fabbrica di Matteo Renzi. Bisogna continuare a lavorare alle riforme, magari con un timing meno azzardato, ma bisogna continuare.
Fine dello sproloquio con una promessa: in queste pagine continuerò a parlare di Europa, perché è lì che queste elezioni ci hanno portato ed è è da lì che abbiamo bisogno di avere risposte e stimoli decisivi per il nostro futuro.

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