Caro Maroni, aspettiamo un segnale chiaro!

15 maggio 2014 di fabio pizzul

Giorni confusi in Lombardia.

Le inchieste della Procura della Repubblica hanno raggiunto due delle partite più delicate per l’amministrazione regionale: la sanità e l’Expo.

I riflettori dei media sono stati inevitabilmente puntati proprio su questa seconda vicenda, anche perché Milano, la Lombardia e l’Italia hanno addosso gli occhi del mondo.

Su Expo è opportuno che le istituzioni facciano quadrato. Ed è proprio questo il messaggio che il Presidente del Consiglio Renzi ha voluto lanciare con la sua visita lampo di martedì scorso a Milano.

Comune, Regione e Governo non possono più permettersi distrazioni o recriminazioni reciproche: i tempi per portare a termine la preparazione di Expo sono ormai strettissimi e qualsiasi intoppo potrebbe essere fatale.

Ciascuno, dicevo, deve fare la sua parte.

Renzi ha deciso di giocare la partita in prima persona per mettere in campo tutte le garanzie di cui il Governo è capace, anche attraverso la nomina di Catone a responsabile dell’Autority anticorruzione che si dedicherà ad Expo senza risparmi.

Pisapia sta concentrando sull’Expo tutte le energie della città di Milano, cambiandole il volto e attivando le tante risorse di cui è capace.

Maroni sembra invece alzare le spalle, quasi a dire che la Lombardia non abbia nulla da rimproverarsi e che le responsabilità di eventuali opacità siano da ricercarsi altrove.

Qualcosa non torna. E qui non si può non aprire il capitolo sanità.

Per essere credibile nel suo impegno per Expo, Maroni deve dimostrare la capacità di lasciarsi alle spalle qualsiasi dubbio riguardo la gestione della sanità lombarda. Quello che emerge dalle indagini della Procura è un sistema di relazioni e affari che mettono in discussione la trasparenza e la correttezza dell’intero sistema. Maroni ha il diritto di rivendicare la propria estraneità, ma ha il dovere di garantire che il sistema sanitario lombardo e gli appalti ad esso collegati siano al di sopra di ogni sospetto. Per questo ci vuole una netta cesura con un passato caratterizzato da troppe ombre.

In questo senso, Maroni appare troppo tiepido e timoroso. Le affermazioni generiche non bastano, servono gesti concreti e precisi nel campo della gestione della sanità.

In caso contrario quale credibilità potrà avere la Lombardia nella gestione della  vicenda Expo?

Già sull’affare Rognoni (l’ex direttore di Infrastrutture Lombarde ora agli arresti) come centro sinistra avevamo chiesto a Maroni chiari segnali di discontinuità. Il presidente si era limitato a dire che occorreva fidarsi di lui, perché era stato un Ministro degli Interni apprezzato da tutti.

Gli onori passati non bastano più, soprattutto di fronte ai nuovi sospetti che attraversano il sistema lombardo. Servono segni e gesti concreti per dimostrare che la regione non ha niente a che vedere con le ipotesi di corruzione.

Visto che nulla ancora si muove, penso che non potremo tacere.

Nelle prossime ore decideremo quali iniziative istituzionali intraprendere per indurre Maroni a fornire le garanzie necessarie a recuperare la credibilità della Lombardia. E, se Maroni non sarà in grado di assicurarle, dovremo concludere che il problema è proprio lui, incapace di garantire l’onorabilità e la correttezza delle istituzioni lombarde.

Un presidente che traccheggia e obbedisce a logiche diverse rispetto alla necessità di anteporre legalità e trasparenza rispetto a qualsiasi altro interesse non serve a nessuno e non rappresenta certo una garanzia per la buona riuscita di Expo.

Maroni ci dimostri la sua buona volontà. E lo faccia subito. O utilizzeremo tutti gli strumenti istituzionali a nostra disposizione.

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