La Regione bocciata sulla Dote Scuola

5 aprile 2014 di fabio pizzul

Corsera su Dote scuolaIl TAR dà torto alla Regione: le scelte fatto sulla Dote Scuola sono discriminanti e penalizzano gli studenti delle scuole statali. I dati da noi forniti dopo la pubblicazione del bando parlavano chiaro riguardo le evidenti discriminazioni operate dalla Giunta: in nome della libertà di scenta, che nessuno mette in discussione, si messe in campo scelte arbitrarie che vanno, tra l’altro, a penalizzare le famiglie più povere.
Il tribunale amministrativo si è pronunciato su un ricorso presentato da alcune famiglie contro i criteri di assegnazione della Dote scuola. La sentenza annulla le delibere di Giunta relative alla componente “sostegno al reddito” in nome della disparità di trattamento tra studenti frequentanti scuole statali e scuole paritarie. La magistratura amministrativa ritiene ingiustificato il diverso trattamento tra gli uni e gli altri. Una criticità che è stata più volte sottolineata dalle minoranze in Consiglio e che ora viene certificata da una sentenza. Il dispositivo, a quanto si apprende dalla stampa, non mette in discussione la possibilità di offrire un sostegno alle famiglie, ma sottolinea la necessità di un equilibrio di trattamento. Vedremo, ora, come si comporterà una Giunta che, fin qui, è sempre stata sorda alle nostre sollecitazioni.
Speriamo che ora si possa aprire un dibattito serio e sereno sui fondi per il diritto allo studio e che la Giunta possa rivedere fin da subito i criteri adottati.

Qui ampi stralci dell’articolo di Federica Cavadini e Gianni Santucci sul Corriere della Sera di oggi.

Scuola, aiuti alle private. Il Tar boccia la Regione
Il caso? Sotto accusa i finanziamenti per l’acquisto di materiale didattico. I giudici amministrativi: «Una diversità di trattamento ingiustificato».Il contributo agli studenti è «discriminante» e svantaggioso nei confronti di chi frequenta istituti pubblici
A parità di reddito, e parliamo di redditi bassi, di famiglie in difficoltà economiche, gli studenti delle scuole pubbliche sono «discriminati» rispetto a quelli delle private. Lo stabilisce una sentenza del Tribunale amministrativo regionale, che scardina il sistema di aiuti economici distribuiti dalla Regione. La sproporzione è evidente: per l’acquisto di libri e materiale scolastico, la famiglia di un allievo iscritto alla scuola pubblica può sperare di ottenere un sostegno variabile tra i 60 e i 290 euro. A parità di reddito, se il ragazzo frequenta invece un istituto paritario, il sostegno della Regione parte da un minimo di 400 euro e può arrivare fino a 950. Secondo i giudici amministrativi si tratta di «una diversità di trattamento ingiustificata», frutto di una scelta «illogica». La conseguenza (annullamento dei decreti e delle delibere della giunta nelle parti in cui fissano quelle regole) colpisce uno dei cardini del «sistema istruzione» impostato al Pirellone nell’epoca formigoniana. (…)
I giudici riconoscono piena legittimità all’impostazione di base data dalla Regione (in base ai principi della «pluralità dell’offerta formativa» e della garanzia di «pari opportunità di accesso» ai diversi percorsi scolastici offerti dalle scuole pubbliche o paritarie). Per questo il ricorso è stato accolto solo in una parte e respinto per il resto. È così prevedibile che la contesa legale viva un secondo tempo al Consiglio di Stato, con due impugnazioni, sia da parte delle due famiglie, sia da parte della Regione. (…)
Gli studenti che frequentano una scuola privata, se in condizioni economiche disagiate, hanno diritto al «buono scuola» (tra 450 e 900 euro) per il pagamento della retta. Ma possono ottenere un altro sussidio, per comprare libri e altro materiale: è l’esatto corrispettivo dell’aiuto previsto per gli istituti pubblici. La somma però è diversa: da 400, a un massimo di 950 euro. Dato che il sostegno è identico nella funzione (acquisto libri), i giudici ritengono che le «diversità di trattamento» tra scuole pubbliche e private «non trovano giustificazione». La bocciatura I giudici Leo/Di Mario/Fontanaro arrivano a una censura senza mezzi termini delle regole della Regione: «L’amministrazione ha previsto, senza alcuna giustificazione ragionevole e con palese disparità di trattamento, delle erogazioni economiche diverse e più favorevoli per coloro che frequentano una scuola paritaria… pur a fronte della medesima necessità e della medesima situazione di bisogno economico».

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