Ora viene il difficile (ma anche il bello!)

26 maggio 2014 di fabio pizzul

Per il Pd di Matteo Renzi dalle Europee arriva un risultato oltre ogni attesa. Nessun sondaggio aveva neppure lontanamente previsto l’ipotesi che potesse superare il 40%. Fantascienza pura solo fino a poche ore fa.
Il sorpasso evocato da Grillo diventa per lui una bruciante sconfitta. Forza Italia boccheggia, NCD e Sinistra per Tsipras tirano un sospiro di sollievo per il quorum raggiunto, la Lega esulta per il buon risultato (ma ciascuno si dà gli obiettivi che può).
Come leggere il clamoroso risultato del PD?

Anzitutto, occorre dirlo senza reticenze, con grande soddisfazione. E con grande gratitudine per tutti coloro che, in una velenosissima campagna elettorale, hanno dedicato tempo ed energie per un cammino non facile.
Non mi piace definire questo risultato come una vittoria, ma piuttosto come una grande responsabilità da gestire.
Matteo Renzi si è caricato sulle spalle partito e Paese e questo è stato apprezzato dagli elettori con un’apertura di credito senza precedenti. Ora viene il difficile, perché non bisogna tradire la fiducia ottenuta.
Renzi ha avuto il merito di accorgersi che la campagna elettorale stava scivolando in zone pericolose, all’insegna dell’insulto personale e di una violenza verbale che non serviva a nessuno. Negli ultimi 10 giorni ha scelto di cambiare registro e di parlare di cose concrete e di Europa, lasciando a Grillo e Berlusconi l’arena delle reciproche, pesanti delegittimazioni. Una scelta che ha pagato e che è stata apprezzata dagli italiani, soprattutto da quel 15%/20% di indecisi che la violenza verbale di Grillo ha stufato o spaventato.
Con l’azzardo della sostituzione di Letta, Renzi aveva scommesso sulla possibilità di rilanciare l’azione del governo e di risollevare le quotazioni del PD in vista delle elezioni Europee. Questa consultazioni erano un passaggio importante per poter continuare nel cammino intrapreso. C’era chi vaticinava per Renzi una fine ingloriosa e precoce (come premier, naturalmente), ma gli elettori hanno dato un messaggio di tutt’altro genere.
L’obiettivo non può essere però solo quello di fare bene alle elezioni: c’è da cambiare il Paese e l’Europa e il PD è nato solo per questo.
Il difficile viene adesso.
Il PD ha l’enorme responsabilità di non tradire le attese dei tanti elettori che lo hanno scelto. Il risultato di queste elezioni non è un tesoro da sotterrare o mettere in cassaforte, è un patrimonio da investire in riforme e cambiamento per rendere sempre più credibile l’Italia in Europa.
I cittadini sanno bene di aver votato per le elezioni europee. Il consenso ottenuto deve essere speso per far sì che le cose in Europa possano cambiare. L’Europa si aspetta molto dall’Italia e il PD, con il 40% dei consensi (di coloro che hanno votato, è sempre bene precisarlo) ha l’enorme responsabilità di riportare l’Italia al centro delle politiche europee. Per troppo tempo l’Italia a Bruxelles è stata sul banco degli imputati; ora c’è la possibilità di tornare a giocare un ruolo da protagonisti, anche all’interno del PSE, visto che il peso del PD sarà determinante.
In attesa dei risultati delle amministrative, è giusto esprimere soddisfazione, ma è importante non perdere neppure un minuto di lavoro a livello di governo: il cammino del cambiamento è appena iniziato e il segnale arrivato dal voto europeo rende più pesante il carico di responsabilità. Guai a fermarsi o a segnare il passo, la fiducia degli italiani è merce preziosa, tradirla sarebbe imperdonabile.

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