Dote Unica Lavoro: a che punto siamo?

20 marzo 2014 di fabio pizzul

Dote Unica Lavoro (DUL), dallo scorso mese di ottobre è il provvedimento unitario che Regione Lombardia propone per i lavoratori che hanno perso il lavoro e devono ricollocarsi.
Il provvedimento ha una durata di 6 mesi e può quindi essere utilizzato fino a fine aprile, per una dotazione complessiva di 53 milioni di euro, in massima parte provenienti da fondi europei.

Al momento, la situazione è la seguente:
42 milioni sono stati prenotati (ovvero richiesti da enti che hanno iniziato o stanno iniziando un percorso con un lavoratore da ricollocare).
Le doti fin qui erogate sono state 21894.
Questi i risultati ottenuti:
2590 contratti con durata maggiore di 6 mesi
1696 contratto con durata inferiore a 6 mesi
1393 tirocini
Ricordo che gli enti ricevono il corrispettivo della dote solo a collocazione avvenuta.

Difficile commentare questi dati, salta però all’occhio la differenza tra i risultati ottenuti e i percorsi intrapresi.
E’ presto per stilare un bilancio, ma mi sembrava interessante proporvi i dati parziali di un provvedimento su cui la Giunta ha puntato molto, anche per spendere correttamente fondi europei che devono essere assolutamente utilizzati entro fine 2015.

La delibera istitutiva di Dote Unica Lavoro

2 commenti su “Dote Unica Lavoro: a che punto siamo?

  1. Chiara

    Ciao Fabio,
    grazie per questi dati.
    Francamente, per come ho vissuto direttamente la questione delle doti in altre occasioni e da come conosco il mercato del lavoro e le modalità di ricollocazione, i fattori che hanno portato a questi dati sono diversi e toccano tutti gli attori in causa.
    Da una parte la professionalità degli enti e degli operatori che vi lavorano, la loro motivazione a dare il massimo dell’impegno anche se il ritorno economico è sicuramente inferiore rispetto ai “clienti” privati; dall’altra le persone stesse che vi partecipano, alla ricerca di una nuova occupazione: purtroppo in questi percorsi conta molto la motivazione personale, il desiderio vero e profondo di cercare lavoro, l’avere un obiettivo chiaro e, ultimo ma assolutamente non meno importante, avere delle competenze, che non si limitano solo alle competenze professionali, ma anche quelle trasversali che possano aiutare a presentarsi al meglio ad un potenziale datore di lavoro. Ho incontrato e incontro persone che non lavorano da tanto tempo, e a volte il motivo è da ritrovare nel modo di porsi, di affrontare il colloquio e il nuovo ambiente di lavoro, più che nelle competenze. Purtroppo non bisogna cadere nell’automatismo di pensare che ogni disoccupato è vittima del sistema/del mercato/delle aziende. A volte è “vittima” anche di sè stesso.
    Mi spiace di essere così cruda nella mia visione, ma ho visto anche questo.

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  2. Carlo

    Chiara, ma va a farti un bagno ( non dico altro per non dire parolacce)… Non è che è la tua visione, è una cosa ideologica del mercato che3 deve decidere tutto..Che cosa vuol dire “il modo di porsi ” ? Bisogna dire questo alle aziende ” si, c’è questo ragazzo disoccupato da 4-5 anni, lo prendi ? Si ? Bene , avrai degli incentivi . Non lo prendi perché “non vuoi rischiare” ( non si sa perché , come se fosse che uno non lavora per anni per colpa sua) ? Allora vai a farti fottere…Al bando i liberisti , andatevene a fare in c…

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